Archivio | novembre, 2014

La latitanza

17 Nov

Latito dal blog da quest’estate.

Sono distratta.

Ho una nuova ossessione: capire quali sono le mie cose preferite in varie categorie.

Tipo qual è la mia posata preferita? La forchetta.

Il mio numero preferito? Il numero 8

Qual è la mia canzone preferita di Nina Simone? Ok, ce l’ho ( ma non la dico)

Qual è il mio secondo nome da gatta preferito? E da gatto maschio? Ok ce l’ho entrambi.

Spice girls o All Saints? All Saints.

E fin qua le categorie erano facili.

Poi sono arrivata a chi resusciterei tra i morti per vederlo in concerto e qual è la mia canzone preferita dei Beatles e mi sono arenata.

Perchè, ecco, il problema è che ce l’ho una canzone preferita dei Beatles, ma poi, puntualmente, quando penso di aver scelto definitivamente, quelle altre due favorite spuntano fuori e mi mandano in crisi.

E, comunque, Sexy Sadie è al numero 4.

E poi ad ottobre mi è apparsa Gwen Stefani vestita da filosofo e mi sono convinta che il testo di “A simple kind of life” racchiude significati illuminanti per la mia complicata esistenza di gattara sex symbol.

Ho analizzato tutta la discografia dei No Doubt convinta di trovare rivelazioni sconcertanti per la mia esistenza. Ma non è successo. E ci sono anche rimasta un po’ male.

Poi ho riconosciuto il ritmo della bachata in un pezzo dei Deerhunter (gruppo indie/hipster/ocomelovuoichiamare) e gnente, non riesco più ad ascoltarlo.

Inizio a fare confusione tra Obsesion degli Aventura, e poi mi vedo cantare il testo giusto del pezzo (Revival) ballando il passo base della bachata ed è tutto troppo impegnativo; perchè ricordiamoci che questi pensieri li faccio mentre guido.

Forse è colpa del nuovo pezzo di Enrique Iglesias.

E adesso sono presa da altri pensieri tipo:

  • dovrei imparare a cucinare cibi veri?
  • nel testo di Royals Lorde dice “You can call me Queen B” riferendosi a Beyonce? Lo dice davvero?
  • Ma i capelli di Beyonce sono lunghi? Sono corti? Sono solo parrucche?
  • Ma Miss America mi legge nel pensiero?
  • Quell’articolo di Vice sui gatti che sono alieni, nasconde un fondo di verità?

E quindi amici, questa latitanza l’ho fatta per voi.

Perchè anche se so di odiare la gente, in realtà sono buona di cuore e non mi piace tediare le persone, che poi finisce sempre che devi spiegarti, e non ti capisci e poi litighi.

E allora stiamo tutti zitti.

Sigla di chiusura

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Il mattino non ha l’oro in bocca

11 Nov

Il mattino ha la fiatella, la pelle grigia, la voce impastata, gli occhi piccoli e gonfi.

Il mattino è di poche parole e ti punge in faccia: forse ti vuole svegliare.

Il mattino è nervoso, scontroso e ti guarda di sfuggita.

Il mattino, quello dove ancora tutto è buio, è come te: sa ancora di pigiama e ha la riga del cuscino su una guancia e non gli devi parlare.

E poi arriva l’alba; ti accorgi che la tua amica si è alzata mezz’ora prima di te e ha trovato il tempo di truccarsi e pettinarsi.

E lei sembra sana.

Tu no.

Taylor Swift

5 Nov

E gnente: sono viva.

So che probabilmente non è che vi cambi la giornata e Lezioni di parlo non vi mancava.

So anche che le persone a cui interessa la continuazione della mia esistenza sono stati rassicurati dal fatto che la mia vita a ottobre è stata documentata da foto sui social network e racconti che garantivano una sola cosa: VITA SOCIALE.

Sì, a ottobre mi sono dedicata anima e corpo (soprattutto corpo) alla vita sociale. Con grandissimi risultati.

Intanto, carico pubblico a casa, preparatevi a fare la ola per un grande, attesissimo ritorno: LA LIMONANZA.

Dedicheremo uno spazio a parte a LA LIMONANZA, ma sì, vi do uno spoiler: ottobre è stato anche un mese hot.

Infatti ho limonato, ho ricevuto un sms in cui, finalmente, un essere vivente di sesso maschile si è reso conto che sono un sex symbol e poi mi sono innamorata. Di un barista. Che mi ha fatto volontariamente 10 euro di sconto. Ergo si è innamorato anche lui.

Ma di tutto questo parleremo un’altra volta.

Lezioni di parlo è un blog di formazione, un amico che condivide con voi i duri insegnamenti della strada per alleviarvi i momenti più bui di quella che Antonello Venditti definiva una fantastica storia, aka la vita.

Oggi parliamo di Shazam.

Nel caso esistesse qualcuno più indietro di me sul campo app, Shazam è un programmino che tu ti scarichi nel telefonino e serve per dirti titolo e cantante di una canzone che canticchi e che vorresti scaricare illegalmente ma non sai chi la canta ne come cercarla. E hai provato a cercare su google pezzi del testo in un inglese tutto tuo, ma niente e quindi quando becchi il pezzo alla radio attacchi Shazam e tadam: sveli l’arcano.

Ora: la maggior parte delle volte è bello scoprire cose nuove, cantanti nuovi, dire “Ah sì? la canta lui? Maddai” e poi rimuovere tutto dopo 5 minuti. Ma poi niente, Shazam può anche causare dei traumi.

Come quando, qualche giorno fa, becco alla radio quella canzoncina che mi piaciucchia (credo mi piaccia perchè ripete solo tantissime volte la parola Shake Shake Shake, e io ho un debole per la parola shake e anche i per i milkshake) così, lesta come una faina, prendo il telefono, attacco shazam e aspetto.

Guardo il risultato e mi si spezza il cuore.

TAYLOR SWIFT.

Taylor Swift mi è antipatica a priori perchè mi ricorda l’unica compagna di classe con cui ho fatto dalla 1 elementare alla 5 superiore: la mia acerrima nemica.

Non l’ho mai retta, mai.

Il ricordo della sua voce mentre dice “Teacher, may I go to the toilet” mi fa ancora venire i brividi.

Ogni volta che vedo Taylor Swift vedo lei, o meglio, vedo Taylor Swift con la sua faccia, e sto male.

Che poi parliamo di una che ha fatto i soldi con il country, una che ha ingiustamente rubato il premio di miglior video dell’anno a “Single Ladies” di Beyonce.

Cioè: ha vinto lei con un video di una canzone country.

Che poi sta roba dell’America e del country……… Io ci penso spesso.

Gli ammericani vanno fuori per il country, lo vanno a ballare con le camicie a quadri e i cappelli da cow boy e gli stivaloni, pensano sia la musica più bella del mondo e io mi chiedo sempre: ma se fossi americana come sarei?

E la risposta è sempre la stessa: se fossi americana forse non ascolterei il country, ma di sicuro sarei enorme.