Lezioni di parlo a New York: parte 1 LA GENTE

25 Mar

Sono tornata ieri dalla mia prima volta a New York.

Ne sono tornata completamente infognata: mi spiace se la cosa non vi tocca ma per un po’ qua l’argomento sarà ricorrente.

Iniziamo la rubrica “Lezioni di parlo a NY” con il mio argomento preferito:

LA GENTE.

Notizia bomba: i cinesi invecchiano anche fuori dalla Cina.

Io ho anche avuto l’onore di vedere una 80enne con tanto di girello scatarrare a notevole distanza mentre passeggiava: il solito culo.

Gli uomini sono molto più belli di come appaiono in Sex and the City.

Dal pischello all’operaio 50enne il colpo di fulmine non ti concede tregua: sembra di essere nel Paese dei balocchi.

Peccato che il livello di figa sia talmente alto, che te sembri una caciotta ricoperta con una trapunta matrimoniale e la faccia da pirla.

Ecco, evitate di andare a marzo: fa freddo, tanto.

I newyorkesi gireranno in scioltezza con giacchette primaverili, ma a te, italiano, sembrerà di essere in Alaska e le parole “bella presenza” non potranno essere ricondotte in nessun modo a te.

Accantonato subito il progetto di poter far innamorare un autoctono che volesse anche sposarmi e farmi trasferire li mi sono potuta dedicare alla scoperta degli americani dal punto di vista umano.

SONO MERAVIGLIOSI.

Entri in un negozio, in un bar o in qualsiasi posto e tutti ti sorridono e ti chiedono come stai, anche a me che vago conciata da esploratore artico e ho il naso così rosso dal freddo che le renne di Babbo Natale mi fanno una pippa.

Per strada, mentre tu sei ferma in un angolo che cerchi di capire perché non possono chiamare le strade Via Tizio, Via Caio e maledici il non esserti portata una bussola dietro, il newyorkese si ferma, ti chiede se hai bisogno e poi ti aiuta.

Il tassista che dall’aeroporto ci ha portato a casa è sceso, ha scaricato le valigie e poi ha aspettato che incontrassimo il padrone di casa per essere sicuro che non fossimo in mezzo a una strada.

Esattamente come in Italia, dove se sei in aeroporto piena di valige tutti ti guardano, danno i voti al tuo culo ma nessuno alza un dito.

Infatti se a New York avevo premuto il tasto pausa sul mio essere sociopatica, a Malpensa ho subito premuto su play.

Concludo questa prima parte con un aneddoto dedicato ai tabagisti come me.

Una sera mentre da casa andavo a prendere la metro, mi accendo una sigaretta e una ragazza mi ferma:

“Scusa, avresti una sigaretta per me? sono uscita di casa senza ma qua non le vende nessuno”

Ne prendo una e gliela porgo. E lei cosa fa?

Tira fuori il portafoglio e mi porge 1 dollaro (per ripagarmi la sigaretta che le stavo offrendo)

Non so se fossi più incredula io o lei quando ho rifiutato e le ho detto che gliela regalavo.

A scrocconiiii, imparate.

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Una Risposta to “Lezioni di parlo a New York: parte 1 LA GENTE”

  1. andoutcomesthegirl 26 marzo 2014 a 12:25 #

    Bel post! 🙂 Ho cliccato segui sul tuo blog perchè tra 1 mese parto anche io per la mia prima volta a NYC e sono curiosa di leggere i prossimi articoli!
    Se ti va passa da me, ciaooo

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