Archivio | settembre, 2014

L’amore colto non è bello

30 Set

Come sarebbe la mia vita se a 16 avessi letto “3 metri sopra il cielo”?

Sarei più felice? Sarei meno felice? Avrei scritto sui muri “Io e te 6 mt sopra il cielo perchè a 3 c’è troppo traffico”? Non lo sapremo mai perchè io a 16 anni decisi di fare l’intellettuale di sta cippa e perdere la testa per “Madame Bovary”

madame-bovary

Ma andiamo per ordine.

All’inizio dei miei 16 anni arrivai in terza superiore fresca fresca di lettura di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Nonostante la mia già promettente fisicità da donna a pera, ero un bocciolo di gioventù che si poteva permettere di tenere gli occhiali da vista solo in classe, o a casa e nel resto del tempo girare così, senza nessun tipo di lenti, in preda alla miopia che allora era ancora tollerabile. E forse fu proprio in preda alla miopia che persi la testa per LUI.

Una grandissima testa di cazzo, pure parecchio brutto ,con la carnagione color tomino, accessoriato di parka verde e vespa bianca. Emetteva frasi (molto brevi sia chiaro) ogni 20 minuti circa, la simpatia non era proprio il suo forte ma ai miei occhi era secondo solo a Damon Albarn e il ruolo di Alex nel film tratto da Jack Frusciante sarebbe dovuto essere suo, mica di Stefano Accorsi.

Ora: se avessi deciso di leggere Moccia forse avrei capito che quel flirt al profumo di libri e comunismo aveva un forte retrogusto di merda. Ma no, io dovevo fare l’intellettualoide e caddi nel baratro oscuro di Emma Bovary e del melodramma tragico.

Mi pareva fosse tutto molto romantico e pieno di pathos il fatto che più che una storia d’amore, la nostra fosse una tragedia. Era totalmente normale che passasse settimane ad ignorarmi, perchè l’amore era anche questo: struggimento e melodramma.

Ora posso dire che dopo un po’ l’emerita testa di cazzo voleva semplicemente farsi una mia compagna di classe, ma io mi ostinavo a vedere tutta questa cosa con gli occhi di Emma Bovary passando attravaerso uno struggimento di livello medio/alto.

Passò del tempo, lessi altri libri. Continuai con Flaubert, scoprì Kundera addirittura mi tuffai nella lettura de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” (non fatelo mai) e in 5 superiore mi innamorai di uno che, attenzione, mi amava tantissimo.

Dopo il diploma partii per fare la cameriera stagionale: se avessi letto Moccia avrei comprato un lucchetto e lo avrei attaccatto ad un lampione a random con la promessa del mio ritorno. Invece, poco prima del mio ritorno, decisi di lasciarlo via sms per complicanze nate dalla mia grandissima testa di cazzo

D’altra parte anche il cinema ci ha formato con questo concetto che l’amore travagliato è il vero amore.

In “Via col vento” Rossella aspetta tutta la vita quel broccolone cadaverico di Ashley, non concedendosi mai di amare veramente quel bonazzo di Rhett. (A Rossè, Ashley non ti si fila, lui ama tua cugina, sì la noiosona).

Con gli anni e con gli innumerevoli flop sentimentali ho iniziato a ragionare. Ogni relazione dovrebbe essere (almeno all’inizio) un lunghissimo film porno intervallato da scene melense e condito da sguardi infiniti. Le mie relazioni, già dall’inizio, sembrano un noiosissimo collage delle scene più paranoiche di “Se mi lasci ti cancello”.

Non è che tutti sti libri, sti film e sta cultura mi hanno fottuta? Sì, è così.

Non è che io sarei più contenta con uno che mi porta a mangiare i gli spaghetti con le polpette, piuttosto che con uno che conosce tutta la filmografia di Truffaut ma che mi fila un giorno sì e gli altri no perchè è depresso? Sì, è così

Vorrei dare la soddisfazione alla mie amiche che l’illuminazione mi è venuta leggendo “La verità è che non gli piaci abbastanza”, ma da anni sono ferma al capitolo 5. Semplicemente ho realizzato che tutta questa cosa dell’amore travagliato è una cagata pazzesca, che gli uomini complessati sono una noia mortale e che quando sono in preda al melodramma tendo a mangiare il triplo.

Emma Bovary, la nostra vita insieme finisce qua, ma è stato intenso.

Per quanto riguarda le letture è vero, ora potrei buttarmi a capofitto nella trilogia di “50 sfumature” e prendermi la mia vendetta su tutta la letteratura dell’Ottocento, ma sul mio comodino c’è già “Anna Karenina”.

Io, Miss America e gli insetti.

29 Set

Ci dovrebbe essere una legge cosmica che ci preserva dalle nostre fobie.
La suddetta legge cosmica dovrebbe fare in modo che, se le nostre fobie sono rappresentate da altri esseri viventi, noi possiamo vivere un’esistenza pacifica e tranquilla: loro da una parte e noi dall’altra.
Indisturbati. Sereni.

Questa legge cosmica non esiste.
Anzi, l’universo complotta contro di noi e le nostre debolezza. Per essere proprio precisi l’universo si fa burla di me medesima e della mia fobia: gli insetti.

Vivo in questo appartamento da più di 2 anni e mi è già capitato di tutto.
Passi l’ape mentre fumo la sigaretta in balcone, tolleriamo anche la falena che entra le sere d’estate: ma il nido di vespe sul balcone è stato l’inizio della fine.
Da li sono arrivati in ordine :
ragni (che a me sono sembrati enormi) ;
grilli nel soggiorno;
calabroni in soggiorno mentre guardo x factor;
calabroni in cucina mentre lavo i piatti.
E che cazzo.
Abito in un appartamento mica in una tenda in mezzo ai boschi.
Uno non può mica girare costantemente con tutti i cataloghi ikea dal 2012 sempre a portata di mano (la mia arma letale).

