La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 36

13 Apr

La mia prima Pasquetta a casa da sola fu nel 2008.

Il 2008 fu un anno di merda per me, partì male e finì male, ma comunque pensavo di avere tutto. Ero giovane, stavo con un ragazzo, ci amavamo molto, avevo tutto quello di cui avevo bisogno e soprattutto avevo tutta la vita davanti a me.

A Pasquetta 2008 mi svegliai e trovai un SMS del mio ragazzo che mi informava che aveva deciso di andare alla casa al mare. Aveva bisogno di stare solo, probabilmente avevamo litigato, non ricordo, ma i nostri piani PUF svaniti. Lui da una parte da solo, io dall’altra da sola.

Fu la Pasquetta più brutta della mia vita, l’ho realizzato oggi mentre leggevo in balcone al sole e mi chiedevo perchè la gente ha timore a passare giornate da soli.

Pensavo di avere tutto, ma fondamentalmente non avevo un cazzo e quella giornata la passai a chiedermi tutto il giorno in cosa avessi sbagliato, a piangere, ad invocare che le ore passessero più veloci. Ci misi tempo a capire che ci amavamo molto ma che lui era parecchio stronzo, e mi ci vollero interi anni da sola a capire che potevo non solo esistere, ma anche essere più felice da sola.

Quest’anno Pasquetta è stata una pacchia. Ho ribaltato casa, ho messo i dischi tutto il giorno facendomi odiare dai vicini (che però possono vantarsi di avere sempre musica di gran classe di sottofondo) ho letto, ho mangiato: ho passato una bella giornata.

Mi sono sempre domandata se ci fosse un’utilità negli anni che ho passato da sola o se non fosse stato solo tutto tempo investito a chiudermi di più agli altri. Dopo questo lockdownn (chiamiamolo così che è molto più cool di quarantena), so di sicuro che tutti questi anni mi hanno preparato al meglio a tutto questo e non solo a non avere paura a partire e viaggiare da sola. A differenza del 2008 so di non avere tutto, ma sono sicuramente più felice e da più di un anno, alla domanda “Se potessi esprimere un desiderio, cosa vorresti?”,  non so rispondere prima di un minuto buono. E’ la mia piccola vittoria, vuol dire che ho tutto quello che mi serve e che sto bene, spesso sono felice, tutto il resto è solo un di più.

In ogni caso sono diventata anche una grandissima rompipalle.

 

Questo post non serve fondamentalmente a nulla, ma sei stato da solo a casa e pensi di aver passato la Paquetta più brutta della tua vita, ti abbraccio; lo so che è bruttissimo sentirsi così.

 

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 25

2 Apr

La mia bolla di contatti è piena di radical chic.

Lo sospettavo, ma questa quarantena ne è la prova.

 

E non voglio perdermi in ulteriori considerazioni, che le considerazioni portano polemica e la polemica porta fatica ed a me restano, giuste giuste, le forze per andare a lavoro domani. PERO’ se proprio proprio dovete fare la guerra a Barbara D’Urso non siate così cheap da farlo su change.org.

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 24

1 Apr

Non ho mai avuto un diario in tutta la mia vita.

Mai.

Neanche alla elementari.

Ed ora capisco perché: ma che rottura di palle è???!!!!???

 

Ma soprattutto, oltre alla rottura di cazzo che rappresenta per tutti passare attraverso questa esperienza, vi siete mai fermati a quantificare l’infinità quantità di contenuti che dovremo sucarci per i prossimi 20 anni a tema Covid19 e Lockdown?

Ciao torno a boccheggiare.

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 23

1 Apr

Oggi un amico mi ha chiesto di promettergli che appena finirà tutto prenderò ferie.

Forse sono stanca.

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 22

30 Mar

E’ appena iniziata la quarta settimana di lockdown e provo dell’incredulità, non solo per la mia costanza nel tenere un diario di questi giorni (tutto ciò è commovente), ma anche per la quantità di articoli in cui si parla che da questa situazione dovremo imparare a non sprecare il tempo.

Mi stupisce sempre constatare come, il valore del tempo, si percepisca solo attraverso eventi tragici. Che sia in letteratura, cinema o vita vera, per imparare a vivere in una determinata ottica bisogna sempre scontrarsi con eventi orribili, andare a pezzi, riuscire a ricostruirsi e poi dare il giusto valore a tutto e, soprattutto, al tempo.

Il “cercare di sprecare il minor tempo possibile” è il mio obiettivo da qualche tempo e forse è per questo che, nonostante questo isolamento, io sono serena.

