Archive | gennaio, 2014

“C’hai la mamma maiala”

30 Gen

Ho sempre provato un sentimento di simpatia per Lourdes Maria Ciccone aka la figlia di Madonna.

Per chi non conoscesse Lourdes eccola qua:

lourdes

A parte il fatto che tua madre si fa chiamare Madonna e decide di chiamare te, che sei una creatura innocente, proprio Lourdes Maria: manco fosse la BFF del Papa.

Ma va beh: a farti compagnia nei nomi fardellosi, cara Lourdy, in Italia puoi sempre contare su Chanel Totti.

Come potete notare non è proprio un bel pezzo di gnocca.

Devo ammettere che, più che farmi simpatia, in realtà Lourdy mi fa tanta tenerezza.  Ogni volta che sto per deprimermi pensando al problema dei peli superflui penso a lei e non mi sento sola.

Tu potresti avere i migliori scerettatori d’Ammeriga al tuo servizio e invece no!

Mamma non solo non ti aiuta a darti una sistematina: da brava stronza ti porta su tutti i red carpet; così vieni fotografata di continuo e scherzata senza fine per i tuoi baffetti e il tuo monociglio.

Pooor Lourdes.

E quante ne avrai dovute sentire su tua madre? Toy Boy, infiniti limoni saffici, discutibili performance da attrice e, soprattutto, non accetta la sua età.

Ora che tu sei già grande abbastanza da capire che cos’è il buon gusto chissa quanto patirai a vederla conciata tipo così:

madonna met

(Madonna al gala met nel 2013: sobrietà e buon gusto)

E poi, i tuoi compagni avranno sicuramente già visto “A letto con Madonna”, ascoltato Erotica, sfogliato Sex………………………….

Se fossi toscana il tuo triennio alle medie sarebbe stato scandito da 5, semplicissime, chiarissime parole

C’hai la mamma maiala

Che uno pensa che avere la mamma famosa sia una figata, ma io cambio non lo farei mai.

Ora però, dolce Lourdy, il tuo periodo in solitudine è finito.

Un giorno Blue Ivy (figlia di Beyoncè) crescerà, e cresceranno anche i suoi compagni di classe.

Un giorno guarderanno il video dei lei ai Grammys con il marito aka Jay Z.

Poi guarderanno anche il videodisco uscito a fine 2013, e uno ad uno le diranno:

C’hai la mamma maiala

Generazione “Siamo tutti un po’….”

27 Gen

Se c’è una cosa che mi irrita è il non riconoscimento della sbatta altrui dai propri simili.

Ti appassioni a qualcosa così tanto che decidi di metterti a studiarla e passi ore, mesi ed anni ad imparare bene come farla, ad approndirla, ad esercitarti. E alla fine diventi bravo.

Poi arriva il primo coglione con il cellulare in mano, che ti obbliga a guardare la foto che ha fatto in quel giorno di nebbia in bianco e nero, con il pavè bagnato e che ti dice:

“Sai, siamo tutti un po’ fotografi.”

No pirla, hai semplicemente uno smartphone e ti sei scaricato Instagram.

“Sai, siamo tutti un po’ psicologi”

No, è che ti piace tanto tanto farti li cazzi altrui.

“Sai, siamo tutti un po’ musicisti”

Avere una chitarra in casa e saper suonare “La canzone del sole”, non ti trasforma in Jimi Hendrix.

Io comunque volevo suonare e ho studiato, e ho preso un diploma in Conservatorio, e poi ho anche insegnato, e suono 4 strumenti.  Sbattertelo in faccia con infinita classe ed eleganza, e vedere che ci resti male, resterà sempre una gratifica senza fine.

Perché in fondo:

“Siamo tutti un po’ merde”

Any Sex and the City

14 Gen

A 20 anni vedevo la me trentenne laureata, sposata e mamma di almeno un mini Vale

A 25 l’opzione Mulino Bianco l’avevo già accantonata ma continuavo ad avere prospettive molto rosee sul mio futuro da trentenne: laureata, magari convivente o, sicuramente, con un rapporto sano e saldo.

Il mio senso di sopravvivenza, per fortuna, mi ha suggerito che invece di ispirarmi a Raperonzolo potevo ispirarmi a Sex and the City.

Così ho scelto una casa, ho comprato dei mobili e via verso un futuro emozionante e pieno di liasons.

D’altra parte, cosa ti insegna Sex and the City: che anche se sei single a 30 o più anni la tua vita può essere una figata pazzesca.

Bei vestiti, uomini, feste, uomini, eventi, uomini, viaggi, uomini, uomini, uomini.

Primo scontro con la realtà:

il paese dove vivo non è esattamente New York.

