C’è Crisi Paolo.

15 Mar

Ieri è stato il compleanno di mio fratello, che si chiama Paolo.

Quindi “Buon compleanno Paolo”, ora ci concentriamo tutti sull’altro Paolo della mia vita e ciao.

Come ogni persona in Italia sa, soprattutto se si chiama Paolo, nella vita di ognuno di noi c’è sempre un altro Paolo, che chiamiamo per nome, che è con noi ogni giorno.

Il faro che ci guida nella tempesta delle nostre giornate lavoro/casa/socialmedia/varie, la luce che illumina i nostri momenti di boh, la ciliegina bella e commestibile sulla torta di polistirolo chiamata Mezzogiorno in Famiglia.

Ovviamente stiamo parlando di Paolo Fox, ma immagino l’abbiate capito dal titolo.

Paolo fa parte della mia quotidianità da anni, ma veramente tanti anni, non lo so 15/20?

Anni di fedeltà in cui a mezzogiorno si sintonizza su Rai 2 puppandoci prima quell’orrendo gioco degli omini vestiti da manone (lo so che tra voi qualcuno sa di cosa sto parlando), solo per vedere la classifica settimanale, anni in cui a dicembre cerco un angolo tranquillo per leggere, a rate e senza dare nell’occhio, il suo nuovo libro al supermercato.

La sua app fu una delle prime che scaricai quando ebbi il mio primo smartphone nel 2013, e visto che fui una delle ultime ad adeguarmi al progresso tecnologico, prima feci scaricare l’app ad un po’ di amiche smart.

Per molti mesi il suo “BUONGIORNO AMICI DELLA VERGINE“, il suo capello nerissimo, il suo sorriso rassicurante e la sua voce così friendly furono la compagnia della mia colazione. 60 secondi in cui Paolo dà dritte sulla possibile giornata che potrebbe capitarti secondo lui, 60 secondi in cui principalmente puoi ammirare una delle sue millemila camicie (RAGAZZI CHE CAMICIE).

Poi il dramma: l’app diventa a pagamento.

Allora Paolo scusa, non ci siamo capiti, non sei più quello di una volta. Meglio se la chiudiamo qua, cancello l’app e ci vediamo di meno per un po’.

Con il passare delle domeniche, lentamente, siamo tornati in buoni rapporti; l’app è tornata gratuita e io e Paolo ci chiamiamo di nuovo per nome: io lo chiamo Paolo e lui mi chiama Amici della Vergine.

Negli anni più duri, 2015/2016/2017, era lì a dirmi che dovevo tenere duro, che c’avevo Saturno contro fino a fine 2017, e che, appunto, dovevo smazzarmi un sacco di merda. Settimana dopo settimana un repeat di “Amici della Vergine, hai ancora Saturno contro per te ancora merda, però tieni duro”.

Poi siamo finalmente arrivati al 2018, l’inizio della ripresa, “Che bello Amici della Vergine, ora inizierai un percorso di ripresa che ti porterà a un 2020 dorato”.

Nel 2018 solo lavoro, e infatti, non so gli altri Amici della Vergine, ma la sottoscritta ha lavorato e basta. Per cui 52 domeniche di posizioni buone in classifica con commenti brevissimi e sintetici in cui Amici della Vergine goditi la tranquillità, lavora e non polemizzare (perché Paolo lo sa che mi piace rompere il ca…).

Una delle caratteristiche principali delle classifiche di Paolo è che più sei alto di posizione, meno attenzioni ti dedicherà. D’altra parte già ti va tutto bene, cosa vuoi? Anche le sue preziose attenzioni? Non credo proprio Amico del tuo segno: ESCI E VERIFICA e smettila di cercare le attenzioni di Paolo, lasciale a chi ha Saturno contro.

La scorsa settimana il traguardo.

Finalmente il primo posto è mio Amici della Vergine.

Daje.

Suca Saturno. Tiè.

Questa settimana il mondo sarà mio. 2020 preparati: sto arrivando smagliante e dorata come Charlize Theron nella pubblicità di J’Adore.

Da lunedì sera ho l’influenza intestinale.

Siamo a venerdì e ancora sto male.

Suca Paolo,

by Amici della Vergine 84

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A star (could have been) born

9 Mar

Ieri Festa della Donna, per cui oggi proponiamo uno spaccato tratto dal libro:

“Io e i mei sogni di femmina”

Ogni volta che vedo un video di un coro di bambini, purché siano capaci, mi viene da piangere. Schiaccio play, trascorre un minuto, un minuto e trenta, e se sono bravi mi viene da piangere.

