Le conseguenze della tuta

23 Dic

Mi piace pensare al Paradiso come ad un posto in cui abitiamo tutti nello stesso paesone. Famosi e non famosi.

Un posto dove sia possibile fare pranzo con la mia migliore amica e Damon Albarn insieme, un posto dove, finalmente, potrò andare a Gardaland con Paolo Nutini e limonare durissimo, sempre con lui (ma nel caso pure con un altro), durante lo spettacolo dei delfini.

Aperitivi con la mia amica Liza e Fiona Apple e Amy Winehouse che durano ore, Mario Biondi che fa il benzinaio, etc etc etc

Poi, nel mio paradiso, c’è un reparto vip. Un reparto in cui possono starci di diritto solo quelli che mi hanno cambiato e semplificato la vita.

Per esempio: l’inventore della lavatrice (mio elettrodomestico preferito) e quello dell’aspirapolvere (mio elettrodomestico preferito nr. 2).

Poi in una casetta bianca con la porta blu ci abitano i miei preferiti tra i preferiti:

L’INVENTORE DELLA TUTA  insieme con il suo amichetto del cuore: L’INVENTORE DEL PILE (non le pile quelle che metti nelle cose per farle funzionare, proprio il pile il tessuto più caldo e meraviglioso e antisesso che esista).

Ora dopo questo prologo possiamo parlare della tuta.

La tuta è uno dei grandi amori della mia vita.

Ne ho un sacco, una più brutta e calda dell’altra. Le mie preferite sono appunto in pile: calde, morbide e larghe.

Io da ottobre a maggio farei tutto in tuta. Mi accontenterei anche solo dei pantaloni della tuta.

Maglioncini e camicette sopra e pantaloni sbragoni e morbidoni sotto.

Provate ad immaginare la vostra giornata tipo in pantaloni della tuta. Ufficio, spesa, commissioni, macchina: tutto in tuta. Saremmo tutti più rilassati, belli comodi nel nostro cavallo basso, senza bottoni e cerniere, senza cuciture, senza i segni delle cuciture impressi nelle cosce perchè stai a magnà un po’ troppo tesoro mio.

Che meraviglia.

Per le cose fighe ci vestiamo tutti in tiro e poi tutti in tuta.

Per esempio io questo fine settimana sono riuscita a stare per ben tre sere in tuta. Ho anche svolto delle attività sociali, sono andata a casa della Gente, sempre in tuta. Perchè in tuta puoi fare tutto, e puoi farlo meglio, con scioltezza.

Ma ci sono delle controindicazioni.

Quando ritorni ai pantaloni veri, quelli convenzionali, poi ti dimentichi che esiste una cerniera lampo. E puntualmente vaghi per il mondo con la leggendaria bottega aperta.

Tutta questa storia per spiegarvi il mio vero obiettivo per il 2015

Smettere, finalmente, di girare ovunque con la cerniera abbassata.

E comunque tanti auguri di un Natale pieno di cibo e pieno di penichelle in tuta sul divano.

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2 Risposte to “Le conseguenze della tuta”

  1. latandi 23 dicembre 2014 a 17:13 #

    CHE BELLA, STUPENDA, MERAVIGLIOSA IMMAGINE (Parlo di una vita in tuta, ma anche limonare con Paolo Nutini durante lo spettacolo dei delfini ha il suo perché). Io da quando ho scoperto i pantaloni elasticizzati/quasi leggings non riesco a mettere altro. In più non hanno la cerniera, quindi problema risolto.

    • lezionidiparlo 23 dicembre 2014 a 18:42 #

      Io ne ho solo un paio di quei pantaloni li, e ora che sto mangiando come se non ci fosse un domani mi strizzano tutta la ciccia verso l’alto formandomi una pagnotta in zona pancia. Ai leggins dico si ma la tuta continuerà a vincere nei secoli dei secoli, amen

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