Nel paese dove vivo gli uomini li conosco tutti da quando andavamo all’asilo o all’elementari. Mi ricordo il loro cambio dei denti da latte, i loro tagli di capelli più imbarazzanti, e loro si ricordano dei miei. Quindi, o ci sono già stata oppure niente, non era cosa.

L’altra parte di uomini diciamo che o è troppo giovane o troppo vecchia o troppo fidanzata.

Secondo scontro con la realtà:

in Italia (o almeno a Torino e provincia) nessuno ti abborderà al bar, ne ti offrirà da bere facendotelo dire dal cameriere per lanciarti un’occhiata piena di testosterone dal bancone.

I bar, i locali, le piole, le discoteche: io vado dappertutto. Ma mi fosse capitato una volta che uno mi offrisse da bere. Niente.

Che mica sono una che non beve, o che fa la stizzi. Sgancialo fuori il contante e fammi fare la civetta che fa la parte “Ma no dai…”

A me capitano solo tipi che al momento del conto mi dicono: Facciamo alla romana?

Oppure: Qua pago io poi tu paghi dopo?

Che a me viene sempre da pensare: ma i soldi che ho speso per la ceretta non valgono??

Neanche i baristi ti rimorchiano.

In tutta una carriera da frequentatrice di bancone ho solo capito che se mostri le bocce passi prima degli altri, e una volta un barista è riuscito a dirmi “La bionda piccola è per te, piccola?”

Terzo scontro con la realtà:

una gonna di tulle lunga fino ai piedi di H&M non ti farà sembrare Carrie nell’ultima puntata. Quello era Dior.

Ma poi dove credo di andare con una gonna di tulle?? Alla festa del mio paese a Maggio a sporcarla di merda di cavallo?

Quarto scontro con la realtà:

quelle non mangiano mai, si nutrono di Cosmopolitan.

Io ammazzerei per il vitello tonnato e per una polenta concia

Quinto scontro con la realtà:

Carrie è una stronza, acida, e cagacazzo ma la adorano tutti.

Io e il mio strabordante senso dell’umorismo al ripieno di acidità pura, prima o poi ce le prenderemo.

carrie

Non contenta di tutti questi segnali che cercavano di farmi capire che quella è finzione mentre la mia è solo triste realtà piemontese, ho continuato imperterrita con la mia vita da femmina single e super indipendente.

Ho viaggiato tantissimo, con ogni mezzo a disposizione, spesso anche da sola: non ho mai conosciuto un figo. Neanche uno un po’ brutto che mi aiutasse con la valigia.

Ma ho capito che all’estero piaccio a tutti.

A Londra ho ancora una proposta di matrimonio in ballo da un ragazzo indiano proprietario di un negozio di scarpe, a Roma un pakistano ha proposto alla mia amica di comprarmi pagando 1000 euro al kg (folle, quanto voleva spendere??), in Spagna spacco tra gli under 20 e quelli di colore, beh, i fianchi larghi li apprezzano sempre. E poi piaccio agli over 60. Ovunque.

Poi ho aperto un blog, proprio come Carrie.

Il suo era pubblicato su un giornale e trattava temi interessanti.

Il mio parla solo di puttanante, ma va beh sono dettagli: io mica vivo a New York.

Come Carrie anche io ho conosciuto il mio Mr. Big.

Bello, ricco, affascinante: non mi ha mai trombata manco per sbaglio.

Ormai sono pronta a rassegnarmi e ad accettare che no, non sono Carrie (troppo fortunata) non sono Samantha (purtroppo non sono abbastanza mignotta in libertà) e non sono neanche Charlotte (troppo. punto.)

Mi va bene essere come Miranda, l’unica che fra tutte spesso sta a casa in tuta a mangiare cibo infame sul divano. Lei, come me, ha una vita sessuale paragonabile a un deserto in cui ogni tanto spunta una palma. Lei, come me, principalmente è attratta da casi umani.

Tra 8 mesi compio 30 anni.

A 29 anni il miglior augurio che posso farmi è quello di raggiungere la Chimera.

Chimera aka sesso regolare.

happines

Il brutto anatroccolo

10 Gen

Sono stata oggettivamente bella solo da bambina.

Ho una foto di me nel giorno del mio quinto compleanno in cui sono proprio bona, non “Oh guarda che amore” frase che si dice a tutti i bimbi.

No, ero proprio bella.

Se fossi stata la figlia di qualche mentecatta americana probabilmente sarei finita a Little Miss America.

Poi la storia è cambiata.

