Single Day

11 Nov

Ah che giornata oggi!

Stamattina alle 10 sono andata a donare il plasma, poi alle 12.30 avevo il colloquio per diventare donatrice di midollo osseo, sono stata con mia madre tutto il giorno senza litigarci. Una giornata altruista, per gli altri.

Un salto da Seforààà (che ha deciso di farmi un regalo perché in un questionario ho detto la verità: che mi ero trovata bene in quel punto vendita; ergo siate sempre altruisti che porta sempre bene), un regalo di qua, un regalo di là ed eccoci alla cassa.

Io: “Ecco la tessera, stamattina mi è arrivata una mail per un 15% di sconto per non so quale mot…”

Cassiera: “Per il Single Day!”

Io: “Scusa?!”

Cassiera: “Il Single Day! Oggi è la festa dei Single!!!!”

Io: “Ah beh, sì io sono single, non mi pareva di averlo dichiarato in qualc…”

Cassiera: “Ma no!!! E’ la festa dei single, ma ne approfittano tutti!!!”

Ah beh certo.

Una festa fissata in una data di 1 sequenziali, perché nel caso non te lo ricordassi Single=1, non 2, ma 1, che diventa un’occasione di sconti per tutti. Perché noi ci si diverte un casino a pagare tutto sempre intero senza fare metà con nessuno mai.

Allora, mia cara cassiera di Seforàààà, perché non organizziamo anche una festa delle coppie in cui ne approfittiamo tutti? E no, non tiriamo in ballo San Valentino dove tutto è solo più caro, organizziamo proprio un mese di convenienza economica, stravolgiamo le regole della matematica e impostiamo questa nuova regola per cui

2:1 = 1/2 

 

(quindi facciamo che la festeggiamo il 21 dicembre, tanto dopo il 21/12/2012 quella data ha perso utilità e mo’ gli ridiamo un po’ di dignità. E ci facciamo uscire pure un po’ di super offerte per quel simpa del nostro amico Natale)

 

Buongiorno Sig. Padrone di casa, questo mese, visto che c’è la festa delle coppie, le pago l’affitto come se in casa abitassimo in due. Le pago solo la mia metà, l’altra ce la mette lei, come se fossimo una coppia io e lei! 

Enel, dai, ti pago metà della bolletta sto mese, famo metà pure del canone Rai ovviamente.

Io e il mio ragazzo ti abbiamo fatto un regalo unico insieme, solo che l’ha comprato lui e non è potuto venire perché non esiste, e mi dispiace sei nato nel mese della festa delle coppie. (Questa la mettiamo con clausola di un solo compleanno l’anno, non replicabile sulla stessa persona per almeno 3 anni)

Entrando in due uno non paga, ma visto che è il mese delle coppie ok anche se vieni da solo e ti diamo pure un free drink. 

Supplemento camera singola free, che già sei single tutto l’anno, non è che ti devi rompere il cazzo in vacanza per non pagare 400 euro in più.

 

Altrimenti lasciatemi la giornata dei Single tutta per me, lasciateci i nostri benefit.

Dateci diritto ad una cena gratis portando il libretto del veterinario del nostro animaletto.

Un barattolo di Nutella in omaggio.

Un bel Ridacci tutti i libri che ti hanno regalato su “Come trovare un fidanzato”, in cambio ti diamo un ingresso alle terme. Delle terme senza coppie che copulano in ogni angolo. MA NON CE L’AVETE UNA CASA DIAMINE.

Una pianta, pure finta, per riempire l’ambiente.

I Free Hugs invece quelli teneteveli, che schifo, gli abbracci dagli sconosciuti. Tieniti le mani al tuo posto, nun me toccà. Lasciami così: da sola e senza contatto; fa coppia con qualcun altro.

Chi ce l’avrà avuta poi st’idea che se uno sta da solo vuole gli abbracci. Non ti conosco, vavvia.

 

PS: se invece volete essere altruisti avete meno di 36 anni e pesate più di 50 kg (se non fosse così vergognatevi e andate a mangiare qualcosa) andate sul sito https://admo.it/ ed informatevi.

 

 

Se avessi avuto un’arma mi sarei difesa

11 Giu

4 anni fa, il 4 maggio 2015, due persone, di notte, sono entrate in casa mia.

Io ero a letto, stavo dormendo, ma ricordo di aver guardato l’orologio. Erano le 4 di notte e due persone erano in camera mia.

Provai a prendere il telefono, ma non avevo energie, non riuscivo a tenere gli occhi aperti e mi sentivo così stanca, così debole. C’erano due persone in casa e io non avevo la forza di fare nulla, se non chiudere gli occhi.

