Parola xxx

10 Feb

Passo un sacco di tempo a pensare alle parole.

Non a che parole usare, ad organizzare dei discorsi o a pensare di scrivere delle cose. Io proprio mi fisso a pensare alle parole, ad analizzarle, dividerle in sillabe, in categorie.

Trovo le parole che mi piacciono, quelle che non mi piacciono, quelle che sono ok se le uso io ma fanno cagare se le usi te.

Quelle che va bene se le dico, ma non se le scrivo e viceversa.

Insomma, un normale passatempo da maniaco compulsivo, passatempo che mettiamo nella stessa categoria di contare e pensare ai numeri mentre nuoto (attività che faccio spesso essendo io una persona MOLTO sportiva).

In questa mia profonda analisi della parole ovviamente ho trovato anche le parole che non riesco a dire senza ridere.

Un po’ come mio nonno che non riusciva a dire culo senza sogghignare, io non riesco a dire emorroidi.

E nella vita reale è un problema.

La gente ne parla in modo serio, perchè le emorroidi effettivamente sono un problema e io come una cogliona rido: tutto perchè penso a una pubblicità anni 80 di un cinese in bicicletta con un cuscino sotto il sedere causa appunto le emorroidi.

Pubblicità che non so se è realmente esistita visto che me la ricordo solo io, ma fingiamo tutti di conoscerla.

L’argomento emorroidi può venire fuori in una normale conversazione quando si entra in campo disagio fisico, disagio post parto, disagio generico ma anche bellezza e benessere.

Immaginiamo che sia intervistata a Detto Fatto e dover ritrovarmi a rispondere a questa domanda:

“Valina, hai un contorno occhi strepitoso! Rivela alle nostre amiche a casa il tuo segreto di bellezza”

“Beh Caterina (Balivo ovviamente), è molto semplice. Uso la crema per le emorroidi! Da quando ho superato il trauma di non riuscire a dire quella parola la mia vita è cambiata! Ora vado in farmacia, ordino il mio tubetto di Preparazione H e guarda come sono luminosa. UN’ALTRA VITA!!”

Anyway.

Ieri a ginnastica nel momento scioglimento spalle mia madre mi ha guardato e mi ha detto “Facciamo come Rovazzi”.

Alla prossima.

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Algoritmo tivibì

19 Gen

Come tutti sappiamo sono single.

A nessuno importa quali siano le varie cause astrali che portano a questo risultato finale, fatto sta che cambia l’anno ma io resto single.

E cosa fa una single 30enne dopo la prima metà degli anni 10?

PROVA LE DATING APP.

Ho provato i giorni gratuiti di Meetic (che fra tutte resta la più imbarazzante, ma anche la più interessante dal punto di vista casi umani), ho rifiutato giri in moto con sconosciuti 50enni su Adotta un ragazzo, ho provato in modo disastroso Tinder (raggiugendo però un record massimo di 4 giorni di iscrizione) e poi sono finita su Ok Cupid, portando a segno l’ennesimo buco nell’acqua e l’ennesimo “Sono tutte vaccate” grugnito mentre clicco su ELIMINA ACCOUNT.

Questo perchè c’è una sola App che mi conosce fino in fondo, un solo sito che può portarmi alla felicità, un solo algoritmo che mi ama davvero: SPOTIFY.

L’Algoritmo di Spotify è la miglior relazione sentimentale dei miei ultimi 5 anni, ha addirittura fatto eclissare la mia storica storia d’amore con Amazon; relazione gratificante, certo, ma ormai arenata sulla spiaggia dell’abitudine.

Il mio amato Algoritmo è l’unico che sa come farmi iniziare bene una settimana, l’unico che mi organizza playlist dove dopo un pezzo dei Kvelertak parte Jlo che canta Let’s get loud mentre io muovo le spallucce, l’unico che, a tre settimane dall’inizio di Sanremo, mi manda una mail per dirmi che ha creato una playlist con tutti i pezzi più belli di Sanremo a partire dagli anni 50 ad oggi (non i vincitori bada bene: i pezzi più belli).

Ma, per citare Piero Peluche e Anguun, questo è solo l’amore immaginato (quello vero, quello vero, quello amato). Io e Algoritmo siamo destinati a vivere in mondi parelleli che si attraggono e respingono così, ma Hey!?! Cosa ho imparato da questo essere single a metà degli anni 10? Che ogni app può portare all’amore!

