Archivio | novembre, 2013

Il paese dello stivale

30 Nov

Ah, nevica!

Mentre io sono ancora in pigiama ad oziare tra letto, cibo e divano il mio pensiero va a te, femmina italiana, che stamattina sei uscita per comprare la tua copia di Grazia tirando fuori il tuo piumino, i guanti e il berretto abbinati e i tuoi amatissimi, morbidissimi, comodissimi e caldissimi PIEDI DI PELO.

Quale giornata migliore per sfoggiarli?

Il mio pensiero va a te perché tra qualche ora, o forse domattina, quando andrai vicino al termosifone dove li hai messi ad asciugare scoprirai che si sono macchiati irrimediabilmente; perché, tesoro, i piedi di pelo sono scamosciati e lo scamosciato odia il bagnato ergo anche la neve. Ti auguro che siano piedi di pelo made in Bangladesh e non UGG, che se no quei 100 euro di scamosciato umiliato turberanno le tue fredde notti di inverno.

Che poi quanto sono brutti questi maledetti piedi di pelo? Forse solo le Crocs riescono a batterli. E poi non stanno bene a nessuna. Non importa se sei alta, bassa, magra o cinghialotta, non importa di che colore li compri: loro ti fanno perdere circa 24 punti femminilità per gamba. Sono l’alter ego dei pinocchietto per l’uomo, che anche James Franco perderebbe 87 punti mascolinità se li indossasse.

Eh si ,puoi anche venirmi a dire che sono comodi: anche le mie ciabatte da ottantenne in convalescenza a Villa Claudia sono comode, ma esteticamente fanno cagare.

Ma niente, noi in Italia abbiamo la fissa dello stivale, sarà una questione di conformazione geografica.

Io poi ho una teoria sull’utilizzo dello stivale: lo stivale si sfoggia considerando le regole dell’accensione del riscaldamento nei condomini, da ottobre ad aprile. Per noi che abitiamo ai piedi delle montagne concedo una proroga fino a maggio, poi basta.

Quanto odio quelle che a luglio, con 33 gradi alle 8 del mattino se ne escono con lo stivale, tutto chiuso. Impavide nel loro vestitino a fiori che affrontano la giornata con un paio di maxi occhiali da sole, il sorriso sul volto abbronzato e la morte nei piedi. Perché a meno che tu non sia il vitello dai piedi di cobalto e le temperature a te ti facciano una pippa, alla sera quando tornerai a casa e ti toglierai i tuoi adorati stivaletti i tuoi piedi sapranno di muffa al retrogusto di marcio, e in questo caso il mio pensiero va al tuo povero compagno in infradito che scapperà sul balcone con la scusa che gli ambienti chiusi a luglio lo chiudono.

Io i miei piedi non li amo tanto, quelli degli altri poi quasi li odio, però d’estate, almeno d’estate, liberiamoli (mi raccomando prima di inaugurare la stagione della scarpa aperta però una sistemata alle unghie datela; i piedi con le unghie di Gollum sono una forma di violenza).

Voglio concludere il post con un momento amarcord:

Ho sempre sognato di ritrovarmi in una giornata di neve circondata da centinaia di persone tutte con i Moonboot, di tutti i colori Perché quando c’è la neve i Moonboot sono un’istituzione.

Il mio sogno è diventato realtà a Roma nel febbraio 2012.

Un’intera città imballata dalla neve che non vedeva dal 1987, un’intera città che ha riesumato dalle cantine l’abbigliamento neve ritirato nel 1987. Un intero vagone della metro pieno di gente di tutte le età con i piedi protetti dai Moonboot, di tutte le fogge, di tutti i colori. Ed io e mio fratello, due torinesi abituati alla neve, siamo stati catapultati per 7 fermate di metro nel favoloso 1987: che meraviglia!

W i Moonboot buuuuuu per i Piedi di Pelo.

I preliminari al gusto pieno della vita

27 Nov

Quante volte ci siamo trovati incastrati nel discorso “Quali sono i piaceri della vita?”.

Un susseguirsi di cose tra cui spadroneggiano: il sesso, il vino, il buon cibo, viaggiare, lo shopping, bla bla bla.

Io nella mia semplicità di ragazza di provincia ho sempre sostenuto che quelle sì sono cose meravigliose, ma che vengono in un secondo momento. Prima ci sono i piaceri della vita base.