Tutto questa era la conseguenza  di un gas che mi spruzzarono addosso per mettermi fuori uso. Fui fortunata, addormentarmi fu l’unica cosa che mi fecero.

Un’ora dopo mi risvegliai, o meglio, mi risvegliò Miss America a zampettate sul viso e, siccome sono una tamarra, appena ripresa conoscenza mi ricordai subito delle due persone in casa, corsi in cucina a luci spente e li vedi sul balcone di fronte. Andai a svegliare i vicini per chiedere aiuto, chiamammo i carabinieri ecc ecc ecc.

Ero stanca, ero stordita, ma soprattutto ero arrabbiata. Eppure MAI, neanche per un secondo, quella sera pensai “Se avessi avuto un’arma mi sarei difesa”.

Passai mesi difficili, mesi in cui semplicemente non dormivo.

Non un periodo, molti mesi. Quasi un anno.

Certo, dovevo finire gli esami, scrivere la tesi,  faceva caldo, avevo tremila scuse da usare per mascherare tutto. La verità era che andavo a letto e avevo paura, sentivo tutti i rumori del mondo, tutti in casa mia.

Eppure MAI, neanche per una volta, in quelle notti in bianco pensai “Se avessi avuto un’arma mi sarei difesa”.

Se ripenso a quello che mi è successo, alla violenza che ho subito, al trauma che ho dovuto affrontare e a tutte le conseguenze che ha portato sono ancora arrabbiata. Ancora penso che non sia giusto, e le cose ingiuste mi fanno maledettamente arrabbiare.

Eppure, in questi anni, MAI, neanche per una volta ho pensato “Se avessi avuto un’arma mi sarei difesa”.

 

 

 

 

C’è Crisi Paolo.

15 Mar

Ieri è stato il compleanno di mio fratello, che si chiama Paolo.

Quindi “Buon compleanno Paolo”, ora ci concentriamo tutti sull’altro Paolo della mia vita e ciao.

Come ogni persona in Italia sa, soprattutto se si chiama Paolo, nella vita di ognuno di noi c’è sempre un altro Paolo, che chiamiamo per nome, che è con noi ogni giorno.

Il faro che ci guida nella tempesta delle nostre giornate lavoro/casa/socialmedia/varie, la luce che illumina i nostri momenti di boh, la ciliegina bella e commestibile sulla torta di polistirolo chiamata Mezzogiorno in Famiglia.

Ovviamente stiamo parlando di Paolo Fox, ma immagino l’abbiate capito dal titolo.

Paolo fa parte della mia quotidianità da anni, ma veramente tanti anni, non lo so 15/20?

Anni di fedeltà in cui a mezzogiorno si sintonizza su Rai 2 puppandoci prima quell’orrendo gioco degli omini vestiti da manone (lo so che tra voi qualcuno sa di cosa sto parlando), solo per vedere la classifica settimanale, anni in cui a dicembre cerco un angolo tranquillo per leggere, a rate e senza dare nell’occhio, il suo nuovo libro al supermercato.

La sua app fu una delle prime che scaricai quando ebbi il mio primo smartphone nel 2013, e visto che fui una delle ultime ad adeguarmi al progresso tecnologico, prima feci scaricare l’app ad un po’ di amiche smart.

Per molti mesi il suo “BUONGIORNO AMICI DELLA VERGINE“, il suo capello nerissimo, il suo sorriso rassicurante e la sua voce così friendly furono la compagnia della mia colazione. 60 secondi in cui Paolo dà dritte sulla possibile giornata che potrebbe capitarti secondo lui, 60 secondi in cui principalmente puoi ammirare una delle sue millemila camicie (RAGAZZI CHE CAMICIE).

Poi il dramma: l’app diventa a pagamento.

Allora Paolo scusa, non ci siamo capiti, non sei più quello di una volta. Meglio se la chiudiamo qua, cancello l’app e ci vediamo di meno per un po’.

Con il passare delle domeniche, lentamente, siamo tornati in buoni rapporti; l’app è tornata gratuita e io e Paolo ci chiamiamo di nuovo per nome: io lo chiamo Paolo e lui mi chiama Amici della Vergine.

Negli anni più duri, 2015/2016/2017, era lì a dirmi che dovevo tenere duro, che c’avevo Saturno contro fino a fine 2017, e che, appunto, dovevo smazzarmi un sacco di merda. Settimana dopo settimana un repeat di “Amici della Vergine, hai ancora Saturno contro per te ancora merda, però tieni duro”.

