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Alle ragazze

11 Ott

Oggi è l’International Day of the Girl, la Giornata Internazionale delle Ragazze.

Non delle donne in generale, ma delle ragazzine. Non vorrei passasse il messaggio che dei ragazzini non mi importa nulla, ma, per affinità, empatia e cose del genere, ho un occhio di riguardo per le pischelle.

Io credo tantissimo nelle donne da sempre eppure fatico tremendamente a definirmi una femminista; credo il femminismo passi attraverso tante cose e che nessuna di queste cose possa renderti più o meno femminista.

Il femminismo non germoglia attraverso i peli che ti fai crescere per protesta e neanche muore quando permetti a un uomo di corteggiarti, di pagarti cena e magari anche di aprirti la portiera.

Io se non mi depilo è per semplice pigrizia, e se un ragazzo si offre di portare la mia valigia per una rampa di scala in qualche stazione metro di Barcellona accetto volentieri, perché la mia valigia è pesante. Ma questo non mi rende meno cazzuta. Non è giusto, ne sbagliato: sono semplicemente sfaccettature

Il femminismo forse ora è di moda e, sicuramente, molte cose fatte in nome di esso e sbandierate sui social sono superflue, ma benedette sempre siano le ondate di femminismo e le donne che lottano per e con le donne.

Oggi penso alle baby girl del mio cuore e mi chiedo: come sarà per loro?

Vorrei passargli l’app delle esperienze vissute in modo da trasferirgli direttamente la corazza che ti crei con il tempo, per fare in modo che già da piccolissime affrontino tutto e, soprattutto, tutti a testa alta.

Vorrei che non si debbano mai sentire dire che sul lavoro siamo “naturalmente limitate” nella carriera perché potremmo avere figli, anzi, spero tanto che il discorso maternità non sia più neanche un argomento di cui parlare.

Auguro alle mie baby girl di poter viaggiare ovunque nel mondo senza paura, ma anche di non aver paura di tornare alla macchina da sola dopo aver finito serata.

Di poter avere tutti i ragazzi che volete senza essere chiamata mai, neanche una volta, troia, ma anche di poter vivere senza uomo una vita felice, senza che nessuno vi etichetti come lesbica (grazie miei compaesani).

Vi auguro di poter essere bellissime, truccate senza che questo metta in dubbio, neanche per un secondo, la vostra intelligenza e il vostro talento. Ma allo stesso tempo concedetevi la libertà di essere superficiali, leggere e anche esteticamente conciate a cazzo di cane.

Vi auguro che a scuola e nel lavoro nessuno vi guardi con inferiorità e vi limiti, ma anche che vi servano per prime al ristorante, che vi aprano la porta e che ci sia sempre della gentilezza per voi.

Vi auguro di trovare donne accoglienti e che stiano dalla parte della donne e di essere le prime amiche e sostenitrici delle donne. Non c’è cosa più brutta di una donna che da della troia a un’altra o che cerca di fotterla, in qualsiasi campo.

(E questo sarà difficilissimo, perché noi femmine a volte siamo delle grandissime stronze).

Crescete forti, agguerrite e con poche paure, ma permettete agli altri di proteggervi e di essere gentili nei vostri confronti.

Cara Bianca, Irene, Viola, Marghe, Linda e Cecilia: questo è per voi.

Non vedo l’ora di vedere le meraviglie che farete ❤

 

 

 

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Fabio Volo rulez?!

21 Set

Mi sono trasferita in questa casa più o meno 5 anni e 5 mesi fa.

Era maggio 2012 avevo 27 anni, parecchi kg in meno (anche se a vedermi non si direbbe, lo so) e sono entrata in questa casa dicendo: “…..chissà, magari fra un anno vado a convivere…..

E ci credevo davvero, eh, che potesse succedere.

Senza ricerche disperate, ossessione, forse qualche improbabile frequentazione certo, ma nessuna corsa disperata all’ammore della vita. Semplicemente ero molto possibilista sul fatto che nella vita può succedere di tutto: anche l’amore all’improvviso.

Concetto a cui, in realtà, sono ancora predisposta, solo che sono più consapevole che nella vita ti può succedere effettivamente di tutto, ma ci sono più probabilità che non sia amore ma magari una multa, un viaggio, cose di lavoro, un bel film, la pipì che ti sveglia nel cuore della notte e nel buio batti il mignolino contro lo stipite della porte.

Ecco, diciamo che l’amore ha il 4% di possibilità di arrivarti addosso all’improvviso e il resto della vita il 96%.