Non venite a dirmi che un bicchiere di Chianti vi risolve la vita quando state camminando da circa due ore alla ricerca di un bagno perché la vostra vescica proprio non ce la fa più a trattenere la pipì. Ancora dieci passi e non riuscirai più a camminare dal male. Poi finalmente il bagno ti appare, entri e in quei 30 secondi di infinita pipì i tuoi pianeti sono tutti allineati per il verso giusto, raggiungi il Nirvana, improvvisamente il mondo è un posto bellissimo, anche se fuori piove e ci sono 2 gradi con l’umidità al 90%, e tu hai le scarpe sbagliate.

Oppure dormire. Perché è così sottovalutata la bellezza del dormire? Restare a casa il venerdì o il sabato sera per dormire. Più ti avvicini ai 30 più ti accorgi che nella tua settimana ci possono stare al massimo due serate dove dormi meno di 7 ore, dopo di chè ti trasformi in Ursula della Sirenetta. Nessuno ti può parlare, nessuno ti può invitare e dio mio levate se per sbaglio mi tocchi.

E quando sei malato, quando hai la febbre, mica pensi a quanto sarebbe bello trovarti un dottore sexy con cui fare robe sconce tra uno stetoscopio e un termometro? Niente in quel caso può battere tua madre. Neanche l’amore della tua vita, per quanto ci metta premura, può essere paragonato alla mamma se hai 39.5 di febbre.

Nel mio caso poi nulla può battere mia madre che arriva a casa mia, mi prepara latte e Nesquick, mi obbliga a mettermi i calzini e poi mi rimbocca le coperte.

Per non parlare di una lattina di Coca Cola quando sei in pieno hangover, o la sensazione di leggerezza dopo quel rutto agognato per 40 minuti dopo quella cena in cui hai mangiato per te e per tutta l’Africa intera.

Questi sono alcuni dei piaceri base, quelle cose che quando succedono ti fanno dire “Oddio, menomale” e ti rilassano il volto.

Quando i bisogni base sono sistemati allora sì che posso pensare al resto, sì che posso gustarmi il gusto pieno della vita anche senza una bottiglia di Averna al mio fianco.

Sì che posso fare l’elenco:

urlare “Il mare!!!!” la prima volta dell’anno che faccio la Torino – Savona e dopo quella precisa curva tutto d’un tratto appare il mare;

il vitello tonnato;

andare dal panettiere, trovare il pane caldo e mangiarmi una rosetta per strada;

ballare da sola Tainted Love;

l’odore dell’erba appena tagliata;

l’odore del bucato;

il sesso fatto bene;

prendere l’aereo da sola;

trovare 10 euro nella tasca del cappotto dell’anno scorso;

lo sguardo della mia migliore amica quando dico una stronzata;

i secondi appuntamenti (che nei primi c’è sempre troppa ansia);

l’odore delle caldarroste;

i concerti dei blur;

il momento in cui al cinema le luci si spengono e il film inizia;

la polenta fatta da mia mamma;

i regali inaspettati;

essere presa in braccio e fatta girare;

innamorarsi.

chi di spoiler ferisce di spoiler perisce

25 Nov

Avevo circa 5 anni. Durante un litigio furibondo mio fratello si bloccò, mi guardò dritto negli occhi e urlò:

“GESU’ BAMBINO NON ESISTE”

D’istinto mi girai verso mio padre spalancando degli occhioni lucidi degni del volantino più triste dell’Unicef e chiesi: “Papà è vero?”

Ricordo benissimo lo sguardo di mio padre, lo sguardo di chi ha capito che la fine è vicina, il dado è tratto, la tragedia è iniziata, la piccola entro 3 – 2 – 1 piangerà.

“Sì Valina, Gesù bambino è un’invenzione. Ma tu non devi dirlo a nessuno”.

Tragedia.

Questo è stato il mio primo incontro con l’effetto spoiler e da li è iniziato l’odio verso chiunque mi rivelasse il finale di qualcosa.

Oggi, per esempio, sono stata smaronata su qualunque social network con la morte di Brian dei Griffin. Ci mancava solo la telefonata di mia madre che mi avvisava di averlo letto sul televideo.

Io ho i miei tempi per quanto riguarda le serie tv, anche per quanto riguarda le serie a cartoni animati. E i tempi sono importanti, sono cose da rispettare, che poi uno ci resta male e molla le serie e punta tutto solo su Beautiful.

E un conto è andare a dire che in Psyco la protagonista femminile muore dopo 30 minuti  per mano di Norman Bates, un altro è svelare tutta la storia malata che c’è dietro.

Diamine, io non te lo vengo a dire con chi si sposerà Rossella O’Hara, o chi è il colpevole nei Soliti Sospetti. Ne ti dico se Jess di New Girl si farà mai o no  Nick

Ci va del rispetto. Io voglio essere libera di piangere le morti dei personaggi inventati sul divano, e usare tutto questo come pretesto per attaccarmi alla Nutella.