Poi siamo finalmente arrivati al 2018, l’inizio della ripresa, “Che bello Amici della Vergine, ora inizierai un percorso di ripresa che ti porterà a un 2020 dorato”.

Nel 2018 solo lavoro, e infatti, non so gli altri Amici della Vergine, ma la sottoscritta ha lavorato e basta. Per cui 52 domeniche di posizioni buone in classifica con commenti brevissimi e sintetici in cui Amici della Vergine goditi la tranquillità, lavora e non polemizzare (perché Paolo lo sa che mi piace rompere il ca…).

Una delle caratteristiche principali delle classifiche di Paolo è che più sei alto di posizione, meno attenzioni ti dedicherà. D’altra parte già ti va tutto bene, cosa vuoi? Anche le sue preziose attenzioni? Non credo proprio Amico del tuo segno: ESCI E VERIFICA e smettila di cercare le attenzioni di Paolo, lasciale a chi ha Saturno contro.

La scorsa settimana il traguardo.

Finalmente il primo posto è mio Amici della Vergine.

Daje.

Suca Saturno. Tiè.

Questa settimana il mondo sarà mio. 2020 preparati: sto arrivando smagliante e dorata come Charlize Theron nella pubblicità di J’Adore.

Da lunedì sera ho l’influenza intestinale.

Siamo a venerdì e ancora sto male.

Suca Paolo,

by Amici della Vergine 84

A star (could have been) born

9 Mar

Ieri Festa della Donna, per cui oggi proponiamo uno spaccato tratto dal libro:

“Io e i mei sogni di femmina”

Ogni volta che vedo un video di un coro di bambini, purché siano capaci, mi viene da piangere. Schiaccio play, trascorre un minuto, un minuto e trenta, e se sono bravi mi viene da piangere.

Ho pianto a vedere il Coro dell’Antoniano che canta Oroscopo a Bologna con Calcutta, ho pianto anche a vedere un coro di bambini georgiani che esegue Bohemian Raspody a Georgia’s got Talent.

Beh, su di loro, in realtà, avrei da ridire sia sul fronte coreografia, che su alcuni punti vocali, ma l’espressione di alcuni di loro e l’impegno degli altri mi hanno comunque condotto nella strada dell’occhio lucido.

Niente a che vedere con tenerezza, senso di maternità o cose del genere.

Io piango perché ogni coro di bambini, purchè un coro con potenzialità e talento, mi ricorda del grande sogno della mia vita: FARE LA CORISTA.

Da bambina avrei venduto i miei genitori per entrare nel Piccolo Coro dell’Antoniano, e no, non è un modo di dire, l’avrei fatto.

Ho chiesto, implorato, pregato, suggerito: le ho provate tutte per avere un’opportunità, ma niente.

Bologna, Lo Zecchino D’oro, Topo Gigio e Mariele Ventre sono rimasti un’utopia, incorniciati dalla possibilità di pranzare a giorni alterni con tortelli in brodo e lasagne.

Gli eletti cantavano nel coro, io li guardavo alla tele.

Loro incidevano le registrazioni delle canzoni in gara, io compravo il 33 giri e lo divoravo.

Ovviamente, essendo donna e multitasking, interpretavo sia la parte del solista (senza distinzioni di genere) che la parte del coro di tutte quante le canzoni: praticamente un incubo che durava un anno intero e terminava solo con lo Zecchino D’Oro dell’anno successivo.

Ma, dentro di me, sapevo che quella sarebbe stata la mia strada. Sarei dovuta essere in mezzo a loro, a fare le scale e gli esercizi di riscaldamento, imparare i testi delle canzoni, farmi le trecce ed esercitarmi a cantare sorridendo mentre tenevo le mani incrociate dietro la schiena e ondeggiavo a dx e sx. 5-6-7-8.

Invece cantavo da sola in cameretta, in macchina, attaccata al giradischi, alle cuffie dell’Auchan a squarciagola ecc ecc ecc.… Una litania costante che dura ancora adesso, e se non canto fischietto, e se non emetto suoni, in realtà, sto canticchiando mentalmente.

Detta così, sembra un racconto inconcludente. Eppure, se ci ripenso, non sono mai stata così lucida e consapevole come lo ero dai 6 ai 10 anni di cosa avrei voluto fare da grande, cioè fare la corista. E, probabilmente, sarei stata anche brava.

Qual è la morale di questa storia?

Inseguite i vostri sogni, siate coraggiosi, ascoltate i bambini?? NO.

La morale è:

“Una stella sarebbe potuta nascere, invece oggi organizzo il mio Karaoke B-Day party con 6 mesi d’anticipo e taaaanto pathos.”