Vivo in un posto che adoro e dove ho scelto di restare, in una casa che mi piace da matti, ho mantenuto vicino a me le persone a cui voglio davvero bene, che infatti sono quelle che sento regolarmente anche in questi giorni. Mi arrabbio quando qualcosa mi fa male e lo dico, anzi metto dei manifesti talmente lo dico chiaro, ma non lasciare niente di non detto mi fa sentire a posto con me stessa.

Perfino la persona di cui sono innamorata lo sa, poi non c’è il lieto fine perché shit happens e sometimes life sucks ecc ecc ecc.

Però ecco, mi consola sapere che questo mio modo di vivere melodrammatico, da soap opera, così emotivamente intenso, in realtà si sia rivelato utile.

Per cui vi auguro di riuscire a costruirvi il vostro melodramma personale, la vostra personale soap opera; la mia si chiama “Il mondo di Vale”, esiste una sigla ed ogni tanto creo delle puntate vocali che mando alla mia amica Marta. (Mi piacerebbe dire che non lo faccio, ma è tutto vero).

E per chiudere con intensità e pathos, vi lascio quella che è diventata la OST della mia funny quarantine (*spero qualcuno colga la cit.)

Mancarsi

 

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 21

29 Mar

In questo fine settimana mi sono osservata, notando di me delle cose che so da sempre, ma che vedo sempre in una luce migliore della rottura di cazzo che invece sono.

  1. Sono rumorosa, nella vita sempre, ma in casa soprattutto. E’ vero che vivo da sola, che vado a letto presto e al mattino mi alzo presto e spesso sono via, ma quando ci sono, mi trasformo in una piaga. Ascolto un sacco di musica e, soprattutto, canto. Di continuo. A gran voce. Perché, fosse per me, io canterei tutto il giorno ovunque, ma visto che non posso è a casa che mi libero. Quindi casa mia si trasforma in una specie di Tutti insieme appassionatamente, in cui però canto sempre e solo io, per ore.
  2. Ho un sacco di manie. Sono estremamente disordinata, ma allo stesso tempo piena di manie dell’ordine nel fare le cose. Oggi mi sono messa a fare i grandi lavori di pulizia in camera da letto e non solo ho il cassettone sotto il letto messo a posto come un’ossessiva compulsiva (anni di partite a Tetris mi hanno plasmata) ma ho scoperto che anche una serie di operazioni, che per me sono OVVIE, in realtà sono da pazza.
  3. Tutta la passione e l’energia che investo nel pulire a fondo e nel decluttering non le avrò mai per cucinare. CUCINARE MI FA CAGARE.
  4. Decluttering sì, ma comunque in questa casa potrebbe venire a vivere solo un minimalista, perché mi piace vedere cose mie ovunque. Ma proprio OVUNQUE.
  5. Sono iperattiva, ma per fortuna dormo anche un sacco. Farmi mangiare o farmi dormire è l’unico modo per placarmi e tenermi ferma o per non farmi emettere suoni, ed è anche l’unico modo per non farmi trasformare in un essere umano muto e incazzato.
  6. Dopo aver pulito tutti i trolley e gli zaini da viaggio, averli coperti con cura e ritirati, oggi ho pulito lo zaino da montagna. Che benessere.

Per fortuna domani vado a lavorare, ho paura di cosa potrei diventare in una settimana a casa.

La vita ai tempi del Coronavirus: giorno 20

28 Mar

Abbiamo perso tono, croccantezza, verve. Non siamo più frizzantini come lo eravamo alla partenza.

I balconi si sono svuotati e silenziati, le videochiamate, le chiamate e le chat in media giornaliera sono scese e via dicendo.

Sarà che ci siamo abituati? Che siamo più preccoupati? Che ci siamo spenti?

Io, devo dire, il weekend lo uso molto per staccare la spina, per dormire e per rigenerarmi per la settimana di lavoro che mi aspetta. Oggi mi sono chiesta come facessi normalmente ad uscire al sabato, stasera mi sono messa il pigiama alle 22; ma è anche vero che, nel pre corona, le mie giornate erano meno pesanti, i miei pensieri erano altri e forse mi accontentavo di meno delle cose che avevo intorno.

In questi fine settimana, trovo che casa mia sia bellissima, più del solito e la passeggiata che mi concedo per fare la spesa il sabato pomeriggio, è davvero il momento più bello della settimana. Sono innamorata pazza del posto in cui vivo e lo trovo rassicurante anche ora, anche con questo aspetto così malinconico e triste: la montagna che ci osserva e rassicura tutti, gli alberi che stanno rinascendo come in ogni primavera, guardare che la vita fuori dalle nostre case è ancora come ce la ricordavamo mi mette serenità.

Forse avrei dovuto godere di questa poesia a pieno, invece ho scelto di comprare più di 20 euro di frutta e verdura da portare a piedi e sono tornata a casa cristonando.