Però succede. La chiave di tutto sta nel godersi quel 96% al meglio possibile.

E proprio mentre ragionavo su questa cosa, un 20 minuti fa, ho guardato camera mia e ho pensato: “Se mai avessi un fidanzato, in realtà, mica potremmo convivere in questa casa. E’ troppo piccola, in due non ci staremmo mai”.

Ed effettivamente tutti i Vanity Fair che invadono il mio comodino, l’altro comodino, un lato del letto, il davanzale, il divano, il ripiano della lavatrice, il tavolo in cucina, un quadrato del Kallax in soggiorno ecc ecc ecc, dove dovrei metterli? Cioè, dovrei fare la pulizia dell’armadio e magari buttare i vestiti che non metto più dal 2003, ma che potrebbero essermi utili forse nel 2029 quando quella moda ritornerà?

No perché casa mia è un trilocale di 60 mq ed effettivamente non so se può contenere me, le mie cose, Miss America e un’altra persona.

Dai magari un’altra persona che non possiede niente oltre un trolley di vestiti estivi e invernali potrebbe starci, ma sono pronta a stravolgere tutte le mie abitudini?

E proprio di questo si parlava oggi a lavoro,il sogno di ogni zitellone unisex che si rispetti.

FIDANZATI SI’, MA OGNUNO A CASA SUA.

(che messo così sembra quasi uno slogan della Lega)

Che è un’idea geniale sotto certi aspetti, forse la chiave di tutto: la vera svolta dei rapporti di coppia per noi super autonomi, indipendenti, scorbutici ma anche romantici dal cuore libero.

Wow, figo, ok, che sogno.

E poi il brivido.

Perché c’è qualcuno che con questa cosa ci ha concluso un libro.

Un libro che ho letto il primo di anno di università, forse era proprio il 2003 e l’indizio me lo potrebbe dare quel top dei Motel Connection che tengo nel secondo cassetto del comò.

Questa genialata dell’amore in case separate concludeva “E’ una vita che ti aspetto”, il secondo libro di Fabio Volo.

Ma cazzo, non è che alla fine ci toccherà dare ragione a Fabio Volo?!

La libertà di assentarsi

15 Feb

Vi siete mai chiesti perché ad un certo punto ho smesso di scrivere?

Io me lo sono domandato infinite volte e la risposta è sempre stata la stessa: non avevo più voglia.

Lezioni di Parlo è sempre stato il posto dove finalmente potevo scrivere tutto quello che volevo, e non mi è mai importato di scrivere per un pubblico o per ottenere un pubblico. Scrivevo cosa volevo io, come volevo io.

Triste, allegro, sgrammaticato, nosense. Non ho mai pensato di essere brava a scrivere o di poter avere un futuro nella scrittura: semplicemente mi piaceva.

Poi è arrivata un po’ di notorietà e le cose si sono un po’ incrinate. Temevo di dover raggiungere gli standard di altri blogger, di dover accontentare le aspettative di chissà chi, di dover mantenere costanza nel pubblicare post.

Insomma, l’ansia.

Solo obiettivi, solo strategie e il piacere di scrivere cosa mi passava per la testa si è seduto in panchina.

Poi qualcosa si è rotto davvero.

Stavo male, e quando stai male un blog come Lezioni di Parlo non lo puoi avere. Per pura fortuna, ed è stata solo fortuna, la voglia di scrivere non solo è rimasta in panchina: è proprio andata in vacanza e a me non è mai passato per il cervello di accendere il pc per scrivere dettagliatamente del nero che avevo in testa e di quanto il mio cuore fosse pesante. Il pc è rimasto chiuso dentro la sua valigetta, nascosto dentro un armadio e io mi sono assentata per occuparmi di me stessa.

Ho riflettuto a lungo sul chiudere il blog per sparire.

Poi volevo chiudere Lezioni di Parlo per aprire un altro blog, di nuovo nell’anonimato, di nuovo per il piacere di scrivere. Non stavo ancora bene.

Per pura fortuna, non ho scritto ne post patetici da cui correre al riparo, ne ho mandato in vacca la mia adorata creatura senza senso. Lo ripeto:per pura fortuna, perché non è questione di bravura o di forza, ma solo di fortuna; mi sono solo assentata un attimo.

Perché se c’è una cosa che ho capito nelle ultime settimane è che da tutta questa macchina di connessione continua, da questa sorta di Second Life fatta di social network, fotografie e dating app ti puoi assentare. E tornare. E, se vuoi, di nuovo assentare.

