Furia cieca (post fortemente politically uncorrect)

3 Dic

“Le canzoni non si scrivono ma nascono da sé” cantava Aleandro Baldi, l’uomo che ha avuto il merito di introdurmi al discorso cecità.

Quando lo vidi la prima volta a Sanremo cantando “Non Amarmi” (in coppia con Francesca Alotta, che tutti voi dimenticate ma io no) e chiesi a mia madre “Perché canta con gli occhiali neri?” “Perché non ci vede”, ero troppo piccola per capire bene e mi persi in una serie di pensieri sul tema “Ma se già non ci vedi non sei molto furbo a mettere gli occhiali neri di sera” che però saggiamente tenni per me.

Nell’anno di Passerà primo o poi, questo piccolo dolore che c’è in te, ero già informata sull’argomento non vedenti e occhiali scuri e in più fui contenta che Ale vinse il Festival quell’anno. Lui il mio apripista degli artisti non vedenti.

Ma poi arrivò Bocelli. Argh. Argh., E qua mi dispiace, un po’ divento cattiva.

Primo: essendo una purista della musica classica, se vuoi fare il tenore canti le cose da tenore che ste merdate di pezzi pop/neomelodici/stracciapalle non si possono sentire. Lo poteva fare solo Lucianone, quel meraviglioso Gnocco Fritto formato giga durante il suo Pavorotti and Friends. Ma questo, forse, è un problema mio.

Secondo: a mio parere non sei più bravo di tanti altri, ma hai fatto il furbetto e hai cavalcato l’onda del buonismo umanitario

Terzo: quando l’ho visto la prima volta (ero ancora una bambina) mi sono subito chiesta: “Gli occhiali? Dove sono?”. Molti anni dopo il mio pensiero resta sempre lo stesso: “Perché non inizi a metterli?”, perché per quanto sia brutto e cattivo dirlo come si dice qua in Piemonte, a me fai un po’ sgiai.

Chi mi conosce bene sa che nel corso degli anni ho sviluppato una certa insofferenza e una serie di battute scorrettissime verso un unico personaggio: Stevie Wonder, da me chiamato solo Stiui.

Tra le battute peggiori ricordo con affetto: “Io Stiui non lo posso vedere, ed effettivamente neanche lui può vedere me”

Non è una questione musicale, gli riconosco un sacco di meriti, un sacco di talento e pure dei pezzi belli, anche se io resto dell’idea che Marvin Gaye è il Re della Motown.

Stiui, il problema non è neanche che sei l’alter ego maschile di Whitney Houston nei provini di canto dei talenti in erba. “Superstition” la canti veramente bene solo tu esattamente come solo Whitney riusciva a fare da Dio il suo “And AAAAAAiaiaiaiaia Will Always Love Iùùùùùù”.

Il problema è che dai, Stiui, smettila di essere l’icona del buonismo piagnone. Ad ogni evento di beneficenza ammmerigano appari e sorridi da seduto, e poi sorridi quando sei al piano. Sei andato pure ad una puntata delle peggiori di Extreme Makeover home edition, e pure li sorridevi. Sorridevi pure nel videoclip della colonna sonora di Wild Wild West, che secondo me, caro Stiui, avessi visto il film non avresti sorriso mica tanto….

Quando l’Ammeriga ha bisogno di cash, seppur per serissimi motivi, tu sei li di fronte alla telecamera. Capisci che a me che sono acida e cinica poi mi diventi antipatico. Lascia un po’ di spazio pure agli altri, per esempio a Miley Cyrus, che se facesse delle beneficenza magari poi le mamme e la Disney tornano a volerle bene. Tu potresti stare a casa un po’ di più a pensare ai tuoi 7 figli per esempio, o a scrivere un nuovo disco. Così ai provini i cantanti maschi in erba portano qualcos’altro e in tanti ti chiamerebbero per dirti: “I just call to say thank you”.

Sia assolutamente chiaro che io non ho assolutamente nulla contro i non vedenti, ma detesto fortemente il buonismo piagnone, che è un problema dell’umanità tutta. E, per esempio,  Ray Charles mi è sempre piaciuto e l’ho sempre apprezzato nonostante fosse un bastardone ciucalun e drughè.

Ma quella che più mi fa simpatia è Annalisa Minetti.

Lei, che è tornata tristemente alla ribalta a giugno con la storia che pure sua sorella è affetta dalla sua malattia e quindi sta progressivamente perdendo la vista, che voglio dì: cazzo che sfiga di merda.

Lei, se ci pensiamo bene, è da stimare un sacco.

Voleva che fosse riconosciuta la sua bellezza ed ha partecipato a Miss Italia.

Poi voleva che tutti noi ci accorgessimo che a cantare è brava, quindi è andata a Sanremo, e non solo: ha vinto!

Ora per non passare come la solita furbetta, ci ha zittiti tutti andando alla Paraolimpiadi di Londra e qualificandosi terza nella sua disciplina, che, insomma, il primo che parla deve almeno fare il giro dell’isolato con gli occhi bendati in meno di 5 minuti.

Adesso ci manca solo più che le affidino il ruolo di protagonista nel remake al femminile di “Furia Cieca” e poi ha fatto tutto.

E, comunque, ad Annalisa io un bel 5 glielo schiaccerei. YO.

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