Vi saluto con una delle canzoni in cui spaccavo di brutto:

 

 

Uomo venditi meglio: due/tre cose che potresti non fare su Tinder

3 Mar

Che non si venga a dire che Lezioni di Parlo ha smesso di fare ricerca sul campo. NO.

Magari latito sul blog, magari latito anche sul dancefloor, ma sto sempre lì. Sempre pronta a provare tutte le nuove app pseudo romantiche.

Dopo timidi tentativi su Adottaunragazzo, Tinder, Ok Cupid mi ero presa una pausa lunga più di due anni perché tanto non c’era trippa per gatti.

Ma i fiumi scorrono, i venti cambiano e io ancora sono single, così ci ho riprovato. E quindi, cari amici da casa, ecco la verità.

Perché già nel mondo reale tutto è difficile, ma se pure nelle app vi vendete di merda allora andiamo tutti a casa, adottiamo un sacco di gatti e sentiamoci solo più per parlare delle serie su Netflix.

Però usiamo i vocali su WhatsApp, che le chiamate, quelle vere, le detesto.

Iniziamo con il primo problema del 70% degli utenti maschi sulle app di incontri:

CHE FOTO METTO.

Ecco: metti più di una foto, metti delle foto di te che esprimano cose positive, facci immaginare che sei interessante, che sei piacevole, ma facci capire qualcosa.

Però, per esempio, potresti non mettere foto di te con la tua ex fidanzata, o di te con tua nonna che compie 91 anni (foto beccata oggi), oppure, anche la foto del tramonto sul mare che hai scattato st’estate in Grecia: lasciala nella memoria del telefono visto che tu non appari.

Poi, amico maschio, non so dove hai letto il contrario, ma a noi di vedere che dormi abbracciato al tuo gatto, o che ti fai leccare la bocca dal tuo cane non ce ne frega una sega.

Seriamente: ci piacciono gli animali, ma non li troviamo arrapanti.

Tieni le foto dell’album “Io e il mio pet friend” per altre occasioni, magari per la festa di compleanno dei 92 anni di nonna.

Ci sarebbe il tema SPORT, ma non sono obiettiva quindi sorvoliamo.

Ma parliamo dell’argomento più spinoso: I SELFIE

L’arte del selfie è difficile, si sa, ma con un pochino di impegno, i filtri di Instagram, il bianco nero e dell’esercizio, qualcosa si può ottenere

Ma entriamo nel vivo degli errori più comuni con degli esempi fotografici:

 

Il Selfie allo specchio dove si vede il telefono: l’utilità??

Il Selfie pulizia del viso: da vicino così, esattamente,  cosa dobbiamo fare? Organizzare la pulizia del viso? Contiamo i vostri pori per addormentarci quando non abbiamo sonno?

Apoteosi del selfie sbagliato: il selfie mosso dove non si capisce una sega e sembrate pure dei coglioni.

 

Ma ora fingiamo che la prima presentazione sia andate bene, siete arrivati al momento chat e dovete iniziare quella imbarazzante, noiosa e, spesso, inutile pantomima della chat.

Ecco ricordatevi che per trovare lavoro c’è LinkedIn e Tinder, in teoria, serve per copulare. Non fate come il mio amico di cui allego prova fotografica.

IMG_1898_LI

 
EVITATE DI CONFONDERVI, che poi magari trovate me dall’altra parte e io non riesco a trattenermi dal darvi dei pirla.

A cosa pensi?

24 Gen

Benvenuti nel 2019, anche su questa landa desolata che è Lezioni di Parlo.

Chi pensa che io scriva poco perchè ora la mia vita è piena di sentimenti e frutti dei sentimenti che mi tengono lontana dalla tastiera resterà fortemente deluso.

A tenermi lontana dalla tastiera sono unicamente due cose:

  1. la pigrizia
  2. a casa non ho una connessione internet (sì, ancora)

La mia situazione sentimentale non è variata, ad essere variata è unicamente l’attenzione al problema da parte di mia madre, che ormai è diventata un registro d’ingresso nuovi arrivi da parte di uomini dai 35 ai 45 anni sul territorio locale.

Ma neanche questa nuova tattica di madre ha sortito risultati di qualche tipo.

Ma, a quanto ci dice la prima pagina di un quotidiano italiano uscito ieri, il tutto potrebbe essere causa della crisi economica. Perchè se con il calo del PIL si ha un aumento dei gay, proporzionalmente si ha anche un aumento di noi zitelle e di conseguenza un picco verso l’alto di GATTINI.