Sono spuntati i brufoli, i fianchi si sono allargati e se Vasco Rossi avesse scritto “Albachiara” ispirandosi a me avrebbe scritto il verso:

ti piace mangiare, non te ne devi vergognare

 

La ciccia, la poca cura, tagli di capelli discutibili etc etc etc sono stati i tratti distintivi della mia adolescenza. Un’adolescenza da bruttina.

Simpatica eh, neanche proprio un cesso: ma le fighe della scuola erano altre.

Poi sono arrivati i 25 anni e la consapevolezza.

Molla la lametta e fattela una ceretta, truccati che non vuol dire che sei mignotta e comprati dei vestiti da donna che non puoi fare la figlia del centro sociale tutta la vita.

Così, piano piano, ho iniziato a prendere forma e sono arrivata alla me del 2014.

Oggettivamente non sono bella neanche ora, però carina sì.

Quando ho i capelli e il trucco a posto, un bel vestito e il tasso di acidità e cinismo a livelli bassi posso anche diventare una femmina affascinante.

E da qua la rivelazione: mentre tu sei migliorata tantissimo, e tutti se ne stanno rendendo conto, i figoni e le figone sono appassiti.

Ah, dolce vendetta.

Sì perché tu, piccola chiattarella brufolosa con i capelli di paglia che non eri altro, potevi solo migliorare.

Invece tu, reginetta di bellezza della 3D, oppure tu, figone candidato a rappresentante d’istituto di 5A, beh: per te è una merda.

Tutti noi sfigati che perdevamo le bave ad ogni tuo passaggio ora siamo lì che li ti guardiamo al supermercato:

Diamine,hai le rughe!!!

hai perso i capelli ma in compenso hai preso 20 kg

hai sicuramente sbagliato tinta

Insomma, scusa, ma non sei più bella come una volta. Scusami, ma i miei ormoni, che si infiammavano con la tua presenza, ora reclamano il rimborso.

Questa è la sfortuna di un’adolescenza al massimo dello splendore: come invecchi sfiorisci subito.

Mentre noi, brutti anatroccoli cresciuti nell’invisibilità, sbocciamo in ritardo, è vero, ma ogni anno diventiamo sempre meglio e, a volte, ti capita di incontrare gente, totalmente sobria, che ti da 24 anni!!

Naturalmente ci sono anche quei casi in cui eri figa da bimba, eri figa da adolescente e sei fighissima pure a 30 anni.

Nel dubbio stringi amicizia: l’amica/o bona/o porta sempre rimorchio.

 

 

 

 

500 days of summer

7 Gen

Alla tele stanno dando “500 giorni insieme”, che è un film squisito visto che parla d’amore ma non in modo melenso, con un finale abbastanza realistico e una colonna sonora degna di ogni fregnetta indie con ottimi gusti musicali.

Il film racconta una storia che almeno una volta nella vita è successa ad ognuno di noi, e per noi intendo quelli che dopo i 25 anni invece che coinvolti in un rapporto sano si sono ritrovati alla sbaraglio tra uscite, concerti, feste alla ricerca della persona interessante per cui perdere la testa.

Nei film i personaggi si chiamano Tom (complessato e sfigatissimo in amore) e Sole (classica persona iper magnetica che arriva a rovinare la vita proprio a te).

Nella mia storia ovviamente io sono Tom.

Una sera d’estate conosco il mio Sole.

Ovviamente lui è talmente magnetico che io ancora oggi mi ricordo esattamente cosa stava facendo la prima volta che l’ho visto, e com’era vestito e tutta queste serie di cose che piacciono a noi cuori troppo di panna.

Per qualche strano motivo, lui si accorge della mia esistenza e nonostante la mia incredulità iniziale la storia tra Tom femmina e Sole maschio inizia.

Ma sarebbe più appropriato parlare di non storia.

Lentamente con il passare dei giorni Tom e Sole iniziarono a sentirsi sempre più spesso, fino a sentirsi tutti i giorni. Tutto il giorno.

Cosa dovevo pensare? Mi vuole anche lui!!

Cuori negli occhi, cuori sopra la testa, farfalle nella testa, farfalle nello stomaco, ormoni che girano.

No, non mi vuole.

Lacrime.

Litigata.

Un mese senza sentirci.

E poi di nuovo.

Cuori Cuori Cuori.

No, guarda che io non provo lo stesso.

Lacrime.

Litigata.

Non sentiamoci più.

Due settimane e poi si ricomincia.

Per due anni.

 

untitled

Nei rari momenti di lucidità riuscivo ad ammettere: “Ma che cinico, insensibile, privo di emozioni, bastardo”. Per poi subito dire: “No, dai è che  non sa ancora cosa vuole, alla fine mi vuole bene, bla bla bla”

Ai vari Sole, maschi e femmine che siano, perdoni tutto.

