Archivio | Storie di sfiga vera RSS feed for this section

Cerniere vs single

21 Gen

In 30 anni di vita non mi era mai capitato di sentirmi discriminata dalla moda. Moda inteso come vestiti.

I vestiti, fondamentalmente, sono miei amici.

Non addentriamoci in discussioni seriose, che se le volete fare state leggendo il blog sbagliato.

Ritorniamo alla mia storia, che è quella che ci interessa.

Lunedì ho incontrato il mio primo vestito nemico, il primo vestito a cui ho rinunciato perchè impossibilitata ad indossarlo.

abito

Eccolo.

Apparentemente sembra un normalissimo abito con le giuste qualità per diventare membro ufficiale di quel regno del caos che è il mio armadio. Valore aggiunto: colore sobrio e lunghezza al ginocchio, che così ci posso andare a lavorare.

Stretto in vita, comodo sui fianchi, così riduco la problematica culone&coscioni fardello nr 1 delle donne a pera.

Ciao sono Valentina e sono una donna a pera.

Prezzo sotto i 30 euro. Perfetto.

Ok, lo vedo, trovo la taglia, vado in camerino.

E qua inizia il dramma.

La cerniera. Una maledetta cerniera che parte dal fondo schiena e sale su fino al collo. Maledetta moda di merda che hai riportato in vita queste dannatissime cerniere che stanno lì sopra la tua spina dorsale.

E voi qua direte: ma qual è il dramma?

Il dramma è che uno da solo sta cerniera non la può tirare su e di conseguenza neanche giù.

Ci ho provato. Mi sono dimenata in ogni modo all’interno del camerino, ho provato anche con il training autogeno ad immedesimarmi in una biscia.

“Sono una biscia, mi posso contorcere. Sono una biscia, ce la posso fare”.

Niente. Non sono riuscita a tirarla oltre la metà schiena.

Se almeno mi fosse stato male. No, mi stava pure bene.

Avrei potuto prenderlo comunque, penserete voi, ma vi dimenticate un dettaglio importante:

CON CHI VIVO IO? Con Miss America

MISS AMERICA E’ UNA PERSONA? No, è una gatta.

I GATTI COME SE LA CAVANO CON LE CERNIERE? Ne ignorano l’esistenza

Ho saggiamente preferito evitare situazioni di me che esco di casa con un vestito chiuso solo per metà in cerca di un essere umano che provveda ad aiutarmi.

Ergo, se vivi da sola gli abiti con la cerniera perfettamente parallela alla tua spina dorsale ti saranno nemici.

Nemici spietatissimi.

In alternativa puoi sempre tornare a vivere con tua madre, che nel caso ti chiuderà la cerniera e ti dirà che se ti vesti con un abito da novizia di sicuro un uomo non lo troverai.

Annunci

Io, Miss America e gli insetti.

29 Set

Ci dovrebbe essere una legge cosmica che ci preserva dalle nostre fobie.
La suddetta legge cosmica dovrebbe fare in modo che, se le nostre fobie sono rappresentate da altri esseri viventi, noi possiamo vivere un’esistenza pacifica e tranquilla: loro da una parte e noi dall’altra.
Indisturbati. Sereni.

Questa legge cosmica non esiste.
Anzi, l’universo complotta contro di noi e le nostre debolezza. Per essere proprio precisi l’universo si fa burla di me medesima e della mia fobia: gli insetti.

Vivo in questo appartamento da più di 2 anni e mi è già capitato di tutto.
Passi l’ape mentre fumo la sigaretta in balcone, tolleriamo anche la falena che entra le sere d’estate: ma il nido di vespe sul balcone è stato l’inizio della fine.
Da li sono arrivati in ordine :
ragni (che a me sono sembrati enormi) ;
grilli nel soggiorno;
calabroni in soggiorno mentre guardo x factor;
calabroni in cucina mentre lavo i piatti.
E che cazzo.
Abito in un appartamento mica in una tenda in mezzo ai boschi.
Uno non può mica girare costantemente con tutti i cataloghi ikea dal 2012 sempre a portata di mano (la mia arma letale).

Ora, so bene che gli insetti in natura sono necessari. Infatti io non ho problemi: vivete in natura e fuori da casa mia.

Ma la vera domanda è:
Qualcuno può spiegare a Miss America di smetterla di portarmi regali come questi?

IMG_3790.JPG

O di smetterla di infilarmi punase nel letto?

Miss America, dai, non è divertente.

PS: ringrazio mia madre che ogni volta che un insetto mi crea una crisi isterica e neanche i cataloghi ikea tutti in fila riescono a salvarmi, corre a casa mia a fare il lavoro sporco.

Il buongiorno si vede dal mattino

23 Lug

Ho finito la sessione d’esami estiva, il che vuol dire: ho di nuovo una vita sociale.

Una vita sociale che non fa distinzione tra giorni feriali o giorni festivi.

Una vita sociale che non finisce con la mezzanotte (ma che finisce a mezzanotte e mezza se è possibile, perchè poi ho sonno e io alle 7 mi alzo etc etc etc ).

Ieri sera sono uscita incurante del fatto che fosse martedì.