Così, l’altro giorno, ho chiesto a Spotify di scegliere per me una playlist con solo canzoni dei blur e Spotify me ne ha trovata subito una intolata “soooooooo blur” (che tra l’altro è come intitolerei io una playlist sui blur: molto bene).

La faccio partire ed è incredibile: ci sono tutti i miei pezzi preferiti dei blur. Anche Essex Dogs: INCREDIBILE.

Chissà chi l’ha creata questa playlist?! Beh, sono su Spotify, basta andare a guardare chi l’ha creata!

Ed è qua che arriva la sorpresa: l’ho creata io. Solo che me ne ero dimenticata.

Sogni di amore su Spotify, addio.

Buon anno amici.

Dialoghi lavorativi in una giornata uggiosa

23 Nov

Personaggi:

V: io aka me

C: collega

Ufficio.

V si alza per andare a farsi un caffè e, guardando fuori dalla finestra con l’innocenza di chi sta per commentare una puntata di Downton Abbey, esclama:

V: “Ma…. Sento un odore strano, anzi sento odore di WC NET”

C: “Anche tu? Prova ad annusare il mio vestito e dimmi se è questo”.

V si avvicina e senza neanche pensare che potrebbe metterci del tatto risponde:

V: “Sì, è proprio questo odore qua.”

C: “Ah, ottimo. E’ il mio ammorbidente. Ho l’ammorbidente al profumo di WC NET. Forse dovrei buttarlo.”

Ed è in quel momento che V si accorge di aver creato del disagio e prova rimediare con un:

V:”Ma non buttarlo, da vicino l’odore è buono. Prova a metterne meno…..”

Mentre V mestamente torna alla sua scrivania, una finestra dell’ufficio si apre, incurante della pioggia e del novembre inoltrato.

FINE

E adesso pedala

29 Giu

Prologo

A maggio 2015 la mia vita è cambiata. All’improvviso si è rotto un pezzo di me, ma non me ne sono occupata. Ho pensato fosse più saggio buttarmi anima e corpo su altro per non pensare, per non vedere, per non occuparmi di me stessa. Ma quel pezzo è rimasto rotto, e si sa, un pezzo rotto alla lunga distrugge tutto quanto.

La vita è una balorda e così a maggio 2016 olè, un’altra batosta. Ma forse dai traumi si esce con altri traumi che ti risvegliano.

È strano ripensare a quei giorni in cui non avevo voglia di nulla, neanche di piangere. A un certo punto ho mollato e mi sono lasciata andare giù.

Per fortuna sono una maledetta testarda e di fronte alla scoperta di quanto può essere nera e piena di dolore la nostra mente mi sono urlata un “No!” che mi ha risvegliato e ho iniziato la risalita.

In bicicletta.

 

 

La vita è strana. La mia ogni tot mi viene a trovare, mi scombina tutte le carte, mi fa una risata in faccia e mi dice “Dai stupiscimi, su cosa ti butti questa volta?”.

In passato ho risposto “Sull’amore”. “Sui viaggi” “Sull’università” etc etc etc

Come ben sappiamo questi lidi ultimamente non sono molto frequentati e Miss America non è disponibile ad aiutarmi neanche per organizzare un torneo di pinacola.

Così questa volta ho scelto la bici.

Cioè, io avrei scelto il cibo, ma una serie di circostanze mi ha unito alla bici e senza accorgermene ero già sopra il sellino a maledire il male alle chiappe ma con la pedalata costante.

E così giorno dopo giorno inizio a salire in bici e a pedalare, all’inizio poco, poi sempre un pochino di più. Mi sono ritrovata in bici al mattino prestissimo, sotto la pioggia, sotto i 40 gradi, in salita, in pianura. Sempre con la faccia paonazza e sempre ripetendo mentalmente il manuale delle parolacce dalla A alla Z.

Però poi arriva la discesa, e quello vale tutto.