Perché alle tue cazzate tu, Tom, che tu sia maschio o femmina,  ci tieni troppo e ne sei convinto e scegli di lottare per lui/lei ogni singolo giorno, speri di poter stare con la persona che ti martoria i sentimenti ogni singolo giorno, e in questa sofferenza forse ci vedi il giusto prezzo da pagare per una storia da film.

In tutto questo noi Tom smettiamo assolutamente di guardarci intorno.

Al massimo ci concediamo dei primi appuntamenti, che non arrivano mai ad un secondo appuntamento.

Tu ormai hai scelto.

Così un giorno di fine estate ti ritrovi al tavolino di un bar con Sole che ti comunica di aver finalmente trovato la donna perfetta per lui e….

TADAM

non sei tu.

Tu sei l’amica preferita, come hai fatto a non capirlo?

I tuoi 500 days of summer finiscono qua.

Prima o poi il bar ti restituirà tutti i pezzi di cuore che hai lasciato nel dehors estivo e starai di nuovo benissimo.

 

Ad ogni Tom capita di incontrare una Sole prima o poi per imparare a difendersi dal troppo sole.

 

Ovviamente ad ogni Sole non capita mai di essere Tom.

 

 

 

L’Epifania tutte le feste porta via

7 Gen

E’ universalmente riconosciuto che il 7 gennaio in moltissime nazioni è un giorno di merda.

Alcune motivazioni:

– SONO A DIETA

– SONO TORNATA A LAVORARE

– SONO A DIETA

– LA MIA COLLEGA E’ ESATTAMENTE UN DITO IN CULO PROPRIO COME IL 20 DICEMBRE

– SONO A DIETA

 

Siccome sono masochista, forse sto anche smettendo di fumare.

Ah, sono a dieta. E non c’è niente da ridere.

Tonino aveva ragione:

E’ UN MONDO DIFFICILE

Immagine

 

 

E se è una femmina si chiamerà Futura (ma magari)

4 Gen

Gli ultimi giorni di queste vacanze natalizie ho deciso di trascorrerli con i miei due acerrimi nemici: la Microeconomia e, soprattutto, il ferro da stiro.

Proprio ora ero alle prese con quel marchingegno infernale, perché tanto alla tele c’era “Bianco Rosso e Verdone” dove c’è la Sora Lella che mi fa morire tutte le volte, e una mia amica mi scrive per dirmi che è diventata zia per la seconda volta di un maschietto con un nome carino carino.

Ecco, i nomi dei pargoli. Che fardello.

Ogni generazione ha i propri nomi super top of the pops.

Per esempio negli anni 80 i nomi si erano praticamente ridotti a:

Marco, Luca, Andrea, Chiara, Elisa e Valentina.

Infatti come mi chiamo io?? Valentina!!!!

Ma considerando che mia madre sognava di chiamarmi Stella, mi sento in dovere di ringraziare mio fratello, all’epoca quattrenne, per la scelta del nome molto in voga; nonostante sia raro che sia l’unica Valentina in una stanza, mi sono risparmiata una vita da Stella.

Ma questo è nulla.

Parliamo di un’altra sindrome da donna in dolce attesa:

“La chiamerò come la protagonista del telefilm/soap opera/fiction del momento”

I maschi di norma riescono abbastanza a salvarsi.

Le femmine, invece, rischiano molto di più di essere vittime dell’entusiasmo televisivo della propria madre.

Erano gli anni 80 e in Italia arrivò “Dallas”:

Poco dopo, in svariati ospedali, in svariati reparti Nido, la cicogna portò svariate Pamela, seguite a ruota da diverse, ma per fortuna molto meno numerose, Sue Ellen.

Ora, mettetevi nei panni di una che si chiama Sue Ellen e magari abita a Codigoro e da circa 30 anni ogni volta che deve presentarsi a qualcuno deve ripetere almeno due volte il suo nome.

Poi arrivarono gli anni 90, Beverly Hills e Non è la Rai e di conseguenza le varie Kelly, Brenda, Ambra e pure i vari Dylan e Brandon.

Sugli anni 2000 preferisco stendere un telo nero perché ho sentito talmente tante di quelle puttanate che commentare sarebbe superfluo.

Ora, nel 2013, solo due programmi hanno veramente fatto il botto in tv: “Peppa Pig” e “Il Segreto” (mia madre e tutte le sue amiche, e pure le mie colleghe ne vanno matte).

Seppur molto diversi fra di loro, seppur riferiti a target diversi i due format hanno una cosa fondamentale in comune:

LA PROTAGONISTA SI CHIAMA PEPPA.

E io, lo ammetto, ho un po’ paura.