Ho pianto a vedere il Coro dell’Antoniano che canta Oroscopo a Bologna con Calcutta, ho pianto anche a vedere un coro di bambini georgiani che esegue Bohemian Raspody a Georgia’s got Talent.

Beh, su di loro, in realtà, avrei da ridire sia sul fronte coreografia, che su alcuni punti vocali, ma l’espressione di alcuni di loro e l’impegno degli altri mi hanno comunque condotto nella strada dell’occhio lucido.

Niente a che vedere con tenerezza, senso di maternità o cose del genere.

Io piango perché ogni coro di bambini, purchè un coro con potenzialità e talento, mi ricorda del grande sogno della mia vita: FARE LA CORISTA.

Da bambina avrei venduto i miei genitori per entrare nel Piccolo Coro dell’Antoniano, e no, non è un modo di dire, l’avrei fatto.

Ho chiesto, implorato, pregato, suggerito: le ho provate tutte per avere un’opportunità, ma niente.

Bologna, Lo Zecchino D’oro, Topo Gigio e Mariele Ventre sono rimasti un’utopia, incorniciati dalla possibilità di pranzare a giorni alterni con tortelli in brodo e lasagne.

Gli eletti cantavano nel coro, io li guardavo alla tele.

Loro incidevano le registrazioni delle canzoni in gara, io compravo il 33 giri e lo divoravo.

Ovviamente, essendo donna e multitasking, interpretavo sia la parte del solista (senza distinzioni di genere) che la parte del coro di tutte quante le canzoni: praticamente un incubo che durava un anno intero e terminava solo con lo Zecchino D’Oro dell’anno successivo.

Ma, dentro di me, sapevo che quella sarebbe stata la mia strada. Sarei dovuta essere in mezzo a loro, a fare le scale e gli esercizi di riscaldamento, imparare i testi delle canzoni, farmi le trecce ed esercitarmi a cantare sorridendo mentre tenevo le mani incrociate dietro la schiena e ondeggiavo a dx e sx. 5-6-7-8.

Invece cantavo da sola in cameretta, in macchina, attaccata al giradischi, alle cuffie dell’Auchan a squarciagola ecc ecc ecc.… Una litania costante che dura ancora adesso, e se non canto fischietto, e se non emetto suoni, in realtà, sto canticchiando mentalmente.

Detta così, sembra un racconto inconcludente. Eppure, se ci ripenso, non sono mai stata così lucida e consapevole come lo ero dai 6 ai 10 anni di cosa avrei voluto fare da grande, cioè fare la corista. E, probabilmente, sarei stata anche brava.

Qual è la morale di questa storia?

Inseguite i vostri sogni, siate coraggiosi, ascoltate i bambini?? NO.

La morale è:

“Una stella sarebbe potuta nascere, invece oggi organizzo il mio Karaoke B-Day party con 6 mesi d’anticipo e taaaanto pathos.”

Vi saluto con una delle canzoni in cui spaccavo di brutto:

 

 

Uomo venditi meglio: due/tre cose che potresti non fare su Tinder

3 Mar

Che non si venga a dire che Lezioni di Parlo ha smesso di fare ricerca sul campo. NO.

Magari latito sul blog, magari latito anche sul dancefloor, ma sto sempre lì. Sempre pronta a provare tutte le nuove app pseudo romantiche.

Dopo timidi tentativi su Adottaunragazzo, Tinder, Ok Cupid mi ero presa una pausa lunga più di due anni perché tanto non c’era trippa per gatti.

Ma i fiumi scorrono, i venti cambiano e io ancora sono single, così ci ho riprovato. E quindi, cari amici da casa, ecco la verità.

Perché già nel mondo reale tutto è difficile, ma se pure nelle app vi vendete di merda allora andiamo tutti a casa, adottiamo un sacco di gatti e sentiamoci solo più per parlare delle serie su Netflix.

Però usiamo i vocali su WhatsApp, che le chiamate, quelle vere, le detesto.

Iniziamo con il primo problema del 70% degli utenti maschi sulle app di incontri:

CHE FOTO METTO.

Ecco: metti più di una foto, metti delle foto di te che esprimano cose positive, facci immaginare che sei interessante, che sei piacevole, ma facci capire qualcosa.