Impavida come Babe il giorno della super gara nazionale di gestione del gregge di pecore sono anche stata fuori oltre la mezzanotte e mezza. E no, malfidati: non ero per niente sbronza.

COMUNQUE.

Causa il tardo orario, arrivata a casa decido di fare la trasgressiva fino in fondo: lascio la macchina parcheggiata in strada e non la ritiro in garage.

Che sfrontata Valina!

Stamattina uscita di casa noto il camiocino del ritiro immondizia nel mio vialetto e penso:

“WoW! La fortuna premia gli audaci e tu sei stata premiata”

(ndr: Il mio vialetto è una strada chiusa. Se avessi avuto la macchina in garage sarei rimasta bloccata nel mio vialetto per almeno 7 minuti dietro il camion della monnezza a insultare il signor monnezzaro con cui ho già litigato più volte)

Ma non solo ho guadagnato tempo, uscita da casa mi ha accolto il sole!!!

Il sole e il cielo blu insieme non li vedevo da settimane. Che sogno.

Ma che giornata meravigliosa Valina, guarda che bell’inizio!

Poi arrivo alla strada dove ho parcheggiato e mentre vado verso la mia macchina vedo un uomo che parla da solo.

Sorrido tra me e me, pensando che è luglio e domani inizia Arff etc etc etc…..

Quando mi passa vicino mi guarda e mi dice: “Mignotta”.

Stasera metto la macchina in garage.

L’importanza di sapere il proprio numero di telefono

19 Mag

Era l’estate del 2009, l’estate dell’influenza aviaria.

Era l’estate in cui andai a Londra per il concerto dei blur ad Hyde Park e tornai a casa con il cuore pieno di gioia e la febbre a 40. Grazie all’emergenza aviaria mia madre e il medico decisero che recludermi 10 giorni in camera mia fosse la scelta più saggia per scongiurare il pericolo epidemia; ancora oggi non capisco perché un esame del sangue non sia stato preso in considerazione.

Comunque.

Era l’estate del 2009, non avevo ancora 25 anni compiuti e sapevo a memoria soltanto due numeri di telefono: quello della mia migliore amica e quello del mio ragazzo, che ormai era diventato ex.

Ancora sottovalutavo l’importanza del cellulare come importante alleato nel rimorchio e non ritenevo necessario memorizzare quelle 10 cifre, tanto le avevo salvate in rubrica se proprio mi fosse capitato a tiro Damon Albarn.

Nel 2009, a Torino, se restavi in città ad agosto ed eri single potevi ancora contare su un grandissimo alleato: GIANCARLO.

E fu proprio da Giancarlo che, un martedì d’inizio agosto, conobbi l’uomo della mia vita.

Mi vide fumare e mi chiese l’accendino e da li iniziammo una discussione talmente nerd che per lui persi subito la testa: “Musicisti classici vs musicisti autodidatti”. Carino, alto, musicista, simpatico: dopo il primo vodka lemon era tangibile che il lemon era nell’aria.

Infatti limonammo.

Fu tutto bello fino al momento in cui l’amica arrivò a chiamarmi per il ritorno in provincia.

Ero nella stessa condizione di Cenerentola alla fine del ballo, solo che al massimo io potevo lasciargli una Converse nr 41 e forse avrei rovinato tutto.

Ma nessun problema: fece tutto lui.

Vediamoci domani, io abito qua, basta che mi lasci il tuo numero di telefono e ti scrivo nel pomeriggio.

Presa dall’amore iniziai a elencare un numero dietro l’altro fino a comporre un numero di telefono realmente esistente. Un ultimo bacio e ciao, a domani.

Uscii da Giancarlo con quell’espressione ebete che solo le cotte mischiate al vodka lemon mi sanno donare.

Il giorno dopo mi svegliai, ancora con quel sorriso ebete accompagnato dal mal di testa giancarliano. La mattina fu tutta un flashback accompagnato da musiche sdolcinate.

Poi arrivò il flashback del momento “Lasciami il tuo numero di telefono”.

La musica sdolcinata si stoppò di colpo e partì la colonna sonora de “Lo Squalo”.

“Io non lo so il mio numero di telefono a memoria”. “Cretina, che numero gli hai lasciato?”

I miracoli non esistono, quindi le opzioni erano due: o gli hai lasciato il numero di C. oppure quello dell’ex.

Ok, respira, concentrati. Chiudi gli occhi e prova a ricordare.

Ed eccomi, che mi ricordo con quanta emozione tiro fuori un numero dietro l’altro fino a formare il numero di telefono del mio ex.

MERDA. MERDA. MERDA.

COGLIONA. COGLIONA. COGLIONA.

Tornai altre due volte a cercarlo da Giancarlo, la prima non lo trovai, la seconda, al mio compleanno, mi spaccai un ginocchio ballando “Nessuno mi può giudicare”, e mi dissi che non era destino.

Nel periodo a casa con le stampelle decisi di imparare a memoria il mio numero di telefono.

Un anno dopo il mio ex mi disse che aveva ricevuto un sms di un tipo rivolto a me.

Storie di sfiga vera