Ognuno di noi sente il bisogno di farne parte, chi più chi meno, e anche se credo che le Instagram stories siano il male per la solitudine e la noia delle persone, io stessa domenica ho fatto un video di un vinile dei Portishead che andava sul mio giradischi.

A chi cazzo gliene frega che domenica alle 12.30 stessi ascoltando All Mine??? Eppure non contenta, dopo aver girato il lato del vinile, ho fatto un altro video di Miss America che faceva le fusa mentre il giradischi inondava il salotto con Only You. Sono una poveretta? Sono una supercool? Nessuna delle due.

Sono semplicemente una che finalmente ha ritrovato la voglia di scrivere le cazzate che gli passano per la testa senza pensare più a nessuno, consapevole che la condivisione dipende dalla nostra volontà.

E che nessun Instagram può sostituire gli occhi, nessun Facebook può sostituire una serata con gli amici e nessun Tinder può fare quello che una persona con lo sguardo giusto e la frase giusta riescono a fare.

Ecco perché alla fine non la diamo mai su Tinder.

Alla prossima 😉

Love is in the air

13 Feb

Attenzione: questo non è un post anti S. Valentino, ne pro S. Valentino. E’ un post come tutti gli altri e stop.

Oggi è la vigilia di S. Valentino e ho deciso che domani passerò S. Valentino ascoltando Sean Paul, perché Sean Paul è protagonista del mio nuovo sogno nel cassetto.

Sean Paul che si intromette nella vita reale di tutti i giorni, come Barry White per Ally McBeal, ma più contemporaneo.

Sei a fare la spesa e da una corsia sbuca Sean Paul che molleggiando mi dice SEANNA PAUUUUL.

Oppure suona il telefono dell’ufficio e dall’altra parte c’è sempre Sean Paul che mi dice DUTTY EH DUTTY EH.

Incursioni a random di Sean Paul; io e lui uniti nell’assurdità del dutty rock. Che sogno nel cassetto da urlo.

Comunque.

Come i fedelissimi sapranno il lunedì e il giovedì vado a ginnastica, sempre con l’Università della Terza Età ma con un’insegnante diversa.

Ed oggi è successa una cosa degna di nota, al punto da farmi accendere il pc per lasciare una nota ai posteri.

L’uomo più giovane del corso (le signore lo chiamano il ragazzo, ma ci terrei a precisare che ha almeno 15 anni più di me, così capite l’età media) si è approcciato a me.

Probabilmente abbagliato dalla mia bravura nel fare gli addominali ha aspettato la fine della lezione per avvicinarsi a me e farmi una battuta.

Una battuta che mi ha fatto ridere. Una cosa da stellina sul calendario. La cosa più romantica del 2017 ad oggi.

Perché forse gli uomini non sono più quelli di una volta, ma ricordiamoci che in giro ci sono ancora gli uomini di una volta: tutta questione di punti di vista 😉

 

Parola xxx

10 Feb

Passo un sacco di tempo a pensare alle parole.

Non a che parole usare, ad organizzare dei discorsi o a pensare di scrivere delle cose. Io proprio mi fisso a pensare alle parole, ad analizzarle, dividerle in sillabe, in categorie.

Trovo le parole che mi piacciono, quelle che non mi piacciono, quelle che sono ok se le uso io ma fanno cagare se le usi te.

Quelle che va bene se le dico, ma non se le scrivo e viceversa.

Insomma, un normale passatempo da maniaco compulsivo, passatempo che mettiamo nella stessa categoria di contare e pensare ai numeri mentre nuoto (attività che faccio spesso essendo io una persona MOLTO sportiva).

In questa mia profonda analisi della parole ovviamente ho trovato anche le parole che non riesco a dire senza ridere.

Un po’ come mio nonno che non riusciva a dire culo senza sogghignare, io non riesco a dire emorroidi.

E nella vita reale è un problema.

La gente ne parla in modo serio, perchè le emorroidi effettivamente sono un problema e io come una cogliona rido: tutto perchè penso a una pubblicità anni 80 di un cinese in bicicletta con un cuscino sotto il sedere causa appunto le emorroidi.

Pubblicità che non so se è realmente esistita visto che me la ricordo solo io, ma fingiamo tutti di conoscerla.

L’argomento emorroidi può venire fuori in una normale conversazione quando si entra in campo disagio fisico, disagio post parto, disagio generico ma anche bellezza e benessere.

