Archivio | marzo, 2019

C’è Crisi Paolo.

15 Mar

Ieri è stato il compleanno di mio fratello, che si chiama Paolo.

Quindi “Buon compleanno Paolo”, ora ci concentriamo tutti sull’altro Paolo della mia vita e ciao.

Come ogni persona in Italia sa, soprattutto se si chiama Paolo, nella vita di ognuno di noi c’è sempre un altro Paolo, che chiamiamo per nome, che è con noi ogni giorno.

Il faro che ci guida nella tempesta delle nostre giornate lavoro/casa/socialmedia/varie, la luce che illumina i nostri momenti di boh, la ciliegina bella e commestibile sulla torta di polistirolo chiamata Mezzogiorno in Famiglia.

Ovviamente stiamo parlando di Paolo Fox, ma immagino l’abbiate capito dal titolo.

Paolo fa parte della mia quotidianità da anni, ma veramente tanti anni, non lo so 15/20?

Anni di fedeltà in cui a mezzogiorno si sintonizza su Rai 2 puppandoci prima quell’orrendo gioco degli omini vestiti da manone (lo so che tra voi qualcuno sa di cosa sto parlando), solo per vedere la classifica settimanale, anni in cui a dicembre cerco un angolo tranquillo per leggere, a rate e senza dare nell’occhio, il suo nuovo libro al supermercato.

La sua app fu una delle prime che scaricai quando ebbi il mio primo smartphone nel 2013, e visto che fui una delle ultime ad adeguarmi al progresso tecnologico, prima feci scaricare l’app ad un po’ di amiche smart.

Per molti mesi il suo “BUONGIORNO AMICI DELLA VERGINE“, il suo capello nerissimo, il suo sorriso rassicurante e la sua voce così friendly furono la compagnia della mia colazione. 60 secondi in cui Paolo dà dritte sulla possibile giornata che potrebbe capitarti secondo lui, 60 secondi in cui principalmente puoi ammirare una delle sue millemila camicie (RAGAZZI CHE CAMICIE).

Poi il dramma: l’app diventa a pagamento.

Allora Paolo scusa, non ci siamo capiti, non sei più quello di una volta. Meglio se la chiudiamo qua, cancello l’app e ci vediamo di meno per un po’.

Con il passare delle domeniche, lentamente, siamo tornati in buoni rapporti; l’app è tornata gratuita e io e Paolo ci chiamiamo di nuovo per nome: io lo chiamo Paolo e lui mi chiama Amici della Vergine.

Negli anni più duri, 2015/2016/2017, era lì a dirmi che dovevo tenere duro, che c’avevo Saturno contro fino a fine 2017, e che, appunto, dovevo smazzarmi un sacco di merda. Settimana dopo settimana un repeat di “Amici della Vergine, hai ancora Saturno contro per te ancora merda, però tieni duro”.

Poi siamo finalmente arrivati al 2018, l’inizio della ripresa, “Che bello Amici della Vergine, ora inizierai un percorso di ripresa che ti porterà a un 2020 dorato”.

Nel 2018 solo lavoro, e infatti, non so gli altri Amici della Vergine, ma la sottoscritta ha lavorato e basta. Per cui 52 domeniche di posizioni buone in classifica con commenti brevissimi e sintetici in cui Amici della Vergine goditi la tranquillità, lavora e non polemizzare (perché Paolo lo sa che mi piace rompere il ca…).

Una delle caratteristiche principali delle classifiche di Paolo è che più sei alto di posizione, meno attenzioni ti dedicherà. D’altra parte già ti va tutto bene, cosa vuoi? Anche le sue preziose attenzioni? Non credo proprio Amico del tuo segno: ESCI E VERIFICA e smettila di cercare le attenzioni di Paolo, lasciale a chi ha Saturno contro.

La scorsa settimana il traguardo.

Finalmente il primo posto è mio Amici della Vergine.

Daje.

Suca Saturno. Tiè.

Questa settimana il mondo sarà mio. 2020 preparati: sto arrivando smagliante e dorata come Charlize Theron nella pubblicità di J’Adore.

Da lunedì sera ho l’influenza intestinale.

Siamo a venerdì e ancora sto male.

Suca Paolo,

by Amici della Vergine 84

Annunci

A star (could have been) born

9 Mar

Ieri Festa della Donna, per cui oggi proponiamo uno spaccato tratto dal libro:

“Io e i mei sogni di femmina”

Ogni volta che vedo un video di un coro di bambini, purché siano capaci, mi viene da piangere. Schiaccio play, trascorre un minuto, un minuto e trenta, e se sono bravi mi viene da piangere.

Ho pianto a vedere il Coro dell’Antoniano che canta Oroscopo a Bologna con Calcutta, ho pianto anche a vedere un coro di bambini georgiani che esegue Bohemian Raspody a Georgia’s got Talent.

Beh, su di loro, in realtà, avrei da ridire sia sul fronte coreografia, che su alcuni punti vocali, ma l’espressione di alcuni di loro e l’impegno degli altri mi hanno comunque condotto nella strada dell’occhio lucido.

Niente a che vedere con tenerezza, senso di maternità o cose del genere.

Io piango perché ogni coro di bambini, purchè un coro con potenzialità e talento, mi ricorda del grande sogno della mia vita: FARE LA CORISTA.

Da bambina avrei venduto i miei genitori per entrare nel Piccolo Coro dell’Antoniano, e no, non è un modo di dire, l’avrei fatto.