Però, per esempio, potresti non mettere foto di te con la tua ex fidanzata, o di te con tua nonna che compie 91 anni (foto beccata oggi), oppure, anche la foto del tramonto sul mare che hai scattato st’estate in Grecia: lasciala nella memoria del telefono visto che tu non appari.

Poi, amico maschio, non so dove hai letto il contrario, ma a noi di vedere che dormi abbracciato al tuo gatto, o che ti fai leccare la bocca dal tuo cane non ce ne frega una sega.

Seriamente: ci piacciono gli animali, ma non li troviamo arrapanti.

Tieni le foto dell’album “Io e il mio pet friend” per altre occasioni, magari per la festa di compleanno dei 92 anni di nonna.

Ci sarebbe il tema SPORT, ma non sono obiettiva quindi sorvoliamo.

Ma parliamo dell’argomento più spinoso: I SELFIE

L’arte del selfie è difficile, si sa, ma con un pochino di impegno, i filtri di Instagram, il bianco nero e dell’esercizio, qualcosa si può ottenere

Ma entriamo nel vivo degli errori più comuni con degli esempi fotografici:

 

Il Selfie allo specchio dove si vede il telefono: l’utilità??

Il Selfie pulizia del viso: da vicino così, esattamente,  cosa dobbiamo fare? Organizzare la pulizia del viso? Contiamo i vostri pori per addormentarci quando non abbiamo sonno?

Apoteosi del selfie sbagliato: il selfie mosso dove non si capisce una sega e sembrate pure dei coglioni.

 

Ma ora fingiamo che la prima presentazione sia andate bene, siete arrivati al momento chat e dovete iniziare quella imbarazzante, noiosa e, spesso, inutile pantomima della chat.

Ecco ricordatevi che per trovare lavoro c’è LinkedIn e Tinder, in teoria, serve per copulare. Non fate come il mio amico di cui allego prova fotografica.

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EVITATE DI CONFONDERVI, che poi magari trovate me dall’altra parte e io non riesco a trattenermi dal darvi dei pirla.

A cosa pensi?

24 Gen

Benvenuti nel 2019, anche su questa landa desolata che è Lezioni di Parlo.

Chi pensa che io scriva poco perchè ora la mia vita è piena di sentimenti e frutti dei sentimenti che mi tengono lontana dalla tastiera resterà fortemente deluso.

A tenermi lontana dalla tastiera sono unicamente due cose:

  1. la pigrizia
  2. a casa non ho una connessione internet (sì, ancora)

La mia situazione sentimentale non è variata, ad essere variata è unicamente l’attenzione al problema da parte di mia madre, che ormai è diventata un registro d’ingresso nuovi arrivi da parte di uomini dai 35 ai 45 anni sul territorio locale.

Ma neanche questa nuova tattica di madre ha sortito risultati di qualche tipo.

Ma, a quanto ci dice la prima pagina di un quotidiano italiano uscito ieri, il tutto potrebbe essere causa della crisi economica. Perchè se con il calo del PIL si ha un aumento dei gay, proporzionalmente si ha anche un aumento di noi zitelle e di conseguenza un picco verso l’alto di GATTINI.

Per fortuna, però, è tutto un fake e ad aumentare sono, purtroppo, solo le sempre più numerose teste di cazzo, per cui, a preferire di essere soli piuttosto che con uno che si sente rappresentato da Banfi all’Unesco, siamo sempre di più.

Eterosessuali o Omosessuali. Donne o Uomini. Meglio con un gattino che con uno che condivide questa linea.

Ma per fortuna, nella mia testa, oltre a questo crescente disgusto e rabbia, c’è spazio anche per pensare ad altro e per immaginare scenari fantascientifici.

Per esempio: se noi umani ci comportassimo come i gatti, prenderemmo l’abitudine a lavarci con nonchalance durante le conversazioni?

“Cara, prendiamoci un caffè sul divano. Scusa mi do una lavatina alle ascelle ma ti ascolto, è molto interessante quello che dici, continua pure”.

Ed in questo scenario di Urania felina vorrei dedicare una reazione di nonchalance al titolo di quotidiano apparso ieri:

 

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Elasticità

19 Nov

/E – la – sti -ci – tà/

sostantivo femminile

La proprietà dei corpi di deformarsi, in misura diversa, sotto l’azione di forze esterne e di riprendere, in tutto o in parte, la forma al cessare di quelle forze; anche, l’insieme dei fenomeni che ne derivano e lo studio di essi.