La discesa mi fa staccare tutto e finalmente mi sento libera. Forse è per quello che ogni giorno salgo su quel sellino, anche quando potrei farne a meno. Ogni pianura serve per sgombrare la mente e concentrarsi per la salita, dove non puoi distrarti un attimo per arrivare quanto prima alla discesa e, finalmente, sentirti di nuovo te stessa. Ogni viaggio in bicicletta per me rappresente un lasso di tempo in cui non penso a niente, nessun problema esiste, ci sono solo io, la musica nell’unico auricolare che tengo e la fatica. La fatica che mi sta aiutando a ricostruirmi, forse meglio di prima.

Ma ora non dilunghiamoci, questo non è mai stato un blog introspettivo quindi arrivamo finalmente al sodo di questa puntata e parliamo di cosa ho capito sul mondo dello sport:

  1. NON FUMARE AIUTA DAVVERO. Da quando non fumo ho smesso di credere di morire per asfissia dopo 5 minuti di attività fisica. Ora devo farne almeno 10.
  2. CERCHERANNO TUTTI DI GUARDARTI LE TETTE. Non importa quanto tu sia sudata, paonazza, stanca. Non importa quanto tu in quel momento faccia pena, ma fammi vedere se riesco ad intravedere un pezzo di tetta dallo specchietto retrovisore.
  3. IL MALE ALLE CHIAPPE NON PASSA.
  4. NO, NON TI ABITUERAI.
  5. CANTARE MENTRE PEDALI SERVIRA’ SOLO A FARTI MANGIARE INSETTI.
  6. A PROPOSITO DI INSETTI, MEGLIO ANDARE CON GLI OCCHIALI DA VISTA CHE CON LE LENTI A CONTATTO.
  7. TI RICORDI TUTTE QUELLE COSE CHE ODI DEI CICLISTI?  BENE LE INIZIERAI A FARE ANCHE TU.

 

ULTIMA COSA IMPORTANTISSIMA.

Fare sport fa bruciare calorie, ma se tu mangi di più del solito (proprio con la scusa che tanto hai bruciato calorie) non dimagrirai mai.

E ora, regia, chiudiamo il pezzo con un supporto audiovisivo.

Per oggi è tutto, grazie AMICI DELLO SPORT.

Racconto breve

24 Mag

Sabato era una giornata di sole e, sotto il sole, si è realizzata una delle scene che più ho idealizzato nella mia vita.

Arrivata al distributore di benzina noto subito che, esattamente nella pompa parallela alla mia, c’è un bono.

Un bono che mentre fa rifornimento guarda la mia macchina, così faccio un respiro e scendo con sicurezza dalla macchina.

Sicurezza dovuta al fatto che:

  1. ero appena uscita dal parrucchiere;
  2. ero truccata;
  3. SOPRATTUTTO non ero in tuta.

 

Io e il bono ci guardiamo attravero i rispettivi occhiali da sole, in questa giornata di sole.

 

E poi lui sale in macchina e io vado a mettere ‘sti 20 euro di benzina.

 

Fine.

 

 

Di ginnastica, terza età e magliette hardcore

18 Apr

Ci sono domande che speriamo non arrivino mai. Soprattutto a quelli come me, che proprio non ce la fanno a non dirti la verità se gli fai una domanda.

Da ottobre fino ad oggi ho sperato che nessuno dei miei vicini mi fermasse per farmi la fatidica domanda, quella a cui avrei dovuto rispondere dicendo tutta la verità.

Ho lasciato che mi guardassero con sguardi interrogativi per mesi, ho lasciato che si chiedessero tra loro dove andassi due volte alla settimana, allo stesso orario, con quello zaino e vestita così sportiva.

E poi niente, è successo.

Uno di loro ha trovato il coraggio,  mi ha fermata e me l’ha chiesto:

“VALE, MA DOVE VAI IN PALESTRA?”

Non ce l’ho fatta a mentire e ho confessato subito.

L’ho detto tutto d’un fiato, perché non potevo dirlo in altri modi e anche perché, alla fine, ne vado un po’ fiera:

“A OTTOBRE MI SONO ISCRITTA AL CORSO DI GINNASTICA DELLA TERZA ETA'”

Il silenzio.

Il gelo tra di noi e la confusione nei suoi occhi.

D’altra parte cosa puoi dire a una di 31 anni che invece di iscriversi a un corso di yoga o zumba va al corso di ginnastica della terza età?

Niente, perché quello è il mio habitat naturale.