Ora, so bene che gli insetti in natura sono necessari. Infatti io non ho problemi: vivete in natura e fuori da casa mia.

Ma la vera domanda è:
Qualcuno può spiegare a Miss America di smetterla di portarmi regali come questi?

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O di smetterla di infilarmi punase nel letto?

Miss America, dai, non è divertente.

PS: ringrazio mia madre che ogni volta che un insetto mi crea una crisi isterica e neanche i cataloghi ikea tutti in fila riescono a salvarmi, corre a casa mia a fare il lavoro sporco.

Avere 30 anni

24 Set

Ho 30 anni.

Volevo rassicurarvi sul fatto che non cambia assolutamente nulla.

No, non mi è neanche scattato l’orologio biologico.

Sì, ho ancora i brufoli.

No, non ho imparato a cucinare ne mi è venuta voglia di imparare.

Sì, continuo ad arrivare in ufficio alle 08.02 (anche 8.04).

No, non ho iniziato a farmi la piega ai capelli perchè ormai sono una donna.

Sì, uso ancora il verbo limonare in tutte le sue coniugazioni possibili, ultimamente uso praticamente solo il condizionale: limonerei.

No, non ho smesso di guardare Beautiful e neanche Real time.

Sì, mia madre sta ancora organizzando un matrimonio immaginario con me e non si sa bene chi: siamo d’accordo solo sul non invitare parenti.

No, non ho deciso di mettere internet a casa.

Sì, potrei continuare all’infinto.

L’unica cosa che ho fatto di diverso è che ho ritirato tutte le valigie che avevo sparse per casa. Le ho pulite dentro e fuori, poi le ho messe dentro degli scatoloni e con cura ritirate per bene in cantina.

Poi ho comprato un biglietto aereo. E ciao core. Non è cambiato nulla.

Un’estate non estate

8 Set

Quest’estate, che non è stata un’estate (azz che gioco di parole ridondante), sta volgendo al termine e mi lascia con due rimpianti:
1) non ho giocato neanche una volta a pinacola.
2) non capito una cosa: QUALE MINCHIA È LA CANZONE DELL’ESTATE?

Salvetti jr, per favore, riporta in vita il Festivalbar che qua sta andando tutto in vacca.
PS: io ancora sogno i capelli della Panicucci.

Non ho mai amato De Andrè

2 Set

Quando io e mio fratello eravamo piccoli, i miei genitori sono stati geniali.
Ci compravano i dischi di canzoni per bambini, certo, ma in vinile, anzi per citare mia mamma “ti compro il 33 giri”.
Questo non comporta solo che io abbia una collezione di Fivelandia, Zecchino d’oro, ma soprattutto il disco dei Bee Hive in vinile, il succo è tutto un altro: in macchina la musica la decidevano loro.

Negli anni 80/90 la me bambina aveva tre cassette preferite per i viaggi.
MACCHINA DI MAMMA: la cassetta di Cioè dove da un lato c’era Madonna e nell’altro c’era Vasco.
MACCHINA DI PAPA’: la cassetta di Indietro tutta e quella dei Giganti.

Credo che mio padre abbia talmente tanto odiato la versione di Cacao Meravigliao cantata da me under 10, che abbia fatto sparire quella meravigliosa cassetta di sua spontanea volontà.
In ogni caso, ogni viaggio in macchina mi ha regalato un’incredibile cultura sulla musica leggera italiana anni 60/70.
Tipo voi la sapete la canzone del Campo delle fragole? Oppure conoscete Paff Bum di Lucio Dalla? O quanto quello là si è innamorato degli occhi verdi di tua madre, lo sapete? Io sì.

Ma non erano solo rose e fiori i nostri viaggi in macchina.

Va bene le cassette preferite, va bene la musica leggera italiana, ma se adesso non smettete di litigare li dietro metto la radio con le informazioni sul traffico.

Ah non smettete? Ok, bene allora arriva la musica da punizione.

Con un rapido gesto mio padre tirava fuori quella cassetta. Ancora oggi mi chiedo dove la tenesse nascosta per averla sempre così a portata di mano. In ogni caso, quando la rottura di palle era esagerata, arrivava lei.

LA CASSETTA DEL TOUR DELLA PFM CON FABRIZIO DE ANDRE’

E lasciatemelo dire: che due palle.
Facevo le elementari, puoi capire quanto me ne fregasse a me del prog italiano.
Io volevo le canzoni di Non è la Rai, o le compilation del Festivalbar. Mi sembravano validissimi compromessi tra me e i miei genitori.
Ma tutta quella musica da bambine era confinata a casa: maledetti genitori con le idee geniali.

I tempi poi sono cambiati.
Mio padre decise che da più grande le mie punizioni fossero legate solo più all’ascolto di Genio & I Pierrots, e quando facevo cazzate più grandi mi portava direttamente ai concerti.
Ma io e De Andrè non abbiamo più fatto pace.

L’ho ascoltato, l’ho anche apprezzato ma non l’ho mai amato.
Quando parte Creuza de Ma io non parto a cantare.
Non ho suoi cd a casa.
Non so nemmeno un suo testo a memoria. Non ne so nemmeno uno a metà.

Ma so che ogni volta che guardo il vaso dove l’anno scorso avevo piantato l’erba gatto e quest’anno sono nati dei fiori penso:
“Dai diamanti non nasce niente, dall’erba gatto nascono i fiori”.