 

Ogni lunedì e ogni giovedì vado a fare ginnastica per un’ora, non ho mai voglia, eppure vado e mi impegno pure. Potrei dire che vado in palestra, potrei andarci vestita con outfit accattivanti, invece ci vado con le magliette larghe che non uso più e i pantaloni della tuta largoni: praticamente ci vado conciata come mi presentavo ad educazione fisica alle superiori, per questo continuo a riferirmi allo sport come alla ginnastica. L’ennesima dimostrazione che le mie abitudini e la mia quotidianità siano un’altalena tra gli anni 90 e l’iPhone, un moto perpetuo tra l’adolescenza e questa età adulta che ancora sto cercando di aggiustarmi addosso per bene.

 

Durante la lezione di oggi l’insegnante si è avvicinata a me e, mentre ero attaccata alla spalliera con le mani e con il corpo cercavo di creare delle figure che boh, mi dice: ” Tu sei davvero molto elastica, l’ho notato già le lezioni precedenti”

 

Essere elastici, essere in grado di assumere nuove forme per poi tornare alla forma originale, adattarsi mantenendo la propria essenza. Praticamente la nuova forma di sopravvivenza della mia generazione.

Devi essere elastico.

Sempre.

E la mia insegnante ha ragione: io sono molto elastica.

Se non fossimo elastici e portati all’adattamento come potremmo sopravvivere?

Ti adatti al tipo di lavoro, pur di averne uno, o adatti te stessa a renderti un po’ più tollerabile e consona ai tuoi colleghi: perché il quieto vivere è la chiave di tutto.

Ci siamo abituati nel tempo a prendere tutte le forme richieste della nuove convezioni sociali contemporanee, pur di portare avanti relazioni sentimentali più o meno platoniche (o almeno per cercare di rimorchiare): Tinder, aperitivi, Facebook, Stories, apericena, chat, speed date, incontri combinati, viaggi con sconosciuti….

Poi ci sono gli amici: gli amici con figli, gli amici accoppiati, gli amici single, gli amici storici, gli amici di bevuta, le amicizie sociali, gli amici che ti faresti, quelli che potresti rifarti,  i ganci….. Con tutti loro sei sempre te stesso, ma in forme diverse.

La famiglia, i padroni di casa, gli impiegati pubblici, la gente al supermercato, i commenti di Facebook.

Infiniti esercizi di elasticità.

Assumi forme diverse e torna alla tua forma originale.

Poi torni a casa ti guardi allo specchio e nei hai i coglioni pieni di tutta questa elasticità, entri nella tua tutona del mercato che ti permette di riprendere la tua forma originale e ti chiedi se tutto questo alla fine sarà utile.

Perché arriverà di nuovo quel momento, e tu lo sai, e non importa se siamo nel 2018, non conta tutta l’elasticità di cui siamo capaci noi giovani zitelloni/precari/inseguitori dell’equilibrio che porta alla serenità: tutto ruota intorno ad una sola, unica domanda:

QUANDO TI SPOSI?

 

NB: come alcuni di voi ricorderanno, vado a fare ginnastica con i corsi dell’Unitre. Costano poco, fai un sacco di stretching e se ti va bene sei anche la più elastica del tuo gruppo 😉

 

Lo speed date

25 Feb

Premessa

Io adoro San Valentino.

Probabilmente centra il fatto che mi chiami Valentina e che quindi per me sia un giorno di festa (nella mia famiglia l’Onomastico è da festeggiare con regali e pasticcini), ma comunque, indipendentemente dalla mia situazione sentimentale, a San Valentino sono euforica. Così euforica che faccio gli auguri a tutti e spesso molti mi mandano anche a fare in culo; ma questi sono dettagli che analizzeremo in altre storie.

Questa premessa ci serviva per spiegare che, presa dall’euforia, quest’anno ho convinto due amici a iscriversi con me ad uno speed date: PERCHE’ SICURAMENTE CI DIVERTIREMO UN CASINO.

E in effetti ero convinta di farmi tutte queste risate fino a 150 mt dal locale.

Perché un conto è raccontare che a San Valentino andrai ad uno speed date ahahahahha, chissà quanti stramboni incontrerò ahahahhahaha, facciamo una cosa diversa e poi chissà che ridere ahahahahhaha…… Un conto è quando sei nell’area del locale ed inizi ad osservare tutti gli uomini che camminano per strada e all’improvviso sono tutti pelati, bassi e vanno tutti nella tua stessa direzione e tutto quello che vorresti fare è tornare indietro verso la tua vita da gattara con la vestaglia di pile.