Per fortuna, però, è tutto un fake e ad aumentare sono, purtroppo, solo le sempre più numerose teste di cazzo, per cui, a preferire di essere soli piuttosto che con uno che si sente rappresentato da Banfi all’Unesco, siamo sempre di più.

Eterosessuali o Omosessuali. Donne o Uomini. Meglio con un gattino che con uno che condivide questa linea.

Ma per fortuna, nella mia testa, oltre a questo crescente disgusto e rabbia, c’è spazio anche per pensare ad altro e per immaginare scenari fantascientifici.

Per esempio: se noi umani ci comportassimo come i gatti, prenderemmo l’abitudine a lavarci con nonchalance durante le conversazioni?

“Cara, prendiamoci un caffè sul divano. Scusa mi do una lavatina alle ascelle ma ti ascolto, è molto interessante quello che dici, continua pure”.

Ed in questo scenario di Urania felina vorrei dedicare una reazione di nonchalance al titolo di quotidiano apparso ieri:

 

cat-cleaning-itself.jpg

 

 

Elasticità

19 Nov

/E – la – sti -ci – tà/

sostantivo femminile

La proprietà dei corpi di deformarsi, in misura diversa, sotto l’azione di forze esterne e di riprendere, in tutto o in parte, la forma al cessare di quelle forze; anche, l’insieme dei fenomeni che ne derivano e lo studio di essi.

 

Ogni lunedì e ogni giovedì vado a fare ginnastica per un’ora, non ho mai voglia, eppure vado e mi impegno pure. Potrei dire che vado in palestra, potrei andarci vestita con outfit accattivanti, invece ci vado con le magliette larghe che non uso più e i pantaloni della tuta largoni: praticamente ci vado conciata come mi presentavo ad educazione fisica alle superiori, per questo continuo a riferirmi allo sport come alla ginnastica. L’ennesima dimostrazione che le mie abitudini e la mia quotidianità siano un’altalena tra gli anni 90 e l’iPhone, un moto perpetuo tra l’adolescenza e questa età adulta che ancora sto cercando di aggiustarmi addosso per bene.

 

Durante la lezione di oggi l’insegnante si è avvicinata a me e, mentre ero attaccata alla spalliera con le mani e con il corpo cercavo di creare delle figure che boh, mi dice: ” Tu sei davvero molto elastica, l’ho notato già le lezioni precedenti”

 

Essere elastici, essere in grado di assumere nuove forme per poi tornare alla forma originale, adattarsi mantenendo la propria essenza. Praticamente la nuova forma di sopravvivenza della mia generazione.

Devi essere elastico.

Sempre.

E la mia insegnante ha ragione: io sono molto elastica.

Se non fossimo elastici e portati all’adattamento come potremmo sopravvivere?

Ti adatti al tipo di lavoro, pur di averne uno, o adatti te stessa a renderti un po’ più tollerabile e consona ai tuoi colleghi: perché il quieto vivere è la chiave di tutto.

Ci siamo abituati nel tempo a prendere tutte le forme richieste della nuove convezioni sociali contemporanee, pur di portare avanti relazioni sentimentali più o meno platoniche (o almeno per cercare di rimorchiare): Tinder, aperitivi, Facebook, Stories, apericena, chat, speed date, incontri combinati, viaggi con sconosciuti….

Poi ci sono gli amici: gli amici con figli, gli amici accoppiati, gli amici single, gli amici storici, gli amici di bevuta, le amicizie sociali, gli amici che ti faresti, quelli che potresti rifarti,  i ganci….. Con tutti loro sei sempre te stesso, ma in forme diverse.

La famiglia, i padroni di casa, gli impiegati pubblici, la gente al supermercato, i commenti di Facebook.

Infiniti esercizi di elasticità.

Assumi forme diverse e torna alla tua forma originale.

Poi torni a casa ti guardi allo specchio e nei hai i coglioni pieni di tutta questa elasticità, entri nella tua tutona del mercato che ti permette di riprendere la tua forma originale e ti chiedi se tutto questo alla fine sarà utile.

Perché arriverà di nuovo quel momento, e tu lo sai, e non importa se siamo nel 2018, non conta tutta l’elasticità di cui siamo capaci noi giovani zitelloni/precari/inseguitori dell’equilibrio che porta alla serenità: tutto ruota intorno ad una sola, unica domanda:

QUANDO TI SPOSI?

 

NB: come alcuni di voi ricorderanno, vado a fare ginnastica con i corsi dell’Unitre. Costano poco, fai un sacco di stretching e se ti va bene sei anche la più elastica del tuo gruppo 😉