Immaginiamo che sia intervistata a Detto Fatto e dover ritrovarmi a rispondere a questa domanda:

“Valina, hai un contorno occhi strepitoso! Rivela alle nostre amiche a casa il tuo segreto di bellezza”

“Beh Caterina (Balivo ovviamente), è molto semplice. Uso la crema per le emorroidi! Da quando ho superato il trauma di non riuscire a dire quella parola la mia vita è cambiata! Ora vado in farmacia, ordino il mio tubetto di Preparazione H e guarda come sono luminosa. UN’ALTRA VITA!!”

Anyway.

Ieri a ginnastica nel momento scioglimento spalle mia madre mi ha guardato e mi ha detto “Facciamo come Rovazzi”.

Alla prossima.

Algoritmo tivibì

19 Gen

Come tutti sappiamo sono single.

A nessuno importa quali siano le varie cause astrali che portano a questo risultato finale, fatto sta che cambia l’anno ma io resto single.

E cosa fa una single 30enne dopo la prima metà degli anni 10?

PROVA LE DATING APP.

Ho provato i giorni gratuiti di Meetic (che fra tutte resta la più imbarazzante, ma anche la più interessante dal punto di vista casi umani), ho rifiutato giri in moto con sconosciuti 50enni su Adotta un ragazzo, ho provato in modo disastroso Tinder (raggiugendo però un record massimo di 4 giorni di iscrizione) e poi sono finita su Ok Cupid, portando a segno l’ennesimo buco nell’acqua e l’ennesimo “Sono tutte vaccate” grugnito mentre clicco su ELIMINA ACCOUNT.

Questo perchè c’è una sola App che mi conosce fino in fondo, un solo sito che può portarmi alla felicità, un solo algoritmo che mi ama davvero: SPOTIFY.

L’Algoritmo di Spotify è la miglior relazione sentimentale dei miei ultimi 5 anni, ha addirittura fatto eclissare la mia storica storia d’amore con Amazon; relazione gratificante, certo, ma ormai arenata sulla spiaggia dell’abitudine.

Il mio amato Algoritmo è l’unico che sa come farmi iniziare bene una settimana, l’unico che mi organizza playlist dove dopo un pezzo dei Kvelertak parte Jlo che canta Let’s get loud mentre io muovo le spallucce, l’unico che, a tre settimane dall’inizio di Sanremo, mi manda una mail per dirmi che ha creato una playlist con tutti i pezzi più belli di Sanremo a partire dagli anni 50 ad oggi (non i vincitori bada bene: i pezzi più belli).

Ma, per citare Piero Peluche e Anguun, questo è solo l’amore immaginato (quello vero, quello vero, quello amato). Io e Algoritmo siamo destinati a vivere in mondi parelleli che si attraggono e respingono così, ma Hey!?! Cosa ho imparato da questo essere single a metà degli anni 10? Che ogni app può portare all’amore!

Così, l’altro giorno, ho chiesto a Spotify di scegliere per me una playlist con solo canzoni dei blur e Spotify me ne ha trovata subito una intolata “soooooooo blur” (che tra l’altro è come intitolerei io una playlist sui blur: molto bene).

La faccio partire ed è incredibile: ci sono tutti i miei pezzi preferiti dei blur. Anche Essex Dogs: INCREDIBILE.

Chissà chi l’ha creata questa playlist?! Beh, sono su Spotify, basta andare a guardare chi l’ha creata!

Ed è qua che arriva la sorpresa: l’ho creata io. Solo che me ne ero dimenticata.

Sogni di amore su Spotify, addio.

Buon anno amici.

Dialoghi lavorativi in una giornata uggiosa

23 Nov

Personaggi:

V: io aka me

C: collega

Ufficio.

V si alza per andare a farsi un caffè e, guardando fuori dalla finestra con l’innocenza di chi sta per commentare una puntata di Downton Abbey, esclama:

V: “Ma…. Sento un odore strano, anzi sento odore di WC NET”

C: “Anche tu? Prova ad annusare il mio vestito e dimmi se è questo”.

V si avvicina e senza neanche pensare che potrebbe metterci del tatto risponde:

V: “Sì, è proprio questo odore qua.”

C: “Ah, ottimo. E’ il mio ammorbidente. Ho l’ammorbidente al profumo di WC NET. Forse dovrei buttarlo.”

Ed è in quel momento che V si accorge di aver creato del disagio e prova rimediare con un:

V:”Ma non buttarlo, da vicino l’odore è buono. Prova a metterne meno…..”

Mentre V mestamente torna alla sua scrivania, una finestra dell’ufficio si apre, incurante della pioggia e del novembre inoltrato.

FINE