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Il paese dello stivale

30 Nov

Ah, nevica!

Mentre io sono ancora in pigiama ad oziare tra letto, cibo e divano il mio pensiero va a te, femmina italiana, che stamattina sei uscita per comprare la tua copia di Grazia tirando fuori il tuo piumino, i guanti e il berretto abbinati e i tuoi amatissimi, morbidissimi, comodissimi e caldissimi PIEDI DI PELO.

Quale giornata migliore per sfoggiarli?

Il mio pensiero va a te perché tra qualche ora, o forse domattina, quando andrai vicino al termosifone dove li hai messi ad asciugare scoprirai che si sono macchiati irrimediabilmente; perché, tesoro, i piedi di pelo sono scamosciati e lo scamosciato odia il bagnato ergo anche la neve. Ti auguro che siano piedi di pelo made in Bangladesh e non UGG, che se no quei 100 euro di scamosciato umiliato turberanno le tue fredde notti di inverno.

Che poi quanto sono brutti questi maledetti piedi di pelo? Forse solo le Crocs riescono a batterli. E poi non stanno bene a nessuna. Non importa se sei alta, bassa, magra o cinghialotta, non importa di che colore li compri: loro ti fanno perdere circa 24 punti femminilità per gamba. Sono l’alter ego dei pinocchietto per l’uomo, che anche James Franco perderebbe 87 punti mascolinità se li indossasse.

Eh si ,puoi anche venirmi a dire che sono comodi: anche le mie ciabatte da ottantenne in convalescenza a Villa Claudia sono comode, ma esteticamente fanno cagare.

Ma niente, noi in Italia abbiamo la fissa dello stivale, sarà una questione di conformazione geografica.

Io poi ho una teoria sull’utilizzo dello stivale: lo stivale si sfoggia considerando le regole dell’accensione del riscaldamento nei condomini, da ottobre ad aprile. Per noi che abitiamo ai piedi delle montagne concedo una proroga fino a maggio, poi basta.

Quanto odio quelle che a luglio, con 33 gradi alle 8 del mattino se ne escono con lo stivale, tutto chiuso. Impavide nel loro vestitino a fiori che affrontano la giornata con un paio di maxi occhiali da sole, il sorriso sul volto abbronzato e la morte nei piedi. Perché a meno che tu non sia il vitello dai piedi di cobalto e le temperature a te ti facciano una pippa, alla sera quando tornerai a casa e ti toglierai i tuoi adorati stivaletti i tuoi piedi sapranno di muffa al retrogusto di marcio, e in questo caso il mio pensiero va al tuo povero compagno in infradito che scapperà sul balcone con la scusa che gli ambienti chiusi a luglio lo chiudono.

Io i miei piedi non li amo tanto, quelli degli altri poi quasi li odio, però d’estate, almeno d’estate, liberiamoli (mi raccomando prima di inaugurare la stagione della scarpa aperta però una sistemata alle unghie datela; i piedi con le unghie di Gollum sono una forma di violenza).

Voglio concludere il post con un momento amarcord:

Ho sempre sognato di ritrovarmi in una giornata di neve circondata da centinaia di persone tutte con i Moonboot, di tutti i colori Perché quando c’è la neve i Moonboot sono un’istituzione.

Il mio sogno è diventato realtà a Roma nel febbraio 2012.

Un’intera città imballata dalla neve che non vedeva dal 1987, un’intera città che ha riesumato dalle cantine l’abbigliamento neve ritirato nel 1987. Un intero vagone della metro pieno di gente di tutte le età con i piedi protetti dai Moonboot, di tutte le fogge, di tutti i colori. Ed io e mio fratello, due torinesi abituati alla neve, siamo stati catapultati per 7 fermate di metro nel favoloso 1987: che meraviglia!

W i Moonboot buuuuuu per i Piedi di Pelo.

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