Sogni piani di fuga che non diano nell’occhio, sei pronta anche a rinunciare al buffet (ma non al Moscow Mule che già che ho pagato me lo vorrei bere), ciao cibo, ciao pelati, ciao…..ma alla fine restiamo e si inizia

 

Il primo che incontro è il ragazzo che ha il mio stesso numero, il 13, e mi fa totalmente rivalutare la percezione che ho della mia timidezza, perché io sono messa male ma lui è in mezzo ad una strada…..Non mi guarda in faccia, quasi trema e ha le mani super sudate (purtroppo le ho toccate per presentarmi) e guardandolo capisco quanto coraggio ci va ad iscriversi, a presentarsi e a restare ad uno speed date quando lo fai da solo. Altro che Tinder, le chat ecc ecc ecc….. Il mio numero 13 si è seduto di fronte a me e sta cercando di trovare la cosa più brillante da dirmi per cercare di fare buona impressione e avere un’opportunità…. Questa cosa mi provoca così tanta tenerezza/ammirazione che inizio a parlare io come se fosse la cosa più naturale del mondo e lui finalmente si scioglie; poi scatta il cambio lui si alza e io non lo segno nelle preferenze.

 

Gli “appuntamenti” scorrono e io capisco quali sono i temi principali:

  1. MUSICA: dopo il 3° ragazzo capisco che non è necessario che vada nel dettaglio o sia troppo specifica: “Che musica ti piace?” “Diciamo che ascolto principalmente rock” “Ah, quindi ti piace Vasco?”. OK
  2. ISTRUZIONE: l’istruzione è importante, molto importante. Infatti per la prima volta qualcuno mi ha chiesto con che voto mi sono laureata, restandoci anche male perché ho preso un voto basso. “Però dai ti sei laureata lavorando, non potevi prendere 110”. OK e grazie per la comprensione.
  3. LAVORO: “Che lavoro fai” è al primo posto nella classifica delle domande più frequenti. Più di quanti anni hai (tanto non me lo ricorderò), più di come ti chiami (tanto non me lo ricorderò), più di qualsiasi altra cosa: assicurami che hai un lavoro e che nel caso non dovrò mantenerti. OK
  4. SPORT: gli uomini fanno sport e io ho dovuto spiegare a più di 20 ragazzi che sono pigra e questo potrebbe essere il motivo dei kg di troppo. No non ho intenzione di provare a fare crossfit come te, neanche di andare a sciare, no palestra no. No neanche andare ai corsi di ballo mi interessa. “Io faccio da anni salsa cubana, potrei insegnarti” No.  OK
  5. VIAGGIARE: “Mi piace molto viaggiare e cerco di farlo il più possibile” questa è stata una delle mie frasi più utilizzate visto che con la musica è andata male. Con Artemio è finita così: “Cavolo, ma sei ricca di famiglia che sei andata in Giappone? Qual è la tua città preferita?” “Londra” “Oddio, ma non è caotica?”. Forse dovrei iscrivermi in palestra e parlare di crossfit. OK
  6. OROSCOPO: “Sono uscito stasera e non ho letto l’oroscopo” Francesco questo non lo farebbe mai, perché l’astrologia è tutto. “Sai tramite l’astrologia ho finalmente trovato delle risposte a domande a cui non sapevo come rispondere” “E qual è il tuo astrologo di riferimento” “Non mi rivolgo a nessuno, compro Barbanera a dicembre e in base alle lune traccio io i temi astrali (o come si chiamano). Anche se non volessi uscire con me scambiamoci la mail così possiamo parlare di astrologia”. OK
  7. I VETERANI DELLO SPEED DATE: alcuni dei ragazzi vanno a tutti gli speed date da tantissimo e quindi fiutano la tua inesperienza a km di distanza. “Sei nuova, è il tuo primo speed date, si capisce subito” “Ah.” “Smettila subito di chiedere cose come l’età e dire come ti chiami (che tanto nessuno se lo ricorderà) bisogna cercare la chimica, far scattare qualcosa. Prendi appunti e valuta i sì che dai ai ragazzi. Col tempo potresti diventare come me: tutte mi vogliono quindi devo selezionare da subito”. Infatti per me sei no. OK
  8. EMOTIONAL: l’emozione non ha voce, ma allo speed date sì. Quindi ascolto quello che dopo 22 anni con la stessa persona si è appena lasciato da 6 mesi, quello che ha provato a coltivare zafferano ma è andata male ed ora soffre a lavorare da dipendente e do due pacche sulla spalla al ragazzo che sta male a guardare il telegiornale perché lui è emotivo e tutta questa cronaca nera lo fa soffrire. CAMBIOOOOOO PER FAVORE.

