La libertà di assentarsi

15 Feb

Vi siete mai chiesti perché ad un certo punto ho smesso di scrivere?

Io me lo sono domandato infinite volte e la risposta è sempre stata la stessa: non avevo più voglia.

Lezioni di Parlo è sempre stato il posto dove finalmente potevo scrivere tutto quello che volevo, e non mi è mai importato di scrivere per un pubblico o per ottenere un pubblico. Scrivevo cosa volevo io, come volevo io.

Triste, allegro, sgrammaticato, nosense. Non ho mai pensato di essere brava a scrivere o di poter avere un futuro nella scrittura: semplicemente mi piaceva.

Poi è arrivata un po’ di notorietà e le cose si sono un po’ incrinate. Temevo di dover raggiungere gli standard di altri blogger, di dover accontentare le aspettative di chissà chi, di dover mantenere costanza nel pubblicare post.

Insomma, l’ansia.

Solo obiettivi, solo strategie e il piacere di scrivere cosa mi passava per la testa si è seduto in panchina.

Poi qualcosa si è rotto davvero.

Stavo male, e quando stai male un blog come Lezioni di Parlo non lo puoi avere. Per pura fortuna, ed è stata solo fortuna, la voglia di scrivere non solo è rimasta in panchina: è proprio andata in vacanza e a me non è mai passato per il cervello di accendere il pc per scrivere dettagliatamente del nero che avevo in testa e di quanto il mio cuore fosse pesante. Il pc è rimasto chiuso dentro la sua valigetta, nascosto dentro un armadio e io mi sono assentata per occuparmi di me stessa.

Ho riflettuto a lungo sul chiudere il blog per sparire.

Poi volevo chiudere Lezioni di Parlo per aprire un altro blog, di nuovo nell’anonimato, di nuovo per il piacere di scrivere. Non stavo ancora bene.

Per pura fortuna, non ho scritto ne post patetici da cui correre al riparo, ne ho mandato in vacca la mia adorata creatura senza senso. Lo ripeto:per pura fortuna, perché non è questione di bravura o di forza, ma solo di fortuna; mi sono solo assentata un attimo.

Perché se c’è una cosa che ho capito nelle ultime settimane è che da tutta questa macchina di connessione continua, da questa sorta di Second Life fatta di social network, fotografie e dating app ti puoi assentare. E tornare. E, se vuoi, di nuovo assentare.

Ognuno di noi sente il bisogno di farne parte, chi più chi meno, e anche se credo che le Instagram stories siano il male per la solitudine e la noia delle persone, io stessa domenica ho fatto un video di un vinile dei Portishead che andava sul mio giradischi.

A chi cazzo gliene frega che domenica alle 12.30 stessi ascoltando All Mine??? Eppure non contenta, dopo aver girato il lato del vinile, ho fatto un altro video di Miss America che faceva le fusa mentre il giradischi inondava il salotto con Only You. Sono una poveretta? Sono una supercool? Nessuna delle due.

Sono semplicemente una che finalmente ha ritrovato la voglia di scrivere le cazzate che gli passano per la testa senza pensare più a nessuno, consapevole che la condivisione dipende dalla nostra volontà.

E che nessun Instagram può sostituire gli occhi, nessun Facebook può sostituire una serata con gli amici e nessun Tinder può fare quello che una persona con lo sguardo giusto e la frase giusta riescono a fare.

Ecco perché alla fine non la diamo mai su Tinder.

Alla prossima 😉

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Una Risposta to “La libertà di assentarsi”

  1. cenere 15 febbraio 2017 a 22:05 #

    Io di blog ne ho aperti e chiusi tre negli ultimi 13 anni. Non so, dopo un po’ devo cambiare, dare fuoco a tutto.

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