E siccome oggi mi sono girate le palle mi levo uno spoiler bomba di quelli che tengo dentro da anni.

SILENTE MUORE.

Tiè

Mica puoi andare da uno a dirgli “Dai, hai appena iniziato Lost? Sai sei stagioni e poi alla fine sono tutti morti”. Ma fottiti stronzo.

 

 

Carnival multitasking haircut

21 Nov

Un mese fa circa mi sono tagliata i capelli. Niente menate del tipo “ho bisogno di cambiamento” “voglio dare una svolta” bla bla bla.

Io volevo solo tornare alla mia amata frangia corta. Dopo un anno di capelli corti, un anno costellato di “Maledetta me, capelli ve prego allungatevi subito” avevo raggiunto la quantità di capelli lunghi a sufficienza per ritornare al mio taglio preferito.

Quindi telefono, prenoto, vado dalla pettinatrice ed esco contenta. Sì la lunghezza del pelo in realtà era più corta di quanto desiderassi, ma avevo la mia frangetta corta, ed ero felice e sembravo un fiore. Anzi, sembravo lei:

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Nei tre giorni a venire sono riuscita a piazzarmi: una festa di compleanno con dj set in un posto pieno di gente, un evento in famiglia e un primo appuntamento. Tutte e tre le prove sono state superate, almeno per quanto riguarda l’aspetto capelli.

Poi mi sono lavata i capelli. Ecco. Io non li ho i ne ricci, ne mossi, ne crespi: ho dei capelli di merda. E poi sono tanti, tantissimi, senza fine. Alla fine della piega ho scoperto che Katy Perry era tornata a sparare fuochi d’artificio e panna dalle tette in qualche luogo a me sconosciuto, mentre io avevo preso le sembianze di un’altra icona, lei:

Image(eccomi in versione esco di casa)

Image(eccomi appena sveglia)

Questa metamorfosi mi ha subito illuminato su un aspetto importantissimo del mio nuovo taglio di capelli: il MULTITASKING!

Sì quest’anno a Carnevale (che resta sempre tra le mie feste preferite) ho una serie di travestimenti già belle che pronta.

Oltre a Mafalda, ipotesi da scartare visto che mi vesto da lei già tutti i giorni, posso diventare un sacco di altri personaggi a seconda della festa a cui sarò invitata.

FESTA IN CUI POTREI VOLER BACCAGLIARE (richiesto investimento economico per pagare piega dal parrucchiere):

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amelie

cleopatra

FESTA IN CUI NON DEVO BACCAGLIARE AD ALTO CONTENUTO DI DONNE E UOMINI FIDANZATI (low budget):

MIA MADRE (di cui non metto la foto per privacy)

monster and co

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FESTA GAY FRIENDLY/NERD/VOLEVO SOLO UNA SCUSA PER FARMI FINALMENTE BIONDA:

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Da qua a febbraio chissà quanti altri me ne verranno in mente.

Anche se il mio grande sogno resto solo uno, travestirmi da lei:

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Betta ❤

Pecola Awards

15 Nov

Domenica scorsa ci sono stati gli MTV Europe Awards, che ovviamente io ho guardato. Conoscevo solo la metà degli artisti, e vedere che Justin Timberlake è considerato meno stiloso di uno dei One Direction è stato come vedere 6 volte di fila “Se mi lasci ti cancello” nel mese in cui ti hanno scaricata, ma gli Awards di MTV sono sempre un appuntamento importante nella mia agenda da shampista.

Visto che questo è il mio blog mi prendo la libertà di decidere e assegnare i miei premi a quegli artisti che proprio non mi piacciono, i Valina Choice Awards o, ancor meglio, i Pecola Awards.

Sì perché tutti i premiati sono gruppi che mi fanno venire la pecola, che mi ammazzano l’attitudine alla vita, che proprio io non vi sopporto, o non sopporto la vostra voce, o la vostra vista.

C’è tutto un insieme di gruppi e artisti che non prendo in considerazione (le fregnette, i neo melodici, i depressi etc etc etc), perché sarebbe troppo facile, sarebbe troppo unanime.

Io voglio dedicare le mie attenzione a quei gruppi che solitamente piacciono a tutti, tranne a me.

Quei gruppi che quando dico “No dai che palle” “No dai esistono ancora” “No dai perché lo fai, disperata ragazza mia?” vengo guardata in cagnesco.