Potrei continuare per ore, ma mi sbrigo a giungere alle conclusioni.

In giro è pieno di casi umani, non c’è bisogno di andare ad uno speed date per rendersene conto, però averci a che fare per una sera è divertente. C’è anche gente interessante, ma la cosa davvero figa, è che nessuno è stato sgradevole, inopportuno o invadente come invece mi è capitato su Tinder per esempio (anche se parliamo di situazioni totalmente diverse).

Andateci, però, solo se siete anche voi single. Ci sono persone che lo prendono seriamente (come è giusto che sia), che mettono insieme un bel po’ di coraggio e si buttano in questa serata che alcune volte poi ti cambia la vita: è giusto giocare tutti ad armi pari.

Andateci e bevetevi un bel cocktail a base vodka: potrebbe capitarvi Artemio, ma col giusto cocktail i 3 minuti voleranno.

 

 

 

Alle ragazze

11 Ott

Oggi è l’International Day of the Girl, la Giornata Internazionale delle Ragazze.

Non delle donne in generale, ma delle ragazzine. Non vorrei passasse il messaggio che dei ragazzini non mi importa nulla, ma, per affinità, empatia e cose del genere, ho un occhio di riguardo per le pischelle.

Io credo tantissimo nelle donne da sempre eppure fatico tremendamente a definirmi una femminista; credo il femminismo passi attraverso tante cose e che nessuna di queste cose possa renderti più o meno femminista.

Il femminismo non germoglia attraverso i peli che ti fai crescere per protesta e neanche muore quando permetti a un uomo di corteggiarti, di pagarti cena e magari anche di aprirti la portiera.

Io se non mi depilo è per semplice pigrizia, e se un ragazzo si offre di portare la mia valigia per una rampa di scala in qualche stazione metro di Barcellona accetto volentieri, perché la mia valigia è pesante. Ma questo non mi rende meno cazzuta. Non è giusto, ne sbagliato: sono semplicemente sfaccettature

Il femminismo forse ora è di moda e, sicuramente, molte cose fatte in nome di esso e sbandierate sui social sono superflue, ma benedette sempre siano le ondate di femminismo e le donne che lottano per e con le donne.

Oggi penso alle baby girl del mio cuore e mi chiedo: come sarà per loro?

Vorrei passargli l’app delle esperienze vissute in modo da trasferirgli direttamente la corazza che ti crei con il tempo, per fare in modo che già da piccolissime affrontino tutto e, soprattutto, tutti a testa alta.

Vorrei che non si debbano mai sentire dire che sul lavoro siamo “naturalmente limitate” nella carriera perché potremmo avere figli, anzi, spero tanto che il discorso maternità non sia più neanche un argomento di cui parlare.

Auguro alle mie baby girl di poter viaggiare ovunque nel mondo senza paura, ma anche di non aver paura di tornare alla macchina da sola dopo aver finito serata.

Di poter avere tutti i ragazzi che volete senza essere chiamata mai, neanche una volta, troia, ma anche di poter vivere senza uomo una vita felice, senza che nessuno vi etichetti come lesbica (grazie miei compaesani).

Vi auguro di poter essere bellissime, truccate senza che questo metta in dubbio, neanche per un secondo, la vostra intelligenza e il vostro talento. Ma allo stesso tempo concedetevi la libertà di essere superficiali, leggere e anche esteticamente conciate a cazzo di cane.

Vi auguro che a scuola e nel lavoro nessuno vi guardi con inferiorità e vi limiti, ma anche che vi servano per prime al ristorante, che vi aprano la porta e che ci sia sempre della gentilezza per voi.

Vi auguro di trovare donne accoglienti e che stiano dalla parte della donne e di essere le prime amiche e sostenitrici delle donne. Non c’è cosa più brutta di una donna che da della troia a un’altra o che cerca di fotterla, in qualsiasi campo.

(E questo sarà difficilissimo, perché noi femmine a volte siamo delle grandissime stronze).

Crescete forti, agguerrite e con poche paure, ma permettete agli altri di proteggervi e di essere gentili nei vostri confronti.

Cara Bianca, Irene, Viola, Marghe, Linda e Cecilia: questo è per voi.

Non vedo l’ora di vedere le meraviglie che farete ❤