Archive | maggio, 2014

Aggiornamenti sulla mia persona

27 Mag

Domani parto. Cioè, prima vado a dare un esame e poi diretta all’aeroporto.
Torno domenica, giusto in tempo per il compleanno di Miss America.
E voi ora direte: “Ma anche sticazzi”.
E infatti, sticazzi.

Sogno di un giorno festivo a caso.

26 Mag

Faccio spesso sogni strani. Non elaborati o storie con trama da film: neanche sogni sconci. Semplicemente dei sogni senza alcun fondamento di realtà.

Per esempio tra sabato e domenica ho sognato questo:

Ero a casa dei miei e dovevo lavarmi le mani. Mio fratello mi dice che aveva appena aggiustato il lavandino. Io vado, apro il rubinetto e iniziano ad uscire conchiglie, ricci di mare, stelle di mare: insomma cose marine. Dall’altra stanza mi dicono che è perché il rubinetto è stato aggiustato e quindi è normale che non esca subito l’acqua pulita. Nel sogno mi sembrava una spiegazione logica quindi ciao.

Al mattino mi sono ricordata che venerdì sera a cena con le amiche abbiamo decretato che chi perde un genitore in età adolescenziale/giovane un giretto dallo psicologo dovrebbe farlo come dovere per se stesso e pure per gli altri. Ecco, dopo questo sogno il suddetto decreto, stipulato al tavolo di un hamburgheria, mi è sembrato la cosa più sensata detta nel mese di maggio 2014.

Così ieri, domenica, decido di confessare il mio sogno: scelgo di confessarlo a mia madre.

Peccato mi sia dimenticata che mia madre di interpretazione dei sogni non sappia una cippa

Infatti di tutta risposta dice solo:

Che bello, tutto il lavandino pieno di stelle marine!!!! WoW!!!! Pensa se invece dal rubinetto fosse uscita cacca.

Psicologi a parte, mi sa che i miei sogni sono solo una questione di genetica materna.

 

Valina vs Un amore così grande

22 Mag

Io dico no ai Negramaro e alla loro canzone per i mondiali 2014.

Chi l’ha scelta??? Chi ha pensato che fosse una genialata usarla come canzone della squadra per i mondiali??

Ma tipo: gli Zero Assoluto.

Perché non avete chiamato loro? Avrebbero creato un pezzettino nuovo per l’occasione, fresco, pieno di coretti e un po’ di bossanova di sottofondo. E tutti felici avremmo bevuto birrette aspettando la partita e cantando insieme tururururù.

Invece no.

Sono arrabbiata.

Ridatemi “Un’estate italiana”.

O almeno ridatemi “La copa de la vida” e l’illusione dei mondiali 1998: l’eterosessualità di Ricky Martin.

 

L’importanza di sapere il proprio numero di telefono

19 Mag

Era l’estate del 2009, l’estate dell’influenza aviaria.

Era l’estate in cui andai a Londra per il concerto dei blur ad Hyde Park e tornai a casa con il cuore pieno di gioia e la febbre a 40. Grazie all’emergenza aviaria mia madre e il medico decisero che recludermi 10 giorni in camera mia fosse la scelta più saggia per scongiurare il pericolo epidemia; ancora oggi non capisco perché un esame del sangue non sia stato preso in considerazione.

Comunque.

Era l’estate del 2009, non avevo ancora 25 anni compiuti e sapevo a memoria soltanto due numeri di telefono: quello della mia migliore amica e quello del mio ragazzo, che ormai era diventato ex.

Ancora sottovalutavo l’importanza del cellulare come importante alleato nel rimorchio e non ritenevo necessario memorizzare quelle 10 cifre, tanto le avevo salvate in rubrica se proprio mi fosse capitato a tiro Damon Albarn.

Nel 2009, a Torino, se restavi in città ad agosto ed eri single potevi ancora contare su un grandissimo alleato: GIANCARLO.

E fu proprio da Giancarlo che, un martedì d’inizio agosto, conobbi l’uomo della mia vita.

Mi vide fumare e mi chiese l’accendino e da li iniziammo una discussione talmente nerd che per lui persi subito la testa: “Musicisti classici vs musicisti autodidatti”. Carino, alto, musicista, simpatico: dopo il primo vodka lemon era tangibile che il lemon era nell’aria.

Infatti limonammo.

Fu tutto bello fino al momento in cui l’amica arrivò a chiamarmi per il ritorno in provincia.