Ecco i vincitori della prima edizione che raccoglie 29 anni di vita:

BEST MENOMALE CHE VI SIETE SCIOLTI, SE CI PENSO SONO CONTENTA ANCORA ADESSO: REM

BEST PERCHE’ NON SEGUITE L’ESEMPIO DEI REM?: U2

BEST VI HO DATO TEMPO MA IL VOSTRO DISCO PROPRIO NON MI PIACE: THE KNIFE

BEST SPOSARE UN’ATTRICE NON FA MALE, FA MALISSIMO: COLDPLAY

BEST LA MATERNITA’ NON TI HA ISPIRATA: ALICIA KEYS

BEST COME TE NESSUNO MAI…..MI HA IRRITATO PIU’ DI TE: MICHAEL BUBLE’

BEST UFF…UFF…UFF..: STING

BEST SIETE BONI, PERO’ PER ME E’ NO: 30 SECONDS TO MARS

BEST MI AVETE PROPRIO STRACCIATO LE PALLE: MUSE

BEST NON VI HO MAI CAPITO: THE GENESIS

BEST NON TI HO MAI CAPITO QUANDO ERI IN UNA BAND, DOPO PROPRIO E’ UN BUCO NERO: PETER GABRIEL

BEST AMMAZZA CHE PALLE: NICK CAVE

BEST CI ERAVAMO TANTO AMATE: BJORK

BEST JE T’AIME MOI NON PLUS: ARCADE FIRE

BEST TI VORREI MENARE: GIULIANO SANGIORGI E POI DOPO TUTTI I NEGRAMARO E POI DI NUOVO GIULIANO SANGIORGI DA SOLO

BEST MIO NONNO TI ODIAVA PARECCHIO E IO POTREI VOLERLO VENDICARE: ALBANO

BEST NEW ENTRY NELLA CATEGORIA PER ME E’ NO: MUMFORD AND SONS

BEST HO UN PO’ VOGLIA DI RINNEGARE IL MIO PASSATO E I TUOI DISCHI IN MIO POSSESSO: ELISA

BEST MAGNA CHE TE PASSA: MARIAH CAREY

BEST A ME PIACI PERO’ ORA HAI UN PO’ ROTTO IL CAZZO: PHARREL WILLIAMS

BEST ODIO ODIO ODIO: MARIO BIONDI

BEST LA REUNION NON VALE: DIRE STRAITS

PREMI SPECIALI ALLA CARRIERA:

BEST ITALIAN PECOLA: FRANCESCO GUCCINI

BEST INTERNATIONAL PECOLA: BOB DYLAN

PREMIO SPECIALE ANTI POLITICALLY CORRECT:

STEVIE WONDER.

 

PREMIO SPECIALE FORSE NEL 2013 MI AVETE INCURIOSITO:

PEARL JAM

Ospiti della serata (per risollevarci tutti l’umore):

Fiona Apple, David Bowie, Blur, PJ Harvey, Beck, M.I.A. e La Sera.

le perle del lunedì nr 4

11 Nov

IERI SERA

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QUESTA MATTINA:

V: “Pronto Mamma, come stai?”

M:”Ciao bene. Hai bisogno?”

V:” Sì scusa lo so che è presto, sono in macchina che sto andando in ufficio. Senti, visto che sei a casa stamattina, se chiami il gommista puoi prenotare un posto anche per me? Qualsiasi giorno dopo le 18″

M:”Ok. Quindi prima delle 18 no? Vuoi che te la porti io? Magari ha posto prima delle 18?”

V: “No, mamma. Prendi un appuntamento dopo le 18, non ti preoccupare”

M:”Ok, va bene. Hai bisogno di altri commissioni in giro?”

V: “No, grazie. Ci sentiamo poi stasera quando esco dall’ufficio. Ciao”

M:”Ok”

M:”Aspetta, ho attaccato il televideo. Dice che Mengoni non ha vinto ieri sera”.

V: “Ah, non so non l’ho visto finire. Più tardi guardo poi su internet e ti faccio sapere”

M: “Sempre con ‘sto internet. Basta guardare sul televideo, c’è tutto. Dovresti guardarlo di più invece che non sai neanche qual è il tasto sul telecomando”

V: “Ok mamma, ci penserò. Sono arrivata in ufficio, ti devo salutare. Ciao”

M: “Fa sempre come vuoi, ciao”

 

NB: il rapporto tra mia madre e il televideo verrà trattato in maniera più approfondita a breve. Merita.

l’insostenibile leggerezza del Cioè <3

7 Nov

Guidare mi piace un sacco, guidare da sola poi è il massimo.