Ho chiesto, implorato, pregato, suggerito: le ho provate tutte per avere un’opportunità, ma niente.

Bologna, Lo Zecchino D’oro, Topo Gigio e Mariele Ventre sono rimasti un’utopia, incorniciati dalla possibilità di pranzare a giorni alterni con tortelli in brodo e lasagne.

Gli eletti cantavano nel coro, io li guardavo alla tele.

Loro incidevano le registrazioni delle canzoni in gara, io compravo il 33 giri e lo divoravo.

Ovviamente, essendo donna e multitasking, interpretavo sia la parte del solista (senza distinzioni di genere) che la parte del coro di tutte quante le canzoni: praticamente un incubo che durava un anno intero e terminava solo con lo Zecchino D’Oro dell’anno successivo.

Ma, dentro di me, sapevo che quella sarebbe stata la mia strada. Sarei dovuta essere in mezzo a loro, a fare le scale e gli esercizi di riscaldamento, imparare i testi delle canzoni, farmi le trecce ed esercitarmi a cantare sorridendo mentre tenevo le mani incrociate dietro la schiena e ondeggiavo a dx e sx. 5-6-7-8.

Invece cantavo da sola in cameretta, in macchina, attaccata al giradischi, alle cuffie dell’Auchan a squarciagola ecc ecc ecc.… Una litania costante che dura ancora adesso, e se non canto fischietto, e se non emetto suoni, in realtà, sto canticchiando mentalmente.

Detta così, sembra un racconto inconcludente. Eppure, se ci ripenso, non sono mai stata così lucida e consapevole come lo ero dai 6 ai 10 anni di cosa avrei voluto fare da grande, cioè fare la corista. E, probabilmente, sarei stata anche brava.

Qual è la morale di questa storia?

Inseguite i vostri sogni, siate coraggiosi, ascoltate i bambini?? NO.

La morale è:

“Una stella sarebbe potuta nascere, invece oggi organizzo il mio Karaoke B-Day party con 6 mesi d’anticipo e taaaanto pathos.”

Vi saluto con una delle canzoni in cui spaccavo di brutto:

 

 

Uomo venditi meglio: due/tre cose che potresti non fare su Tinder

3 Mar

Che non si venga a dire che Lezioni di Parlo ha smesso di fare ricerca sul campo. NO.

Magari latito sul blog, magari latito anche sul dancefloor, ma sto sempre lì. Sempre pronta a provare tutte le nuove app pseudo romantiche.

Dopo timidi tentativi su Adottaunragazzo, Tinder, Ok Cupid mi ero presa una pausa lunga più di due anni perché tanto non c’era trippa per gatti.

Ma i fiumi scorrono, i venti cambiano e io ancora sono single, così ci ho riprovato. E quindi, cari amici da casa, ecco la verità.

Perché già nel mondo reale tutto è difficile, ma se pure nelle app vi vendete di merda allora andiamo tutti a casa, adottiamo un sacco di gatti e sentiamoci solo più per parlare delle serie su Netflix.

Però usiamo i vocali su WhatsApp, che le chiamate, quelle vere, le detesto.

Iniziamo con il primo problema del 70% degli utenti maschi sulle app di incontri:

CHE FOTO METTO.

Ecco: metti più di una foto, metti delle foto di te che esprimano cose positive, facci immaginare che sei interessante, che sei piacevole, ma facci capire qualcosa.

Però, per esempio, potresti non mettere foto di te con la tua ex fidanzata, o di te con tua nonna che compie 91 anni (foto beccata oggi), oppure, anche la foto del tramonto sul mare che hai scattato st’estate in Grecia: lasciala nella memoria del telefono visto che tu non appari.

Poi, amico maschio, non so dove hai letto il contrario, ma a noi di vedere che dormi abbracciato al tuo gatto, o che ti fai leccare la bocca dal tuo cane non ce ne frega una sega.

Seriamente: ci piacciono gli animali, ma non li troviamo arrapanti.

Tieni le foto dell’album “Io e il mio pet friend” per altre occasioni, magari per la festa di compleanno dei 92 anni di nonna.

Ci sarebbe il tema SPORT, ma non sono obiettiva quindi sorvoliamo.

Ma parliamo dell’argomento più spinoso: I SELFIE

L’arte del selfie è difficile, si sa, ma con un pochino di impegno, i filtri di Instagram, il bianco nero e dell’esercizio, qualcosa si può ottenere

Ma entriamo nel vivo degli errori più comuni con degli esempi fotografici:

 

Il Selfie allo specchio dove si vede il telefono: l’utilità??

Il Selfie pulizia del viso: da vicino così, esattamente,  cosa dobbiamo fare? Organizzare la pulizia del viso? Contiamo i vostri pori per addormentarci quando non abbiamo sonno?

Apoteosi del selfie sbagliato: il selfie mosso dove non si capisce una sega e sembrate pure dei coglioni.

 

Ma ora fingiamo che la prima presentazione sia andate bene, siete arrivati al momento chat e dovete iniziare quella imbarazzante, noiosa e, spesso, inutile pantomima della chat.

Ecco ricordatevi che per trovare lavoro c’è LinkedIn e Tinder, in teoria, serve per copulare. Non fate come il mio amico di cui allego prova fotografica.

IMG_1898_LI

 
EVITATE DI CONFONDERVI, che poi magari trovate me dall’altra parte e io non riesco a trattenermi dal darvi dei pirla.