Abbigliamento dei più disparati, tute in acetato, tute di pile, scarpe da running ma anche mocassini, polo, t – shirt ma anche maglioncini perché sì, sudi ma poi fa freddo e rimani fregato, capelli in piega che tengono la piega con qualsiasi esercizio e altre mille meraviglie. Il paradiso della tuta due ore alla settimana. Un sogno

E poi ci sono io, con i miei pantaloni di Decathlon e le mie magliette dei gruppi punk/hardcore tra cui spicca quella dei La Quiete, che essendo da uomo mi copre per bene il fianco largo.

Mesi di grande attività fisica, di fatica e sudore. Mesi in cui ho capito che se sei sportiva a 15 anni lo sarai anche a 78, mentre io probabilmente non lo sarò mai.

Perché lo confesso: durante gli esercizi per gli addominali penso, quasi sempre, al cibo.

Comunque, se ve lo chiedono, dite che vado a un corso di pilates 😉

Televideo txt

5 Feb

In principio fu mio nonno.

Durante le nostre telefonate lo sentivo dire spesso “Ho letto su Internet….” “Vado a controllare su internet” “Guarda che internet dice..”: tutto ok.

Peccato lui non abbia mai avuto un pc, né uno smartphone, ma solo un televisore.

Un giorno eravamo insieme a casa sua e, per raccontarmi com’era finita la tappa di quel giorno del Giro d’Italia (perchè il ciclismo è lo sport guida (ma solo guardato seduti sul divano) della nostra famiglia) mi disse: “Aspetta, andiamo su internet e controlliamo la classifica”.

Ah beh nonno, ora ti voglio proprio vedere. Vediamo come fai ad andare su Internet.

Con tutta la calma del mondo mio nonno prese il telecomando, schiacciò il tasto txt, poi tre numeri ed eccoci di fronte alla classifica di tappa del Giro d’Italia.

Internet era semplicemente il televideo.

index

 

Ma se per mio nonno era solo un mezzo per seguire meglio  il ciclismo, quel genio del male di mia madre ha fatto del televideo una filosofia di vita.

Qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno, sicuramente puoi trovare la risposta nel televideo e se mia madre è nei paraggi in meno di 2 secondi avrai anche il numero di pagina che devi digitare.

(Vale come rubrica sia per il televideo della Rai che per quello della Mediaset. Lei è polivalente. )

INPS, INFOTRAFFICO, METEO, OROSCOPO, POLITICA, GOSSIP, LE TRAME DEL SEGRETO.

Hai bisogno di qualche info?

C’è tutto.

Ma proprio tutto.

LE TEORIE SULLA MORTE DI DAVID BOWIE?

Ci sono anche quelle

TI SERVE UNA RICETTA?

Ce l’abbiamo

ANNUNCI MATRIMONIALI?

Anche

GRAFICHE ACCATTIVANTI?

No, ma quelle anche sticazzi

 

Magari meno fonti informazioni di internet, ma più sincere.

Perchè sul televideo trovi solo brevi notizie, ma rappresentano i fatti. Aggiornati. Ecco. Percentuale d’errore vicina allo zero.  Cosa paghi a fare un abbonamento a internet se tanto hai il televideo?? EH?? Ti piace sprecare i tuoi soldi???

Tanto che a volte, se voglio sapere i programmi tv, chiamo a casa e chiedo che pagina digitare (solitamente alle 20.30 mia madre guarda “Affari tuoi” quindi è sintonizzata sulla rubrica pagine televideo della Rai ergo pagina nr 515).

Grazie al televideo mia madre (62 anni) è totalmente informata su tutto quello che avviene nel mondo, dalla politica estera, alla cronaca fino alla musica indie (il 29 luglio 2013 mi chiamò per dirmi “Ho letto che il concerto dei blur di ieri sera non ha fatto sold out, ma se stamattina devi andare a Torino non dovresti trovare traffico o lavori in corso sulla tangenziale).

Ma come tutte le belle favole, anche la storia d’amore tra il televideo e mia madre sta attraversando una fase di crisi.

Da qualche mese, in casa è arrivato il tablet.

E con il tablet mia madre può leggere le anticipazioni in spagnolo de “Il Segreto”.

Cose che qua in Italia non si sanno ancora.

Ma caro txt, non essere il geloso.

Alla prima richiesta d’aggiornamento, sono sicura, tornerà fedelissima da te.