Oltre al farmi sentire una femmina pratica, intraprendente e cazzuta i veri motivi per cui guidare da sola per distanze lunghe mi piace così tanto sono i seguenti:

1) scelgo io la musica

2) posso cantare quanto voglio e al volume desiderato. (ora ho anche imparato che d’estate con i finestrini abbassati se canti ferma al semaforo Duffy come se non ci fosse un domani gli altri ti sentono)

3) all’occorrenza posso sbadigliare e tossire senza mettermi la mano davanti e di notte, ma sempre all’occorrenza, posso anche mettermi le dita nel naso.

4) posso parlare di cosa voglio, con l’enfasi che voglio e all’interno dell’abitacolo sono tutti d’accordo. (sì in macchina spesso parlo da sola, ma mi piace pensare che dopo l’avvento degli auricolari e di quella cosa strana che colleghi il telefono alla macchina e parli in vivavoce, chi mi vede da fuori non pensi minimamente che io sia picchiatella)

Effettivamente sono tutte cose che potrei fare anche a casa visto che vivo da sola esclusi il punto 2, per senso del pudore, e il punto 4.

Niente come guidare mi rilassa facendo partire la mia mente in riflessioni sul mondo.

Ovviamente le mie personali riflessioni sul mondo sono totalmente frivole e inutili. Per esempio ho passato agosto a riflettere sulla questione “Cordon Bleu”: ci saranno anche le piume e le zampe del pollo dentro? (grazie amica C. per la pulce nell’orecchio)

Poi a settembre mi sono interrogata sui reali capelli di Beyoncè, che non si capisce mai se li ha corti, medi, lunghi: dai B. basta toupè qua vogliamo la chioma vera.

C’è stata la settimana esistenziale: “Ma fossi adolescente guarderei “Ginnaste: vite parallele”? E nel caso, mi piacerebbe? Poi magari vorrei pure fare dello sport?”. La questione è stata archiviata decidendo che di sicuro non guarderei “Calciatori giovani speranze” ma avrei comunque un debole per “16 anni incinta USA”.

Oggi mi è arrivata la vera domandona: “Ma Cioè, lo faranno ancora”.

Bom, da lì sono partita con l’onda emotiva dei ricordi, robe che il flashback sulla vita di Gingy in Shrek sparisce.

Quanto ho amato quel giornaletto.

cioè

I miei genitori hanno avuto un’edicola per tutta la mia fanciullezza, il che ha sempre voluto significare totale libertà nella scelta dei colori del regalo della settimana. Perché Cioè ogni settimana ti regalava qualcosa: braccialetti ipercolorati che duravano al massimo una settimana circa, trucchi, porta gioie e gioia in generale.

Per non parlare degli adesivi. Tutta la copertina di Cioè era staccabile, dal faccione dei Take That al retro di copertina, adesivi usati da noi femmine per decorare le letterine dove tu, piccola ragazzina brufolosa confessi la cotta per quell’altro brufoloso dell’altra classe  alla tua amichetta del momento, brufolosa pure lei.

Gli articoli poi erano delle perle. Interviste composte da domande totalmente inutili, ma così geniali. Come chiedere a Peter Andre a che età aveva limonato per la prima volta. Che intanto delle canzoni che canti non gliene fotte una minchia a nessuno.

E poi la posta.

Questo è proprio un argomento a parte. Tutti portiamo la posta di Cioè nel cuore. Maschi e femmine.

Infatti se c’è una cosa che non ho mai mandato giù è che io, superfan, non ho mai scritto alla rivista del mio cuore. Ma diamine, questa cosa di doverti inventare un soprannome mi ha sempre mandato in tilt. L’argomento segni zodiacale era da eliminare subito: mai mi sarei firmata come Verginella 84. NEVER EVER.

Fragolina, Principessa, Piccolastella, Romantica, Piccolabimba, Albachiara etc etc mi hanno sempre fatto vomitare.

Io a 12 anni portavo già il 41 di scarpa, mi manca un pezzo d’orecchio dalla nascita: come mi dovevo chiamare???? Piedone84?? Farouk Kassam??

Temo non sarei stata presa sul serio e sarei stata cestinata e, saggiamente, mi sono evitata settimane ad aspettare inutilmente la mia letterina pubblicata con tanto di risposta.

La mia vera domanda comunque troverà risposta sabato mattina, giorno in cui ho deciso mi recherò in edicola e cercherò tra le varie riviste il mio amato Cioè.

E so benissimo che nel caso in copertina ci saranno i One Direction.

Ma fino a sabato voglio concentrarmi su una versione di Cioè trash per trentenni con gli adesivi di Miley Cyrus in posa twerk e Trucebaldazzi e all’interno il poster di Beck da un lato e Justin Timberlake dall’altro.