A star (could have been) born

9 Mar

Ieri Festa della Donna, per cui oggi proponiamo uno spaccato tratto dal libro:

“Io e i mei sogni di femmina”

Ogni volta che vedo un video di un coro di bambini, purché siano capaci, mi viene da piangere. Schiaccio play, trascorre un minuto, un minuto e trenta, e se sono bravi mi viene da piangere.

Ho pianto a vedere il Coro dell’Antoniano che canta Oroscopo a Bologna con Calcutta, ho pianto anche a vedere un coro di bambini georgiani che esegue Bohemian Raspody a Georgia’s got Talent.

Beh, su di loro, in realtà, avrei da ridire sia sul fronte coreografia, che su alcuni punti vocali, ma l’espressione di alcuni di loro e l’impegno degli altri mi hanno comunque condotto nella strada dell’occhio lucido.

Niente a che vedere con tenerezza, senso di maternità o cose del genere.

Io piango perché ogni coro di bambini, purchè un coro con potenzialità e talento, mi ricorda del grande sogno della mia vita: FARE LA CORISTA.

Da bambina avrei venduto i miei genitori per entrare nel Piccolo Coro dell’Antoniano, e no, non è un modo di dire, l’avrei fatto.

Ho chiesto, implorato, pregato, suggerito: le ho provate tutte per avere un’opportunità, ma niente.

Bologna, Lo Zecchino D’oro, Topo Gigio e Mariele Ventre sono rimasti un’utopia, incorniciati dalla possibilità di pranzare a giorni alterni con tortelli in brodo e lasagne.

Gli eletti cantavano nel coro, io li guardavo alla tele.

Loro incidevano le registrazioni delle canzoni in gara, io compravo il 33 giri e lo divoravo.

Ovviamente, essendo donna e multitasking, interpretavo sia la parte del solista (senza distinzioni di genere) che la parte del coro di tutte quante le canzoni: praticamente un incubo che durava un anno intero e terminava solo con lo Zecchino D’Oro dell’anno successivo.

Ma, dentro di me, sapevo che quella sarebbe stata la mia strada. Sarei dovuta essere in mezzo a loro, a fare le scale e gli esercizi di riscaldamento, imparare i testi delle canzoni, farmi le trecce ed esercitarmi a cantare sorridendo mentre tenevo le mani incrociate dietro la schiena e ondeggiavo a dx e sx. 5-6-7-8.

Invece cantavo da sola in cameretta, in macchina, attaccata al giradischi, alle cuffie dell’Auchan a squarciagola ecc ecc ecc.… Una litania costante che dura ancora adesso, e se non canto fischietto, e se non emetto suoni, in realtà, sto canticchiando mentalmente.

Detta così, sembra un racconto inconcludente. Eppure, se ci ripenso, non sono mai stata così lucida e consapevole come lo ero dai 6 ai 10 anni di cosa avrei voluto fare da grande, cioè fare la corista. E, probabilmente, sarei stata anche brava.

Qual è la morale di questa storia?

Inseguite i vostri sogni, siate coraggiosi, ascoltate i bambini?? NO.

La morale è:

“Una stella sarebbe potuta nascere, invece oggi organizzo il mio Karaoke B-Day party con 6 mesi d’anticipo e taaaanto pathos.”

Vi saluto con una delle canzoni in cui spaccavo di brutto:

 

 

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