Archivio | dicembre, 2014

Le conseguenze della tuta

23 Dic

Mi piace pensare al Paradiso come ad un posto in cui abitiamo tutti nello stesso paesone. Famosi e non famosi.

Un posto dove sia possibile fare pranzo con la mia migliore amica e Damon Albarn insieme, un posto dove, finalmente, potrò andare a Gardaland con Paolo Nutini e limonare durissimo, sempre con lui (ma nel caso pure con un altro), durante lo spettacolo dei delfini.

Aperitivi con la mia amica Liza e Fiona Apple e Amy Winehouse che durano ore, Mario Biondi che fa il benzinaio, etc etc etc

Poi, nel mio paradiso, c’è un reparto vip. Un reparto in cui possono starci di diritto solo quelli che mi hanno cambiato e semplificato la vita.

Per esempio: l’inventore della lavatrice (mio elettrodomestico preferito) e quello dell’aspirapolvere (mio elettrodomestico preferito nr. 2).

Poi in una casetta bianca con la porta blu ci abitano i miei preferiti tra i preferiti:

L’INVENTORE DELLA TUTA  insieme con il suo amichetto del cuore: L’INVENTORE DEL PILE (non le pile quelle che metti nelle cose per farle funzionare, proprio il pile il tessuto più caldo e meraviglioso e antisesso che esista).

Ora dopo questo prologo possiamo parlare della tuta.

La tuta è uno dei grandi amori della mia vita.

Ne ho un sacco, una più brutta e calda dell’altra. Le mie preferite sono appunto in pile: calde, morbide e larghe.

Io da ottobre a maggio farei tutto in tuta. Mi accontenterei anche solo dei pantaloni della tuta.

Maglioncini e camicette sopra e pantaloni sbragoni e morbidoni sotto.

Provate ad immaginare la vostra giornata tipo in pantaloni della tuta. Ufficio, spesa, commissioni, macchina: tutto in tuta. Saremmo tutti più rilassati, belli comodi nel nostro cavallo basso, senza bottoni e cerniere, senza cuciture, senza i segni delle cuciture impressi nelle cosce perchè stai a magnà un po’ troppo tesoro mio.

Che meraviglia.

Per le cose fighe ci vestiamo tutti in tiro e poi tutti in tuta.

Per esempio io questo fine settimana sono riuscita a stare per ben tre sere in tuta. Ho anche svolto delle attività sociali, sono andata a casa della Gente, sempre in tuta. Perchè in tuta puoi fare tutto, e puoi farlo meglio, con scioltezza.

Ma ci sono delle controindicazioni.

Quando ritorni ai pantaloni veri, quelli convenzionali, poi ti dimentichi che esiste una cerniera lampo. E puntualmente vaghi per il mondo con la leggendaria bottega aperta.

Tutta questa storia per spiegarvi il mio vero obiettivo per il 2015

Smettere, finalmente, di girare ovunque con la cerniera abbassata.

E comunque tanti auguri di un Natale pieno di cibo e pieno di penichelle in tuta sul divano.

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E allora ciao, intanto

16 Dic

“L’eccitazione è sintomo d’amore”

Quindi, se ad ogni messaggio di questo qua nuovo che sta provando a rimorchiarvi voi sbuffate ecco, dileguatevi. Sbolognatelo. Troncate i ponti.

Quella menata che vi dicono alcune vostre amiche “ALLA GENTE BISOGNA DARE UNA POSSIBILITA'” è, appunto, una menata.  Oserei, quasi, una stronzata.

Antonella Ruggiero per un’ora d’amore non sapeva cosa non avrebbe dato, io dopo mezz’ora di primo appuntamento fallimentare darei solo testate al muro.

E per farvi capire che sono un’esperta del settore, vi ricordo che IO sono uscita con uno che come prima cosa mi ha chiesto

“Abiti in provincia vero?”

“Sì, verissimo”

“Figo. Quindi hai l’orto”.

Il resto dei quaranta minuti passati insieme include anche un suo monologo sui motivi per cui Microsoft è migliore di Apple.

Uno perchè si deve sottoporre a delle torture simili??

Io la mia dose di masochismo l’assumo già quando prenoto la ceretta alle 9 di sabato mattina, ho bisogno anche di queste esperienze? No.

Quindi sdoganiamo liberamente lo sbolognamento prima di conoscersi.

Non siete troppo zitelle, ne troppo rigide, ne delle fighe di legno: semplicemente quello che vi fa sbuffare, colui che non vi fa aprire whats app per ore (così non rischiate la notifica letto, non letto, ultimo accesso etc etc etc), l’uomo che vi ricorda che dovete stirare e non potete uscire per l’aperitivo etc etc etc

Ecco quello li non fa per voi. E voi non fate per lui.

E allora ciao, intanto.

Carmelita

9 Dic

I social network ci hanno dato alla testa.

Ci hanno convinti che siamo liberi di esternare tutto quello che ci passa per la testa.

Anzi, peggio.

Spesso ci spingono a scavare a fondo dentro le nostre menti.

Grattiamo  così tanto il fondale dei nostri flussi mentali da tirarne fuori il peggio per partorire battute squallide, brutte, irrispettose a che pro? Un retweet? Più di 20 like su Facebook?

Ce la meritiamo Barbara D’Urso. E ora che la mettono in panchina, ci meriteremo anche la sua sostituta.

Sì, perchè tanto al suo posto arriverà un’altra faccia, un’altra voce a raccontarci altri drammi. A riempirci gli occhi e le orecchie di purissima merda.

Perchè è quello che vogliamo: farci riempire di merda. Conoscere ogni minimo dettaglio delle vicende più orrende.

Più un delitto è macabro, più ne diventiamo ossessionati, più dobbiamo sapere e parlarne e discuterne e giudicare e puntare il dito.

E se neanche di fronte alla morte di qualcuno, più o meno famoso, riusciamo a stare in silenzio, la merda è quello che ci meritiamo.