Ero nella stessa condizione di Cenerentola alla fine del ballo, solo che al massimo io potevo lasciargli una Converse nr 41 e forse avrei rovinato tutto.

Ma nessun problema: fece tutto lui.

Vediamoci domani, io abito qua, basta che mi lasci il tuo numero di telefono e ti scrivo nel pomeriggio.

Presa dall’amore iniziai a elencare un numero dietro l’altro fino a comporre un numero di telefono realmente esistente. Un ultimo bacio e ciao, a domani.

Uscii da Giancarlo con quell’espressione ebete che solo le cotte mischiate al vodka lemon mi sanno donare.

Il giorno dopo mi svegliai, ancora con quel sorriso ebete accompagnato dal mal di testa giancarliano. La mattina fu tutta un flashback accompagnato da musiche sdolcinate.

Poi arrivò il flashback del momento “Lasciami il tuo numero di telefono”.

La musica sdolcinata si stoppò di colpo e partì la colonna sonora de “Lo Squalo”.

“Io non lo so il mio numero di telefono a memoria”. “Cretina, che numero gli hai lasciato?”

I miracoli non esistono, quindi le opzioni erano due: o gli hai lasciato il numero di C. oppure quello dell’ex.

Ok, respira, concentrati. Chiudi gli occhi e prova a ricordare.

Ed eccomi, che mi ricordo con quanta emozione tiro fuori un numero dietro l’altro fino a formare il numero di telefono del mio ex.

MERDA. MERDA. MERDA.

COGLIONA. COGLIONA. COGLIONA.

Tornai altre due volte a cercarlo da Giancarlo, la prima non lo trovai, la seconda, al mio compleanno, mi spaccai un ginocchio ballando “Nessuno mi può giudicare”, e mi dissi che non era destino.

Nel periodo a casa con le stampelle decisi di imparare a memoria il mio numero di telefono.

Un anno dopo il mio ex mi disse che aveva ricevuto un sms di un tipo rivolto a me.

Storie di sfiga vera

Open

7 Mag

Open: Allowing access, passage, or a view through an empty space; not closed or blocked.

 

Open è il titolo del libro di Andre Agassi (Andre ❤ 4ever). Libro che da quando l’ho letto è entrato tra i miei preferiti, libro che se non l’avete letto magari leggetelo, chiudete un attimo Fabio Volo e apritevi ad Agassi.

 

Comunque.

 

Open è la versione English per il nostro aperto. Ma ormai lo sappiano tutti che cosa vuol dire open, ormai lo usiamo tutti.

Ormai tutti sogniamo un salotto open space, amici open mind, visite open day in posti fighi, feste con l’open bar.

L’open bar.

Parliamone.

L’open bar è quella situa molto figa in cui tu paghi un tot all’ingresso e poi puoi andare al bancone e ordinare quello che vuoi, quanto vuoi, tutte le volte che vuoi.

E tu, che non hai più 20 anni, non pensi neanche minimamente che in tutto quello che vuoi potresti anche ordinarti una bottiglietta d’acqua o una coca giusto per concederti 5 minuti di pausa, non pensi minimamente che potresti anche bere delle birrette in tutta tranquillità.

No!

Per te, o almeno per me, l’open bar, si può riassumere in una semplice proporzione matematica:

OPEN : BAR = VODKA : LEMON

 

Razionalmente so tutte le regole di sopravvivenza:

  • mangia parecchio prima;
  • se riesci mangia anche durante;
  • non esagerare con i superalcolici che in realtà non li reggi;
  • quando diventi affettuosa con le persone passa alla birra;
  • quando inizi a toccare le persone bevi solo più acqua.

E poi, cara Valina, ricordati sempre:

a meno che ti trovi a un matrimonio o ad un party molto figo e molto in, e tu ai party molto in non sei invitata, negli open bar la regola per la vodka è sempre la stessa.

Non deriva dalle patate, ma direttamente dalla benzina ed è prodotta da Satana: tu non la reggi e a fine serata sarai ridotta come Amy Winehouse nei suoi momenti più infelici.

Nella lista dei superalcolici hai già detto addio al gin e anche un po’ al rum: non ti giocare anche la vodka.

 

Venerdì ero ad una festa open bar.

Non mi sono ricordata neanche una delle mie personalissime regole di sopravvivenza.

Sabato mattina mi sono svegliata pensando: “Da oggi la parola open la userò solo più per il libro di Andre e per gli open space”.

O almeno sarà così fino al prossimo open bar.